Probabilmente i nostri lettori hanno già un’idea abbastanza precisa del contesto in cui Epstein ha operato, così come delle motivazioni e del contenuto di ciò che sta emergendo dai suoi archivi. Ma ci sono alcune questioni che è utile problematizzare.
La prima è l’assenza negli archivi di personaggi legati al Vaticano e alle sue trame e traffici negli Usa. Se non ci fossero personaggi del Vaticano coinvolti nelle porcherie di Epstein sarebbe incredibile.
Il Vaticano non è solo uno dei gruppi imperialisti mondiali fra i più influenti e ramificati, ma è anche la più grande centrale internazionale della pedofilia. Da secoli.
Il materiale contenuto negli archivi di Epstein è certamente poca cosa rispetto a quello contenuto nei faldoni segreti del Vaticano (quei faldoni dove per esempio sono annotate le sorti di Emanuela Orlandi).
In quei Vatican files è custodita una montagna di materiale del tutto simile a quello custodito da Epstein, sia da usare come arma di ricatto verso esponenti della classe dirigente di mezzo mondo, sia da insabbiare a tutela di cardinali e vescovi di mezzo mondo.
La cosa è nota. Sono noti gli scandali (quelli emersi), le inchieste giudiziarie, i tentativi di depistaggio e la corruzione per continuare a nascondere ciò che ancora non viene a galla.
Il Vaticano, dunque, ha tutto l’interesse a mettere la sordina al “caso Epstein” e ha tutti gli strumenti per farlo.
Ecco un motivo per cui in Italia, dove il Vaticano ha il suo centro operativo, la sua capitale, i file di Epstein non entrano nel dibattito pubblico e politico, sono roba da rotocalco, e l’atteggiamento dell’informazione mainstream è reticente, più che prudente. Il classico atteggiamento di chi non vuole svegliare il cane che dorme…
Ovviamente, però, c’è dell’altro.
L’amministrazione Trump sembra convinta di riuscire a superare la tempesta facendo come se la tempesta non ci fosse.
Fra la pubblicazione di foto per celebrare la vittoria degli Usa nella finale olimpica di hockey e le minacce di morte ai vertici della Repubblica Islamica dell’Iran e ai loro famigliari tutto si svolge normalmente.
Quella che ostenta assoluta tranquillità è la classe dirigente israeliana. Non è affatto turbata dalle conferme che Epstein agisse grazie al sostegno e su mandato del Mossad e nemmeno le circostanziate accuse contro Ehud Barak, ex primo ministro laburista, sortiscono effetto.
Superata, con il genocidio del popolo palestinese, la fase della negazione della realtà, i vertici e i funzionari dello Stato d’Israele sono entrati nella fase dell’impunita sfrontatezza. Traffico di esseri umani, riduzione in schiavitù e induzione alla prostituzione, violenze, stupri, abusi sessuali e pedofilia (soprassediamo qui sulle voci di cannibalismo) per loro sono ombre da dissipare con una scrollata di spalle…
Sono già emerse le relazioni fra Epstein e Bannon, “l’ideologo del sovranismo” (sic!), come pure quelle fra Bannon e Salvini e Giorgia Meloni. Esse non provano affatto il coinvolgimento di Salvini e Meloni nelle attività di Epstein. E infatti non sono loro a essere implicati. Ma c’è appunto un ma.
Se vogliamo prendere il discorso alla larga, diciamo che è già emerso a inizio febbraio il coinvolgimento nelle attività di Epstein di Eduardo Teodorani-Fabbri, nipote di Gianni Agnelli e membro a pieno titolo del branco Agnelli-Elkann, top manager di Fiat, New Holland, Cnh International ed Exor, tutte aziende lautamente finanziate per decenni con i soldi pubblici estorti con il ricatto dei licenziamenti.
Anche solo questo suggerirebbe a un qualunque governo in carica (ma anche all’opposizione!!!) di indagare, chiarire, capire, approfondire, promuovere una discussione seria nel dibattito pubblico e politico. Invece niente.
Se però vogliamo prendere il discorso di petto, diciamo che l’Italia è l’hub per ogni tipo di traffico della classe dirigente e dei funzionari israeliani, per gli agenti sionisti italiani e stranieri.
