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[Genova] Comunicato solidarietà con gli operai di Acciaierie d’Italia e Ansaldo Energia

P.Carc Genova by P.Carc Genova
Dicembre 6, 2025
in P.Carc Genova
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Esprimiamo la più ampia solidarietà agli operai di Acciaierie d’Italia in Amministrazione straordinaria di Genova e Taranto, sia per la legittima difesa del posto di lavoro e della produzione dell’acciaio, sia per il trattamento ricevuto da parte del governo, della prefettura di Genova e della polizia ieri. Le azioni di lotta di questi giorni sono giuste e dimostrano che di fronte alla negazione di un diritto fondamentale come il lavoro, articolo primo della Costituzione, ogni forma di lotta è legittima anche se illegale. Gli operai dell’ex Ilva hanno fatto carta straccia del decreto legge sicurezza e non si faranno legare le mani da chi cerca di dividere tra buoni e cattivi o chi agita i disagi subiti dai Corniglianesi. A parte qualche becero tentativo subito disinnescato, la gente del quartiere sa quanto l’azienda sia importante e faccia parte della sua storia e che le loro stesse giuste rivendicazioni passano più facilmente dalle condizioni dettate dagli operai che dalle decisioni dei governi delle Larghe Intese.

L’intera vicenda dimostra ancora una volta che i governi di centrodestra e di centrosinistra non sono in grado di trovare una soluzione per un problema annoso che loro stessi hanno lasciato degenerare. Solo un governo dei lavoratori, espressione delle organizzazioni operaie e popolari può prendere le decisioni necessarie per il salvataggio dell’azienda o per la nazionalizzazione, e ancor prima avrebbe impedito la svendita a un privato che ne ha peggiorato le condizioni. Sono scelte politiche che il governo della guerra e degli amici dei sionisti e degli imperialisti USA e UE non vogliono assumersi.

Difendere le acciaierie d’Italia significa anche difendere l’Italia dalla deindustrializzazione che ci renderebbe un paese più povero e più debole domani, alla faccia dei falsi patrioti, amici dell’Azov e dell’IDF che ci governano.

Per quanto le azioni di questi giorni dei lavoratori ex ILVA e di Ansaldo energia, sono un esempio di lotta e di determinazione, di rottura aperta e in linea con i passi avanti fatti dalle mobilitazioni in tutto il paese, dalla consapevolezza che dobbiamo bloccare tutto per imporre ciò che è legittimo, al ruolo fondamentale e dirigente che ha la classe operaia quando si muove nella giusta direzione, trascina e spinge alla lotta il resto delle masse popolari, mettono anche in evidenza l’importanza di promuovere la costruzione di organizzazioni operaie e popolari in ogni azienda produttiva, come lo sono stati i Soviet nei primi decenni del novecento, perché vigilino sul loro stato di salute, sulla gestione del bene pubblico (le fabbriche, la capacità industriale, le competenze dei lavoratori e degli ingegneri, sono un patrimonio collettivo e che riguarda tutti) e si preparino a lottare prima che finiscano le commesse, prima che la situazione aziendale degeneri perché più ci si attarda e più è difficile vincere, i margini di soluzione si riducono.

Solo un governo che gode della fiducia e che promuove gli interessi delle classi lavoratrici può risolvere positivamente questa crisi, mettere i soldi pubblici dove servono, non nascondersi dietro le regole di Bruxelles che loro hanno firmato e creato e che quando vogliono fanno anche a meno di osservare. Un governo che sostituirebbe un Urso con un Palombo, o un altro rappresentante che gode della fiducia dei lavoratori, che a prendere le decisioni di fronte ai Mittal, metterebbe un operaio con vent’anni di fonderia sulle spalle e non un burattino incompetente.

Fanno bene i lavoratori Ansaldo a preoccuparsi e a difendere la loro azienda e a non fidarsi della delocalizzazione e delle parole dei loro amministratori. Devono vigilare sulle scelte dell’azienda e sulle commesse e se si organizzano in consigli di fabbrica, se si assumono loro stessi l’onere di essere nuova classe dirigente, possono diventare un soggetto fondamentale per prendere qualunque decisione, migliorando anche la loro forza sindacale e concertativa e quindi le condizioni di lavoro, i rinnovi dei contratti, i riconoscimenti. Questo ci insegna la storia delle lotte dei lavoratori, sia prima che dopo la Grande Guerra, sia in Russia che nell’Italia del fascismo o del boom economico.

Risolvere una volta per tutte la questione è possibile. La soluzione non è tecnica, non riguarda la filiera della latta piuttosto che la fusione a caldo o i forni elettrici. La soluzione è politica e passa per un piano industriale che i governi delle larghe intese oggi non hanno interesse ad adottare. A loro compete favorire questo o quel gruppo di capitale, compete promuovere la Terza Guerra Mondiale a pezzi e la svendita del patrimonio industriale italiano gli facilita la strada. Cacciare questo governo di incapaci e nostalgici guerrafondai deve diventare parte della lotta dei lavoratori che difendono le aziende, così come difendere le aziende è interesse e obbiettivo anche di chi chiede la cacciata di Meloni, di recidere i rapporti con lo stato genocida di Israele, di chi blocca i porti contro il transito di armi e anche di chi chiede di vivere in un quartiere sano e pulito. Blocchiamo tutto per prenderci tutto a cominciare dall’imporre una decisione per Acciaierie d’Italia di interesse collettivo.

E’ di pochi minuti fa la notizia che da Roma si impegnano a mantenere la lavorazione della latta e a riprendere quella della banda zincata che consentirebbe di arrivare a Febbraio, con gli attuali ordini e alle condizioni che i lavoratori stessi hanno chiesto e con la promessa che non si chiudono gli stabilimenti e si prospetta la riaccensione del forno di Taranto per arrivare a produrre 4 milioni di tonnellate d’acciaio.

La lotta paga e come hanno detto gli stessi operai non è la soluzione ma è sicuramente una boccata di ossigeno e una notizia positiva che ripaga la mobilitazione e le lotte di questi giorni. E’ altrettanto evidente che il problema viene rimandato, si sposta nel tempo e sarebbe un errore non approfittare di questo periodo per organizzarsi, continuare a mettere pressione sul governo sulle garanzie al piano e non accontentarsi delle promesse per cominciare a ragionare sulle alternative, per arrivare a Febbraio con i lavoratori pronti a mobilitarsi e mobilitare sulla base di una progettualità, delle alternative possibili e un ventaglio di opzioni e a ragionare le mosse da opporre in caso non si trovi un compratore sano, una soluzione credibile. Prepararsi a bloccare di nuovo l’azienda e il paese e a fare dell’Ilva una questione di ordine pubblico, obbligando il governo, qualunque esso sia, a fare il proprio lavoro.

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