Il Partito dei CARC esprime solidarietà ai lavoratori della Euroingro e a tutti i lavoratori sfruttati del distretto industriale di Prato, al sindacato SUDD COBAS che li sta guidando nella lotta per ottenere le loro sacrosante rivendicazioni letteralmente di base, in un area dove né la politica dei partiti delle larghe intese, né i sindacati concertativi hanno il coraggio o l’interesse a intervenire. In quel distretto industriale, complici politici e istituzioni, si sono create le condizioni perché se lo potessero permettere. lo stesso sistema che fa del più grande polo del Tessile dell’Europa un concentrato di sfruttamento e morte, vedi la strage di Teresa Moda del 2013: insicurezza e sfruttamento vanno sempre di pari passo.
Come Partito dei CARC sottoscriviamo le dichiarazioni dei rappresentanti del SUDD COBAS e vediamo, senza stupircene, come i mezzi di informazione toscani e la politica locale stia affrontando la vicenda. Mentre tutti gli attori del teatrino delle larghe intese, come la deputata Chiara La Porta di FdI (ma il PD non è da meno), si stanno stracciando le vesti perché i padroni sono cinesi o perché sono rimasti coinvolti anche elementi delle forze dell’ordine, (che di solito gli operai e i sindacalisti locali li reprimono, e anche pesantemente), rilanciamo le parole del SUDD COBAS: “Non picchiano perché sono cinesi. Picchiano perché sono sfruttatori, non a caso ci hanno detto comunisti di merda”. Ricordiamo bene come il 15 settembre i lavoratori della stireria L’Alba, durante un presidio, hanno subito lo stesso trattamento dagli “europei” padroni dell’azienda; e ancora, nel loro comunicato, i SUDD COBAS ci ricordano come la violenza dei padroni sia espressione della paura, “sentendosi minacciati da chi non è più disposto ad essere sfruttato” dato che “gli sfruttatə non siano più disposti a lavorare obbedendo. E che si facciano pericolosamente un unico corpo collettivo”. I lavoratori, attraverso l’organizzazione, hanno trovato la forza di affrontare la violenza del capitale, di non rassegnarsi e dare per scontato il proprio destino: un insegnamento importante.
La vicenda di Prato ci mostra ancora una volta il volto violento dei padroni, quello della forza bruta che si affianca alla repressione larvata e più viscida fatta di minacce a mezza bocca, promesse che svaniscono alla scadenza dei contratti, che fa leva quotidianamente sul ricatto di chi, a differenza di loro, per vivere ha bisogno di lavorare. Un metodo che stanno sempre più cercando di imporre da un capo all’altro del paese con licenziamenti, sospensioni e intimidazioni di ogni genere fino ad arrivare a chiusure, delocalizzazioni e licenziamenti di massa quando non hanno effetto. Per questi motivi vanno sostenuti il SUDD Cobas e i sindacati che combattono questo stato di cose, frutto non di cattiveria o razzismo e basta ma preciso risultato della crisi acuta del sistema capitalista, che costringe i padroni a spremere lavoratori, merci e impianti fino all’osso per rimanere a galla nella giungla della loro concorrenza. La loro, non di certo la nostra: no alla guerra tra poveri! Derubricare tutto ad uno scontro tra etnie è riduttivo e razzista oltre che una comoda via di uscita dal trattare della centrale questione di classe.
Precarietà, mancanza di sicurezza sul lavoro, stipendi da fame sono solo alcuni degli strumenti in mano ai capitalisti, meno rumorosi della violenza di Prato, ma hanno lo stesso scopo, perpetuare il loro sfruttamento sulle masse popolari e la classe lavoratrice. Come stanno facendo i lavoratori di Prato e il loro sindacato, è necessario che in tutta Italia, su ogni posto di lavoro, si creino organizzazioni di lavoratori che, uniti e organizzati, siano in grado di invertire i rapporti di forza.
10, 100, 1000 organizzazioni operaie e popolari per prendere in mano il paese e il nostro destino!
Il 28 novembre saremo in piazza per lo sciopero generale del sindacalismo di base anche per supportare i lavoratori del distretto industriale di Prato, che stanno mettendo i loro corpi a disposizione della lotta di classe, in difesa dei diritti di tutti noi!
P.CARC, Federazione Toscana

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