Lo scorso 25 ottobre la Rete Napoli per la Palestina ha organizzato un presidio di denuncia davanti ai cancelli della Mostra di Oltremare che ospitava in quei giorni Pharmaexpo. Un’iniziativa volta a denunciare la complicità del Comune di Napoli e del governo Meloni con l’entità sionista. Oggetto della contestazione lo stand dell’azienda israeliana TEVA, un’azienda che collabora attivamente con il genocidio del popolo palestinese praticando un “apartheid farmaceutico”, cioè imponendo alla popolazione palestinese farmaci a prezzi maggiorati e negando i vaccini.
Contemporaneamente una delegazione dei Sanitari per Gaza ha fatto irruzione all’interno, ha aperto uno striscione davanti allo stand di TEVA e ha letto una lettera di denuncia sull’operato della casa farmaceutica e i motivi etici e politici per cui interrompere ogni uso e fornitura dei suoi prodotti. Di fatto impedendo ai partecipanti della mostra di accedere allo stand e isolandolo.
Al termine dell’iniziativa Digos e polizia in assetto antisommossa hanno bloccato e caricato le compagne e i compagni, poi identificati attraverso filmati che li riprendevano coi documenti in mano.
Cinque di loro sono stati fermati, mentre tre sono stati incarcerati e processati per direttissima.
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In risposta all’attacco repressivo, lo scorso 31 ottobre, la Rete Napoli per la Palestina ha organizzato una manifestazione cittadina e nello stesso pomeriggio ha occupato la Sala Nugnes dell’edificio del Consiglio Comunale di Napoli per inchiodare il Comune alle sue responsabilità. L’occupazione mirava infatti a imporre al Consiglio Comunale di comportarsi coerentemente con le sue stesse iniziative, assumendosi le responsabilità dei tre arresti e dando seguito alla mozione approvata all’unanimità lo scorso 2 luglio che prevede la rescissione totale degli accordi con Israele da parte del Comune di Napoli. Mozione subito disattesa con la concessione di spazio a agenti sionisti come la Teva.
A seguito della mobilitazione, l’11 novembre, una delegazione della Rete Napoli per la Palestina e del Centro Culturale Handala Ali è stata convocata a un’audizione dei capigruppo del Consiglio Comunale per richiedere ancora una volta l’applicazione della mozione.
In quell’occasione la delegazione ha presentato ai capigruppo un documento che enuncia i vari punti su cui il Comune può intervenire: “dalla gestione del traffico di armi che passa per il porto al sanzionamento delle fabbriche presenti sul territorio, dal rifiutare il patrocinio al non consentire iniziative che vedono la partecipazione di rappresentanti diretti di Israele – come quelle che nelle ultime settimane hanno visto Ehud Olmert e Gideon Sa’ar – fino al boicottaggio di TEVA nelle farmacie comunali, già applicato da altri 11 comuni in Italia”. Durante l’incontro è stato inoltre preteso nuovamente che il Consiglio Comunale si prendesse la responsabilità degli arresti dei tre compagni arrestati.
La Presidente della Conferenza dei Presidenti dei Gruppi Consiliari, Vincenza Amato, si è impegnata affinché sia inviata una nota che ribadisca la necessità di rispettare il contenuto della mozione del 2 luglio all’Ufficio del Sindaco, al Comitato di Gestione dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale per vincolarvi il rappresentante della Città Metropolitana, e perché nella prossima seduta del Consiglio Comunale si discuta l’istituzione di una commissione straordinaria che vigili sull’applicazione della mozione.

L’esperienza dei Sanitari per Gaza e del movimento in solidarietà con la Resistenza palestinese di Napoli rappresenta una “scuola di governo” per le masse popolari, un esempio da esportare e replicare in ogni città e posto di lavoro.
Dimostra che oggi non c’è spazio per affidarsi alle istituzioni, per “lasciare che governino” e “vedere se o cosa fanno”. Oggi l’unica via che hanno le masse popolari nelle città e nel paese intero è mettersi in prima persona a fare inchiesta, analizzare il contesto in ogni territorio e definire quali sono le iniziative e le misure necessarie per uscire dalla guerra e dal pantano in cui il governo Meloni continua ad affondare il paese. Sono loro a doverle imporre a quelle istituzioni ed esponenti che possono effettivamente recepirle o a farle ingoiare a chi non ha intenzione di applicarle ma deve farlo per calmare la situazione. In definitiva devono essere loro per prime ad applicarle in ogni contesto in cui possono, così da creare le condizioni per imporle, come fatto a Napoli.
E possono farlo solo costituendo o rafforzando (laddove già esistono) organismi locali, coordinandoli per iniziative e campagne comuni, su obiettivi comuni. Non solo i Sanitari per Gaza. Gruppi di lavoratori e organismi popolari che pensano e attuano dal basso le misure necessarie ai loro interessi e a quelli del resto delle masse popolari si stanno organizzando e mobilitando in tutto il paese.
Sono i lavoratori portuali del Calp di Genova, del Gap di Livorno insieme a quelli di Ravenna ad aver imposto un embargo alle armi dirette verso lo stato terrorista di Israele bloccando i porti. Gli stessi che continuano a lavorare per costruire il coordinamento tra i lavoratori dei porti di tutto il paese affinché da nessun porto parta più materiale bellico verso i teatri di guerra.
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Sono i lavoratori della scuola organizzati nell’Osservatorio contro la militarizzazione della scuola e delle università a lottare contro l’ingerenza della guerra negli istituti scolastici. A imporre giornate di formazione autoconvocata nonostante i tentativi di boicottaggio messi in campo da Valdidata come avvenuto in occasione delle mobilitazioni del 4 novembre.
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L’alternativa che serve è nelle mani dei lavoratori e delle masse popolari organizzate che già attuano il programma di governo che serve a questo paese. Le loro esperienze però devono diventare esempio per tutti i lavoratori e gli organismi che aspirano a cacciare il governo Meloni e prendere in mano la direzione dell’Italia.






