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Intervista. Ad Ancona si è costituita l’Unione portuali autonomi dorici

Teresa Noce by Teresa Noce
Marzo 1, 2026
in Resistenza n. 3/2026
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Il 6 febbraio è stata una giornata di lotta contro il traffico di armi nei porti, contro la guerra e in solidarietà al popolo palestinese. Una giornata di lotta internazionale: in ventuno porti del Mediterraneo è stato proclamato sciopero e si sono svolte manifestazioni e blocchi.

L’Unione sindacale di base (Usb) è stata la promotrice di questa mobilitazione in Italia: a Genova, Trieste, Livorno, Civitavecchia. Undici i porti italiani coinvolti, fra cui quello di Ancona.

Quello di Ancona è un porto di media portata in cui sono coinvolti più di 6 mila lavoratori (considerando anche gli stabilimenti Fincantieri, i servizi, la logistica, ecc.). Significa che i lavoratori del porto sono la spina dorsale dell’intera economia locale.

Proprio a partire da un bilancio della mobilitazione del 6 febbraio abbiamo intervistato i lavoratori dell’Upad (Unione portali autonomi dorici), organismo nato sulla spinta delle mobilitazioni in solidarietà al popolo palestinese di settembre e ottobre 2025.

Le mobilitazioni dello scorso autunno hanno dato un inestimabile contributo a che nascessero ovunque – nelle aziende pubbliche, nelle aziende capitaliste, nelle scuole, nella sanità, ecc. – embrioni più o meno sviluppati di organismi operai e popolari.
In maniera simile al Calp e al Collettivo di Fabbrica (CdF) della ex Gkn, questi embrioni sono nati su spinta del movimento popolare, non per iniziativa di partiti e organizzazioni del movimento comunista cosciente e organizzato né per iniziativa delle organizzazioni sindacali. E possono potenzialmente assumere un ruolo simile a quello del Calp e del CdF della ex Gkn.
Anziché fasciarsi la testa di fronte a un ipotetico e inesistente riflusso, quello che c’è da fare ora – la questione principale e decisiva – è curare sistematicamente e con continuità quella miriade di embrioni, curare il loro rafforzamento e il loro coordinamento, curare la loro capacità di diventare punto di riferimento autorevole per il resto delle masse popolari – da Resistenza n. 1/2026.

L’esperienza dell’Upad è un esempio di quello che intendiamo per organizzarsi nei posti di lavoro, occuparsi dei posti di lavoro e uscire dai posti di lavoro e la divulghiamo affinché altri lavoratori trovino l’ispirazione, gli spunti e gli strumenti per seguirne l’esempio.

Anche dal porto di Ancona arriva un messaggio forte e chiaro: non importa essere in tanti per partire e non importa essere fin da subito “riconosciuti”, la costruzione degli organismi operai e popolari inizia sempre da un nucleo (a volte anche piccolo) di lavoratori convinti, motivati e dotati di spirito di iniziativa.

***

Partiamo da una vostra valutazione dello sciopero del 6 febbraio in occasione della giornata internazionale di mobilitazione dei lavoratori portuali. Come è andata ad Ancona?

Loris. Sarebbe sbagliato fare un paragone diretto con le mobilitazioni che ci sono state a settembre e a ottobre, perché quello è stato un picco, un periodo particolare. Fatta questa premessa, possiamo dire che è andata molto bene. Alla manifestazione hanno partecipato 700/800 persone, erano presenti le principali realtà che hanno avuto il ruolo di promotori delle mobilitazioni dello scorso autunno e vari partiti di opposizione extraparlamentare. Nessuna presenza, invece, dei partiti parlamentari.

È stata l’Upad a promuovere la manifestazione?

Loris. Sì, Upad e Usb. È doveroso richiamare il ruolo di Marche per la Palestina che ha dato un grosso contributo nell’organizzazione, nella promozione e nella partecipazione.

Era la prima manifestazione in cui Upad è comparsa ufficialmente come organismo strutturato?

Loris. In qualità di lavoratori del porto abbiamo partecipato a tutto il movimento dello scorso autunno, ma la manifestazione del 6 febbraio è stata la prima, vera, iniziativa di piazza che abbiamo affrontato come Upad.

Va considerato che la nascita dell’organismo è davvero recente: abbiamo iniziato a muovere i primi passi alla fine del 2025, abbiamo aperto le pagine sui social grossomodo a gennaio 2026 e all’inizio di febbraio abbiamo fatto il comunicato stampa con cui abbiamo ufficializzato la nascita. Quindi sì, per quanto riguarda Upad il 6 febbraio è stato un “esordio”.

Parliamo di come è nata Upad, di quali sono le esigenze a cui ha dato risposta, del percorso che avete intrapreso per costituirla…

Fabio. Come promotori di Upad abbiamo un trascorso nell’attivismo sindacale: chi da più tempo, chi più recentemente. La mia esperienza è un lungo periodo di tesseramento e attivismo nella Cgil, dal 1998. Ho visto da vicino e toccato con mano il progressivo disinteresse e l’allontanamento della Cgil dai lavoratori e dai loro problemi.

Ci siamo trovati a essere abbandonati, a dover far fronte da soli alle questioni che si sono fatte via via più stringenti: voglio nominare qui come esempio specifico la battaglia per il riconoscimento del lavoro usurante per i portuali.

Diciamo quindi che ci stavamo guardando attorno per dare una scossa alla situazione.

Lo scorso autunno, con le grandi manifestazioni e il ruolo che hanno assunto i portuali in tutta Italia, abbiamo notato l’attivismo dell’Usb. L’Usb si è proposta e noi ci siamo avvicinati: abbiamo trovato un’organizzazione sindacale attiva, combattiva, che cura i lavoratori con costanza. E abbiamo deciso di disdire la tessera con la Cgil e passare a Usb.