Con la lista nominale degli agenti sionisti che operano in Italia, il (n)Pci ha aperto uno squarcio nel verminaio inimmaginabile di intrighi legali e illegali e che proprio gli archivi di Epstein aiutano a immaginare.
L’Italia ricorre molte volte nei file, non per la bellezza dei paesaggi, ma soprattutto come base logistica e centro di relazioni. In Italia Epstein aveva relazioni, protezioni, affari, sostegno. Da parte di chi?
Personaggi ricattati, cioè gente che agiva sotto la minaccia di essere sputtanata?
Personaggi ricattabili, cioè gente che agiva per paura di essere ricattata e sputtanata?
O sostenitori della causa sionista, servitori in Italia dello Stato d’Israele, perfettamente a conoscenza dei motivi per cui Epstein operava?
Un qualunque governo in carica indagherebbe. A patto di non essere esso stesso uno strumento degli agenti sionisti che operano in Italia. E il governo Meloni non indaga. Non parla. Non vuole se ne parli. Me neanche il polo Pd e M5s, all’opposizione, vogliono andare oltre la superficie.
Il “caso Epstein” è un baule di dinamite pronto a esplodere e su cui il governo Meloni poggia il culo per evitare che si apra ed esploda. Non perché i ministri italiani sono coinvolti nella depravazione di Epstein e dei suoi amici, ma perché gli amici e i protetti del governo italiano sono coinvolti in ogni depravazione del sistema Epstein. Nel migliore dei casi l’hanno solo favorito e incoraggiato.
Non ci sono conclusioni definitive, né per il ragionamento esposto in questo articolo né sul complesso della vicenda che è emersa e sta emergendo riguardo gli archivi di Epstein.
Alcune considerazioni, però, emergono dalla nebbia della disinformazione e superano i “pettegolezzi”, rompono il muro di gomma che le autorità italiane hanno eretto per difendere gli innominabili intrighi dello Stato d’Israele in Italia e i suoi agenti.
La prima è che la classe dominante, tutta, è un cancro allo stadio terminale che imputridisce tutto quello con cui entra in contatto. Che spolpa la società. Che devasta le persone, le cose, l’ambiente, le relazioni. E il fatto che questa classe dominante sia nella fase terminale della sua crisi la rende più disumana e feroce.
Non c’è alcun moralismo in questo discorso, c’è la presa d’atto che il parassitismo e la depravazione della borghesia imperialista ha ampiamente superato il vivere di sfarzi sulle spalle delle masse.
In altre epoche, ad altre classi dominanti che erano arrivate a questo stadio di depravazione, la storia ha riservato un posto nel cesto dell’umido della differenziata. Sarà così ancora.
Abbiamo l’urgenza di instaurare il socialismo. È l’urgenza che ha tutta l’umanità e che diventa urgente responsabilità per i comunisti di ogni paese.
La seconda considerazione è che non bisogna rassegnarsi alla finta normalità imposta dalla classe dominante italiana, che evita di assumersi le proprie responsabilità.
Ci sono ministri e sottosegretari che con nonchalance montano un caso su “Pucci escluso da Sanremo” o sul fatto che in tv si parli dell’inizio del ramadan e non dell’inizio della quaresima. Ma le masse popolari hanno interesse e diritto di sapere che relazioni intercorrevano fra Epstein e gli ambasciatori e i consoli d’Israele in Italia, ad esempio. Oltre che di sapere in che relazioni fossero gli agenti di Epstein in Italia con i soldati israeliani accolti in strutture sorvegliate e protette per “ritemprarsi” in Italia, in licenza dal genocidio in Palestina.
Le masse popolari italiane hanno il diritto di sapere a quale grado di prostituzione è stato ridotto il nostro paese. È complice della riduzione in schiavitù di ragazzine stuprate e picchiate, filmate e drogate allo stesso modo in cui è complice del genocidio del popolo palestinese?
Non c’è ulteriore riflessione, invece, sul Vaticano. Che non ci sia stata nemmeno una telefonata o un messaggino fra monsignor Finn, il vescovo condannato negli Usa per pedofilia nel 2012, ed Epstein, che nel 2012 era in piena attività, è davvero incredibile. Cioè non è credibile…


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