Il 25 settembre la Rete Napoli per la Palestina ha tenuto un presidio di denuncia ai cancelli della Mostra di Oltremare che ospitava in quei giorni Pharmaexpo. Un presidio che denunciava, ancora una volta, la complicità del Comune di Napoli e del nostro paese con l’entità sionista: al suo interno infatti era presente lo stand dell’azienda israeliana TEVA. Un’ azienda che collabora attivamente con il genocidio del popolo palestinese praticando un “apartheid farmaceutico” imponendo alla popolazione palestinese farmaci a prezzi maggiorati e negandole i vaccini. Tutte informazioni che erano contenute all’interno del volantino distribuito dagli attivisti della rete all’esterno della fiera, in contemporanea all’interno una delegazione dei Sanitari per Gaza, che aveva raggiunto lo stand Teva, ha letto una lettera di denuncia sull’operato della casa farmaceutica e i motivi etici e politici per cui interrompere ogni uso e fornitura dei suoi prodotti.
Dopo di ciò un gruppo di attivisti davanti allo stand della Teva ha aperto uno striscione e diffuso dei volantini. Conclusasi l’iniziativa alle compagne e ai compagni della rete è stato impedita l’uscita dalla Mostra dalla Digos e dai cordoni di polizia in tenuta antisommossa. La polizia non si è limitata a impedire l’uscita ma ha messo in campo cariche, identificazioni tramite videoripresa con documenti alla mano e il fermo immotivato di cinque manifestanti. Dei cinque fermi tre sono stati tradotti in carcere in attesa del processo che si terrà martedì.
Quelli di Napoli non sono fatti isolati. Operazioni simili nella stessa settimana sono state messe in campo a Torino e a Roma (dove i cortei in solidarietà con la Palestina sono stati attaccati dalle forze dell’ordine con idranti, cariche e arresti) e al foglio di via da Milano a Mohammed Hannoun, presidente dell’Associazione Palestinesi in Italia (API).
Sono tutti tentativi di spezzare e placare attraverso la repressione il movimento in solidarietà al popolo palestinese, un movimento che nelle scorse settimane ha bloccato il paese durante gli scioperi del 22 settembre e del 3 ottobre e che ha dato luogo alla manifestazione oceanica del 4 ottobre. Un sommovimento che ha dato fiducia e reso tangibile il fatto che le masse popolari armate dalla giusta determinazione e animate da una giusta causa sono capaci di spostare politiche di interi paesi e imporre la propria volontà. Questo l’ha capito anche il governo Meloni e da questo derivano le azioni repressive scomposte che sta mettendo in campo in questi giorni. Col manganello o con la propaganda securitaria il paravento dietro cui si nasconde il governo Meloni sta saltando, la parte più cosciente e attiva delle masse popolari del nostro paese vuole cacciarlo!
La repressione è un’arma a doppio taglio. Ogni tentativo di reprimere e indebolire il movimento di resistenza del nostro paese si ritorce contro alle forze del disordine e i loro mandanti. La prima risposta è arrivata già ieri davanti alla Mostra d’Oltremare, dove si è tenuto un partecipatissimo presidio di solidarietà a Dario, Mimì e Francesco e altre assemblee, presidi e manifestazioni sono in programma. I padroni e i loro servi cercano di colpirci ma per quanto ci possano reprimere, arrestare e imprigionare sarà la resistenza a rendere i luoghi di lavoro, le piazze e anche le carceri luoghi di organizzazione, di lotta e di riscossa.
La campagna di solidarietà e la mobilitazione per il rilascio degli arrestati sarà così un rafforzamento per ognuna delle battaglie in corso. L’aspetto decisivo per ribaltare ogni attacco repressivo è quello di non interrompere mai l’iniziativa politica.
I sanitari per Gaza, la Rete Napoli per la Palestina e tutto il resto del movimento popolare hanno l’opportunità di irrompere nella campagna elettorale delle regionali per chiedere conto ai politicanti alla De Luca e Manfredi che fine hanno fatto le promesse di “interrompere ogni accordo politico, economico e commerciale con Israele”. Imporre con la lotta che Regione Campania, Comune di Napoli e tutti i comuni del territorio interrompano con delibere e atti concreti ognuno di questi accordi e complicità.
Pretendere dai candidati alle prossime elezioni regionali non mere petizioni di principio o chiacchiere con cui strumentalizzare la resistenza del popolo palestinese ma agire concretamente e pubblicamente a difesa dei compagni arrestati, nel portare nei consigli municipali, comunali e regionali, nelle conferenze stampa e negli appuntamenti elettorali la denuncia verso il sindaco di Napoli che ha autorizzato un’iniziativa con presenza Teva in uno spazio comunale e verso la giunta De Luca perché vengano approvate immediatamente delibere urgenti e atti concreti per interrompere le forniture Teva nelle aziende sanitarie della Campania.
Compagne e compagni bisogna trasformare l’amarezza, l’odio e la rabbia che tutti noi proviamo in questo momento in slancio rivoluzionario. Serve oggi organizzarsi in ogni luogo di lavoro, scuola, città e quartiere non solo per la liberazione dei nostri compagni ma per CACCIARE MANFREDI, DE LUCA-FICO, MELONI e chiunque sia servo della Nato-Ue e complice del genocidio. Cacciarli non per sostituirli con un governo dei meno peggio, come un governo a guida PD, diverso solo nella forma ma che nei fatti porta avanti comunque lo stesso programma. Cacciarlo per mettere al governo della città, della regione e del paese un governo che faccia realmente gli interessi dei lavoratori, dei disoccupati, degli studenti e dei pensionati. Un governo della città disposto da subito a interrompere qualsiasi accordo con Israele e non a limitarsi a mozioni simboliche.
Il Partito dei Carc – Federazione Campania esprime solidarietà rivoluzionaria e incondizionata a Dario, Mimì e Francesco e chiama chiunque a partecipare alle iniziative promosse per la loro liberazione. Un primo passo è quello di partecipare all’assemblea pubblica che si terrà oggi alle 17:00 a Porta di Massa, presso il cortile della Facoltà di Lettere della Federico II e alla manifestazione che si terrà sabato 1° novembre a Napoli.
LA SOLIDARIETÀ È UN ARMA USIAMOLA.



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