Il 4 novembre, in occasione della giornata dell’Unità nazionale e delle Forze Armare istituita dal governo Meloni, l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e una parte del movimento di Resistenza contro la guerra si è mobilitato.
In tutto il paese sono state promosse e organizzate circa 40 piazze in diverse città, tra cui Milano, Bologna, Roma e Napoli, mobilitazioni, presidi e flash mob con la parola d’ordine “Il 4 novembre non è la nostra festa! Contro la militarizzazione della cultura, contro il riarmo e le politiche di guerra, per sostenere la Palestina. Costruiamo l’alternativa”.
Leggi anche No al 4 novembre! dalla pagina dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole per scoprire le piazze in cui si sono tenute le mobilitazioni.
Tra le iniziative in programma per quella giornata c’era anche il corso di formazione e aggiornamento intitolato “4 novembre, la scuola non si arruola” promosso dal Cestes-Proteo (ente di formazione accreditato al Mim) e dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, a cui poi Valditara ha ritirato l’accreditamento.
Con questa mossa il governo ha provato a scoraggiare la partecipazione del personale scolastico perché il mancato accreditamento del convegno presso il Mim (Ministero dell’istruzione e del merito) avrebbe implicato l’impossibilità per gli insegnanti di godere dell’esonero per formazione.
L’Osservatorio si è dunque trovato a dover decidere se darla vinta a Valditara e annullare l’evento, per il timore che senza l’esonero sarebbe venuta meno la partecipazione del personale scolastico, oppure procedere ugualmente e dimostrare fiducia nella loro partecipazione a costo di perdere una giornata di lavoro.
La parte maggioritaria dell’Osservatorio ha deciso di non piegare la testa e ha risposto mantenendo il convegno che è stato rinominato “La scuola non va alla guerra. L’educazione alla pace risponde alla repressione”.
E lo ha fatto a ragione, perché all’iniziativa, che si è svolto online e la cui registrazione è disponibile su Youtube, hanno partecipato il triplo dei partecipanti rispetto ai mille che si erano iscritti a quello annullato, a dimostrazione dell’ampia disponibilità degli insegnanti a mobilitarsi contro la militarizzazione delle scuole e a difesa del Ccnl della scuola e della Costituzione del ’48.
Una disponibilità dimostrata e praticata già il 22 settembre e il 3 ottobre in occasione degli scioperi generali e che deve continuare per dare forza e contenuto al prossimo sciopero generale del 28 novembre.

Il prossimo appuntamento che va in questa direzione sarà lo sciopero studentesco e universitario del 14 settembre promosso dagli organismi e dai collettivi studenteschi contro il modello scuola imposto da Valditara. Un’occasione per legarsi agli studenti che in questi mesi si sono organizzati e mobilitati contro la guerra a fianco dei lavoratori e degli insegnanti. Un’occasione per continuare a costruire l’orizzonte politico verso il quale marciare, un’occasione per cominciare a scrivere il programma di governo per la scuola pubblica che serve a insegnanti e studenti. Un programma fatto ad esempio di giornate di autoformazione che coinvolgano esponenti di altre organizzazioni che lottano contro la guerra, come le decine di comitati e associazioni locali e il Coordinamento nazionale NO Nato, ma anche di boicottaggio alle forme di militarizzazione della scuola che il governo Meloni continua a mettere in atto.
Il 4 novembre è passato, ma la lotta prosegue. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha dimostrato di essere un centro autorevole per l’organizzazione e la mobilitazione degli insegnanti. Un’esperienza che proseguendo la sua azione può alimentare la costruzione e il rafforzamento di gruppi di lavoratori della scuola che, coordinandosi tra di loro, con gli studenti, con gli altri gruppi di lavoratori che si stanno mobilitando e con tutte le altre organizzazioni che lottano contro la guerra, blocchino nuovamente il paese fino a cacciare il governo guerrafondaio della Menoni e che abbia la forza di costruire l’alternativa di governo che serve. Quella che attui immediatamente le misure necessarie per farla finita con la militarizzazione delle scuole con cui questo governo prova a normalizzare la guerra tra i giovani.





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