Quindi, se vogliamo sintetizzare il discorso, l’esigenza a cui abbiamo fatto fronte è quella di avere un’organizzazione attiva, propositiva, che poggia la sua azione sulla mobilitazione.

Approfondiamo un attimo la relazione fra Upad e Usb, mi pare di capire che non sono esattamente la stessa cosa…

Loris. Non sono la stessa cosa nel senso che Upad è un organismo di lavoratori attivi aperto alla partecipazione, indipendentemente da quale sia il sindacato di appartenenza. Allo stato delle cose ci sono lavoratori che appartengono a Upad e sono iscritti alla Cgil.

Per le ragioni già trattate, alcuni di loro stanno pensando di iscriversi a Usb, però non è necessario essere iscritti a Usb per aderire ed essere attivi in Upad.

Non neghiamo che per la nascita di Upad abbiamo attinto soprattutto dall’esperienza del Calp di Genova e ci avvaliamo di quella di Usb…

Che tipo di ruolo ha il porto di Ancona nel traffico di armi e nella logistica a sostegno d’Israele?

Luca. Per quanto ne sappiamo, in questo momento è marginale. Da anni, all’incirca dall’inizio degli anni 2000, la Zim non fa più scalo ad Ancona. Ci sono voci secondo cui il traffico verso Israele marci oggi attraverso Maersk, ma è notizia da verificare per quanto riguarda il porto di Ancona. Questo però non toglie il senso della mobilitazione contro la logistica di guerra, questione su cui siamo e saremo attivi.

È probabile che un’iniziativa come la nascita di Upad abbia ripercussioni sia dentro che fuori dal porto, possa essere un esempio anche per i lavoratori di altre aziende del territorio…

Fabio. Iniziamo con il dire che il lavoro al porto è cambiato molto nel corso degli ultimi anni. Ancona è un porto di media portata e noi portuali, propriamente detti, siamo circa un centinaio, ma anche meno. Al netto dei dipendenti delle agenzie.

Così come è cambiato il lavoro nel porto, è cambiato molto anche quello delle grandi aziende del territorio, ad esempio Fincantieri. Io ricordo il periodo, fino all’inizio degli anni 2000, in cui noi portuali quando scioperavamo bloccavamo l’intera città. Anche perché oltre ai portuali, la Cgil coinvolgeva i lavoratori di Fincantieri e giù fino ai lavoratori di aziende più piccole.

Oggi non è più così. Appalti, subappalti… Per fare un esempio: i dipendenti diretti di Fincantieri sono considerati “capi” dal resto dei lavoratori! Nel porto ci sono diverse ditte, siamo quasi 100 lavoratori molto frammentati. Nella stessa ditta possono esserci anche tre diversi contratti…

Voglio dire che c’è una grande frammentazione, dentro il porto e fuori. E questo noi lo consideriamo, ma con la nascita di Upad abbiamo fatto un passo e siamo decisi a farne altri, vogliamo allargare e coinvolgere.

Mentre parlavamo mi sono chiesto che tipo di influenza ha avuto su di voi, se ce l’ha avuta, il fatto di essere stati parte attiva, protagonisti, delle mobilitazioni di settembre e ottobre, cioè da prima che Upad fosse costituita. Aprire cortei di migliaia di persone, riscontrare il riconoscimento dell’importanza della classe operaia e dei portuali da parte di migliaia di persone che scendono piazza… come vi siete sentiti?

Loris. Gasati! Anche se in un certo senso possiamo dire che fosse una situazione inaspettata… a inizio ottobre ad Ancona sono scese in piazza 20 mila persone. Ad Ancona! È una città diversa da Genova o da Livorno e anche il porto è diverso. Ma i portuali erano lì, ad aprire una manifestazione enorme e questa è stata una grande spinta.

Fabio. Parlavo prima delle grandi manifestazioni dei portuali negli anni passati, fino a inizio 2000, e dicevo che oggi la situazione è molto diversa. Ecco, le manifestazioni dello scorso autunno hanno alimentato da una parte la consapevolezza che è vero, siamo pochi, ma dall’altra la comprensione del ruolo che possiamo avere – e che vogliamo avere – nel far comprendere a tanti altri lavoratori che siamo importanti, che i lavoratori sono importanti.

Allargare e coinvolgere, dicevate prima. Che progetti avete per l’immediato futuro?

Loris. Per quanto riguarda le attività nel porto, sicuramente vogliamo sviluppare la mobilitazione per il riconoscimento del lavoro usurante. E forse su questo è utile dare qualche elemento: al porto si lavora 365 giorni l’anno, quali che siano le condizioni atmosferiche. Non esiste una turnazione nemmeno settimanale, dobbiamo essere sempre reperibili e non ci sono orari. Praticamente la turnazione è giornaliera… Se a questo si aggiunge che le attività sono molto diversificate e fisicamente pesanti, è chiaro il mancato riconoscimento del lavoro usurante è una priorità. Ma c’è di più.

I portuali contribuiscono già, con una trattenuta dallo stipendio, a un fondo che teoricamente dovrebbe anticipare di due anni l’età pensionabile. Concretamente però le cose sono ferme, la funzione del fondo non è ancora riconosciuta, per il momento si passano la palla fra il Ministero del lavoro e quello delle finanze, ma intanto i lavoratori continuano a versare…

Luca. Il riconoscimento del lavoro usurante è la principale battaglia dei prossimi mesi, sì. Poi ovviamente ci sono le questioni più generali e certamente saremo attivi nelle manifestazioni e nei movimenti… anche perché quella che si prospetta è una primavera calda e movimentata…

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Tags: Lavoro operaio e sindacale
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