L’attacco squadrista di questa notte al liceo occupato Leonardo Da Vinci di Genova, è un fatto di estrema gravità che merita l’attenzione e la solidarietà di tutte le forze antifasciste e sane di questa città e del resto del paese.
Dobbiamo inquadrare l’attacco nel momento e nelle modalità con cui è stato eseguito. Il fascismo non è un opinione, non arriva per caso, è la risposta a cui ricorre la borghesia quando è in difficoltà a controllare e reprimere il movimento di resistenza delle masse popolari.
L’attacco di questa notte segue quello all’Itis Meucci di Firenze pochi giorni fa con simili modalità, del giornalista Sahebi e gli attacchi dei fascisti e sionisti a Roma contro i propal alla fine dei cortei o nel quartiere ebraico (celebre il vile attacco squadrista contro Chef Rubio), la sceneggiata degli ultra della Juventus alla stazione centrale di Milano o l’aggressione dei veronesi a Pisa (la curva del Che Guevara) prima della partita di serie A, sabato 19. Molte le cose in comune con Genova, a cominciare dalla totale libertà di movimento dei fascisti, da parte delle forze dell’ordine che non perdono mai tempo quando si tratta di attaccare le proteste e usare il manganello o gli idranti contro i compagni, come Sabato a Roma e domenica a Torino davanti al museo Egizio.
E’ evidente chi sono i mandanti dietro questi attacchi. Il governo Meloni è in difficoltà a gestire le piazze, dopo che queste hanno fatto carta straccia del decreto sicurezza (ex ddl 1660) e vista la convergenza delle mobilitazioni, che dalla solidarietà con il popolo palestinese e la lotta contro la guerra e il riarmo, stanno puntando apertamente a farlo cadere, contro l’ultima finanziaria ma in particolare contro il suo programma lacrime e sangue, la sottomissione agli imperialisti americani e sionisti, i tagli al sistema sanitario e all’istruzione, la totale mancanza di prospettiva economica che non può avere altra risposta che non sia la sua cacciata.
L’obbiettivo dei fascisti è chiaro. Spezzare la resistenza degli studenti che in questi mesi da Genova a Bologna, da Milano a Napoli e nel resto del paese sono stati protagonisti delle lotte e della solidarietà con il popolo palestinese, hanno alimentato la lotta contro il riarmo, hanno ostacolato i provvedimenti del Ministro Valditara e denunciato le collusioni con i sionisti e l’industria bellica, hanno sostenuto e si sono uniti ai portuali di Genova e non solo per bloccare il transito di armi nei porti e agli operai GKN e di altre aziende per il diritto al lavoro, sono stati e continueranno ad essere una spina nel fianco del governo Meloni e di tutti i governi delle larghe Intese che portano avanti programmi antisociali e di guerra.
L’obbiettivo dei fascisti è mettere un freno al movimento popolare che esonda, rafforzare la propaganda di regime, la narrazione che ha visto mettere in primo piano due vetrine rotte rispetto al genocidio di un popolo, l’idea che quelle piazze sono solo una parte del paese. L’esperienza invece ci dice che non sarà la mobilitazione reazionaria delle masse popolari a frenare la resistenza per fare fronte agli effetti più gravi della crisi. Non può farlo!
Nessun governo della borghesia può risolvere la crisi in cui ci sta sprofondando. Solo un governo di emergenza popolare, espressione degli organismi operai e popolari che attui la Costituzione del 1948, può adottare le misure concrete per portarci fuori dalla crisi e per non farla pagare ai lavoratori e alle masse popolari, per fare quello che i governi borghesi dovrebbero fare ma non fanno come recidere i rapporti con lo Stato genocida di Israele, bloccare i rapporti economici con i sionisti e fermare il traffico di armi, riconvertire le aziende inutili o dannose, ripristinare il diritto alla salute, dotarsi di un piano economico strutturale, trovare nuovi e diversi partner economici, prendere le misure concrete per combattere povertà, iniquità e sfruttamento.
Le azioni fasciste di questi giorni mostrano che il nemico è debole e ferito che ha accusato il colpo inferto dalle mobilitazioni che hanno assunto una portata nazionale e internazionale. La migliore risposta oltre alla solidarietà e alla mobilitazione popolare è continuare a rafforzare il coordinamento delle lotte per cacciare il governo Meloni e sostituirlo con un governo del popolo, un governo di emergenza, di Blocco Popolare!

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