Abbiamo già avuto modo di inquadrare il contesto politico in cui si svolgerà la manifestazione nazionale del 28 marzo a Roma promossa dalla rete No kings, più di settecento sigle sotto la parola d’ordine “no ai re, alle loro guerre e all’avanzata delle destre globali”.
È chiaro che la vittoria del Sì o del NO avrà ricadute immediate. Il corteo potrà essere la scorta che accompagna il governo Meloni alla porta oppure l’occasione per spingerlo alla porta con la forza.
Abbiamo già chiarito anche che non esistono valide ragioni per disertare la manifestazione.
Una parte dei promotori è contigua al Pd e ai suoi cespugli. Vero. Ma più che giustificare una diserzione dalla piazza in nome del “mai con il Pd”, la natura dei promotori e l’adesione popolare alle manifestazioni sono condizioni favorevoli a che la situazione sfugga di mano al Pd (vedi l’articolo a pag. 3). E a tutte le Larghe Intese.
Ciò che trattiamo qui, pur molto brevemente, è ciò che serve per fare in modo che la manifestazione del 28 marzo sia radicale e di massa.
In primo luogo si tratta di ribaltare la propaganda reazionaria. Il governo Meloni e i suoi giornalacci hanno già iniziato la loro campagna di criminalizzazione, strumentalizzando l’adesione dell’Askatasuna (e “degli anarchici” e “dei black block” e “dei terroristi”…) per disincentivare la partecipazione dei “manifestanti buoni” e di quelli “pacifici”.
Vedendo gli esiti della stessa operazione tentata il 31 gennaio a Torino, con decine di migliaia di persone in piazza, anche questa volta le strumentalizzazioni saranno un fiasco. Tuttavia è importante ribaltare la propaganda del governo perché è la stessa usata dal Pd, dai suoi cespugli e dai dissociati dalla lotta di classe di ogni sfumatura per evitare che la situazione sfugga di mano alle Larghe Intese.
È molto utile la contro argomentazione per cui gli unici violenti, gli unici vandali, gli unici teppisti nelle manifestazioni sono i plotoni di forze dell’ordine e gli unici promotori della violenza politica e dell’eversione sono i loro mandanti.
I veri criminali sono il governo, i padroni e i partiti che sostengono il genocidio in Palestina e gli altri mille crimini contro le masse popolari.
È molto utile anche consolidare l’esperienza delle mobilitazioni degli scorsi mesi: promozione capillare della manifestazione, affinché la partecipazione sia ampia e popolare e valorizzazione dei gruppi di lavoratori, uniti sotto qualche specifica sigla sindacale o meno, che aderiscono e partecipano.
È utile, infine, per non lasciare nulla al caso, prepararsi a gestire gli eventuali ostacoli posti chi parteciperà al corteo da fuori Roma: blocco dei pullman, fermi preventivi e altre forme per impedire la convergenza in piazza.
Ogni attacco di questo tipo deve essere occasione per estendere la mobilitazione (trasformare il blocco del pullman in blocco stradale i del casello, ad esempio, oppure i fermi in stazione in blocco dei binari). Si tratta di trasformare quella che per il Ministero dell’interno è una soluzione in un problema più grande, un problema di ordine pubblico: un problema politico. Annunciare che ogni tentativo di fermo si trasformerà in blocchi è il modo migliore per impedire o ridurre le provocazioni questurine e dare ispirazione ad altri, infondere fiducia e contrastare le preoccupazioni per la repressione.
Territorio per territorio, preparare collettivamente la partecipazione al corteo è occasione per pensare insieme e agire insieme sul piano politico, organizzativo e logistico.
La sfida che tutto il movimento popolare, operaio, anticapitalista, antimperialista e comunista ha di fronte NON è tenere testa alle misure repressive e sfidare i ministri solo sul piano dell’ordine pubblico, ma fare del corteo del 28 marzo una giornata campale per il governo Meloni soprattutto sul piano politico.


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