A 18 anni dalla strage ThyssenKrupp
Nella notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007 scoppiò un incendio nello stabilimento in dismissione ThyssenKrupp di Torino.
Mentre i lavoratori tentavano di domarle, queste fiamme danneggiarono un tubo da cui fuoriuscì olio ad alta pressione. Sette operai vennero investiti dal getto. Sette operari uccisi sono il lascito di questa strage, di questa ferita nella nostra città che ancora chiama giustizia: Antonio Schiavone, Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino, Rocco Marzo, Rosario Rodinò e Giuseppe Demasi.
Diversi operai erano in turno da 12 ore, era saltata la manutenzione dei sistemi antincendio e antinfortunistici e gli estintori non funzionavano. Condizioni di lavoro queste non dissimili da quelle odierne, aggravate dallo stato avanzato e in accelerazione di dismissione dell’intero apparato produttivo nazionale. Infatti, le notizie relative alle stragi sui posti di lavoro fanno oramai parte della cronaca quotidiana mentre dalle autorità solo lacrime di coccodrillo, retorica di circostanza, omelie pretesche, promesse e passerelle. Autorità garanti dei padroni e dei loro profitti, il cui principale scopo è quello di distrarre e proteggere i veri responsabili di classe, mandanti degli omicidi sul lavoro. Nonostante le pene, alcun dirigente ThyssenKrupp – salvo uno in Germania, il cui peridio in carcere ha tutto il sapore dell’oltraggio – è stato incarcerato. Anche questa è una costante e la storia della lotta di classe recente ne è testimone.
Così, la garanzia tanto della tutela, vera e reale, della propria salute e sicurezza sui posti di lavoro che del raggiungimento di un’effettiva giustizia per gli omicidi sul lavoro è una questione solo ed esclusivamente in mano ai lavoratori. Creare in ogni posto di lavoro organismi di lavoratori che impongono il rispetto, l’applicazione e il miglioramento delle leggi in vigore è la linea immediatamente pratica e concreta da seguire, consapevoli che, in termini di soluzione e di prospettiva, l’unica vera sicurezza sul lavoro sarà quella garantita dal controllo operaio e dei lavoratori dentro e fuori i posti di lavoro!
Il Partito dei CARC è al fianco di chiunque si immette su questa strada e a tal fin promuove la rubrica “Know your rights: la vita dei lavoratori conta” per stimolare la formazione e l’organizzazione in materia di sicurezza sul lavoro e visionabile sul nostro sito (www.carc.it).
Inoltre, lanciamo anche da Torino la nostra piena solidarietà e complicità con il nostro compagno Andrea de Marchis.
In occasione di un presidio, Andrea denunciava proprio l’assurdità di processare chi si oppone agli omicidi sul lavoro, mentre i responsabili rimangono impuniti o escono indenni dai procedimenti giudiziari. Per aver denunciato verità tanto elementari, Andrea sarà citato a giudizio il prossimo 13 gennaio 2026, a Lanciano, dove si terrà l’udienza pre-dibattimentale che deciderà dell’istruzione o meno di un processo per il reato di vilipendio. Facciamo vivere la solidarietà di classe ovunque: invitiamo singoli e realtà organizzate ad esprimere pubblicamente sostegno e complicità con Andrea e chiunque prenda posto dal lato della verità!
Siamo e saremo al fianco di Andrea come siamo e saremo al fianco di ogni lavoratrice e lavoratore in lotta per costruire un futuro degno fatto di un lavoro utile, dignitoso e sicuro!
Ogni anno più di 1400 lavoratori morti non sono una fatalità.
La vita dei lavoratori conta!
La vita dei lavoratori è una questione politica!

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