La mattina del 30 dicembre, sei studenti torinesi – tutti minorenni – sono stati posti ai domiciliari in quanto “rei” di aver partecipato e contribuito all’ampio e variegato “Blocchiamo tutto” d’autunno e di aver impedito le provocazioni fasciste fuori dalla proprie scuole. Bene hanno fatto: Torino è una città partigiana e continua ad esserlo.
Rilanciamo in calce i comunicati sui fatti dell’Assemblea studentesca cittadina e di OSA: come sezione P.CARC torinese siamo e saremo al loro fianco!
L’attacco al movimento studentesco è parte della più generale rappresaglia governativa contro il movimento di solidarietà con la Palestina che ha saputo, forte dell’organizzazione e del coordinamento dal basso e capillare, instillare forte timore nel governo Meloni. Perché quelle mobilitazioni lo hanno messo con le spalle al muro e lo hanno inchiodato alle sue responsabilità, perché lo hanno fatto vacillare rendendo ingestibile il paese, perché quelle mobilitazioni hanno raccolto molto del malcontento e della ribellione che serpeggia fra i lavoratori e le masse popolari. Quindi, il vero motivo di quest’operazione repressiva – che segue le misure cautelari già in essere ad altri studenti in città – è che il movimento studentesco torinese è stato l’avanguardia nazionale delle mobilitazioni studentesche degli ultimi mesi. Con questo attacco si cerca cioè di mandare un messaggio agli studenti di tutto il paese. Non solo, è un attacco che arriva a pochi giorni dalla pioggia, per migliaia e migliaia di euro, di multe a decine di compagne e compagni per il “Blocchiamo tutto” in città, dalla militarizzazione del quartiere Vanchiglia per lo sgombero di Askatasuna e la perquisizione ai danni della giornalista valsusina Angela Lano, storica attivista No Tav e direttrice di InfoPal nell’ambito dell’inchiesta contro Mohamed Hannoun e ad altri cittadini palestinesi su mandato dello stato terrorista di Israele.
Tutto ciò non dimostra la forza del nemico, bensì è cartina al tornasole della grandezza e forza politica che si è creata in città, anche all’interno dell’Assemblea studentesca torinese che ha saputo coordinare i vari collettivi delle scuole di Torino ed essere promotrice di iniziativa politica importante (come dimostrato il 14 e il 28 novembre). Chiaro è che il ruolo che l’Assemblea e i suoi componenti hanno assunto è pericoloso per il nemico di classe, la cui reazione conferma la giustezza della strada intrapresa. Quindi, rispondiamo compatti e pratichiamo la solidarietà di classe, sempre e comunque!
Il governo Meloni prostituisce il nostro paese agli interessi degli imperialisti Usa, Ue e sionisti. Mandiamoglielo noi un messaggio forte e chiaro: costruiamo un fronte comune contro la rappresaglia repressiva del governo Meloni fino a ricacciarlo nel buio della storia a cui appartiene e a sostituirlo con un governo d’emergenza basato sull’organizzazione dal basso e che imponga gli interessi delle masse popolari organizzate!
In questo, l’assemblea contro guerra e repressione del 17 gennaio e il corteo nazionale del 31 gennaio qui a Torino dopo lo sgombero di Askatasuna rappresentano già tappe di una campagna per invertire la rotta e pertanto vi aderiamo. La miglior risposta è quindi continuare ad organizzarci e a coordinarci in ogni dove! Infatti, se sapremo essere uniti, la repressione si rivelerà un boomerang. Perché ciò che la repressione non riesce a spezzare, spezzerà la repressione e spazzerà via chi la promuove. Continuare a lottare e a sostenere in tutti i modi la resistenza del popolo palestinese è la prima e più importante forma di lotta contro il governo Meloni e gli agenti sionisti che operano nel nostro paese
Dobbiamo imporre, come fatto con il nostro compagno di lotta Mohamed Shahin, la loro liberazione con la mobilitazione!
Siamo complici e solidali perché in quelle piazze c’eravamo tutte e tutti!
Siamo e saremo, oggi come domani, al fianco degli studenti, muratori del futuro!

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