1. Nonostante ci siano ancora analisti e opinionisti che parlano di Terza guerra mondiale a pezzi o, persino, di pericolo di una Terza guerra mondiale, l’aggressione alla Repubblica Islamica dell’Iran da parte dell’amministrazione Trump e dei terroristi sionisti a capo della colonia di Israele e, soprattutto, i suoi sviluppi dimostrano che la Terza guerra mondiale è già dispiegata.
Per vederla senza inutili opportunismi o illusioni basta “solo” unire i pezzi e metterli sul piano della prospettiva: aggressione all’Iran e genocidio in Palestina, guerra per interposta persona contro la Federazione Russa in Ucraina, tentativi di destabilizzare il Venezuela per fermare la rivoluzione bolivariana, tentativi di rovesciare l’ordinamento a Cuba (anche avvalendosi delle conseguenze del blocco economico e commerciale lungo decenni che hanno effettivamente ridotto Cuba a somigliare alle periferie di Miami o Los Angeles), manovre in tutto il continente africano dal Sudan alla Nigeria.
2. Nonostante una specifica componente del movimento italiano contro la guerra continui, per incapacità di analisi o per opportunismo, a promuovere un’imbelle equidistanza fra le parti formalmente coinvolte (usando a pretesto la supposta natura reazionaria e “ugualmente imperialista” dei governi dei paesi aggrediti), anche l’aggressione alla Repubblica Islamica dell’Iran conferma che l’unico vero focolaio guerrafondaio è la Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti Usa, sionisti e Ue.
Non esistono nel mondo altre minacce, non vi sono altri responsabili, non ci sono altri promotori della Terza guerra mondiale.
3. La resistenza che la Repubblica Islamica dell’Iran sta opponendo all’aggressione degli imperialisti Usa e sionisti è parte integrante e inscindibile della più generale resistenza che le masse popolari dei paesi imperialisti e i popoli dei paesi oppressi oppongono alla Terza guerra mondiale.
È sorella della resistenza del popolo palestinese, di quello libanese e delle loro organizzazioni partigiane; è sorella della resistenza del governo e delle masse popolari del Venezuela come di quella del legittimo presidente Maduro, ostaggio nelle carceri Usa; è sorella della resistenza del popolo cubano.
Per questa ragione, quali che siano le forme in cui questa resistenza si esprime, dal contrattacco del 7 ottobre 2023 fino ai missili sulle basi Usa nel Golfo Persico di queste settimane, essa è sempre legittima.
Una legittimità rafforzata, per gli appassionati difensori del “diritto internazionale”, dal fatto che l’Iran è il paese aggredito e tutta la sua classe dirigente è stata sterminata con omicidi mirati.
L’omicidio mirato di Khamenei e il bombardamento, nelle prime ore dell’aggressione, della scuola elementare di Minab, che ha provocato la strage di 180 bambine, sono stati il punto di arrivo di una scia di crimini ed esecuzioni lunga decenni, in cui a cadere sono stati funzionari militari e civili, scienziati e ricercatori.
I disordini a cui l’informazione mainstream ha dato grande risalto all’inizio dello scorso gennaio sono stati il tentativo, fallito, di destabilizzare l’Iran e, quindi, la preparazione all’aggressione militare.
4. Ma, c’è un ma. La Repubblica Islamica dell’Iran sta resistendo e contrattaccando. L’aggressione con cui gli imperialisti Usa e i terroristi sionisti d’Israele avrebbero dovuto liquidare “il regime degli ayatollah” sta diventando una sconfitta epocale per chi l’ha promossa e condotta, una sconfitta le cui dimensioni si allargano man mano che passano i giorni.
Sul piano militare la supposta e sbandierata supremazia degli Usa e dei sionisti è stata spazzata via. I bombardamenti Usa non sono riusciti a neutralizzare i missili iraniani che colpiscono duramente e costantemente la colonia di Israele e hanno già smantellato il grosso dell’apparato di basi e sistemi radar degli Usa in tutto il Golfo Persico.
Sul piano politico le masse popolari iraniane sostengono con una mobilitazione dispiegata la resistenza militare: a milioni scendono nelle strade, presidiando i possibili bersagli. Nel momento in cui scriviamo migliaia di persone sono raccolte sull’isola di Kharg a fronte della minaccia di bombardamenti e di invasione terrestre dell’esercito Usa.
Sul piano delle relazioni internazionali, il contrattacco iraniano ha messo a soqquadro i governi dei paesi del Golfo, burattini di Trump e Netanyahu; si è insinuato nelle crepe della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti con il blocco dello Stretto di Hormuz alle navi dei paesi che sostengono Usa e Israele; ha spinto i paesi della Nato a rendere conto dell’utilizzo delle basi sul loro territorio.
5. Non possiamo dire quali saranno le evoluzioni particolari e specifiche delle prossime settimane. In preda a un delirio di onnipotenza (o disperazione), per giorni Trump ha sostenuto che “la guerra è vinta”, ma a fine marzo ha disposto l’invio di migliaia di soldati (accampati sulle navi, dato che le basi sono state spazzate via) nell’eventualità di un’invasione di terra che sarebbe rovinosa.
Al netto delle evoluzioni sul campo, possiamo e vogliamo dire fin da subito che la resistenza della Repubblica Islamica dell’Iran ha aperto una fase nuova nel corso della Terza guerra mondiale, quella in cui la realtà infrange la propaganda bellica, quella in cui gli imperialisti si mostrano al mondo senza mediazioni e paraventi per ciò che sono: gruppi criminali e feroci disposti a ogni misfatto e rappresaglia, ma in definitiva morti che parlano. La loro esistenza è mortifera per l’umanità, sta all’umanità seppellirli nel fango della storia.
6. Premesso che tutte le notizie sul “regime iraniano” sono propaganda di guerra per isolare la resistenza della Repubblica Islamica dell’Iran, premesso che tutte le condanne al contrattacco iraniano sono “argomenti pacifisti” per spuntare l’efficacia della resistenza iraniana e premesso che il destino di ogni popolo deve essere deciso da quello stesso popolo, la resistenza iraniana è un esempio e un’ispirazione per tutte le masse popolari e i popoli di tutto il mondo, Italia compresa.
Per quanto il nemico sia forte, per quanto le sue forze siano soverchianti, in realtà è fragile e la terra frana sotto i suoi piedi. Resistergli è possibile, rovesciarlo è possibile. Se chi deve farlo se ne dà i mezzi.






