Solidarietà a Maria, Eddy, Dario, Vincenzo, Enrico, Marco, Luigi, Davide e al movimento dei disoccupati organizzati condannati in primo grado a due anni e due mesi di reclusione. I fatti oggetto d’accusa risalgono al 2019 quando il movimento era fuori al teatro Sannazzaro, dove si stava tenendo l’inaugurazione della campagna elettorale delle europee del PD e dove era prevista la presenza di Nicola Zingaretti, del Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca e di altri esponenti al convegno “Prima il Lavoro in Europa”, dove chiesero di intervenire e dove vennero caricati brutalmente dalle forze dell’ordine.
L’attacco per via giudiziaria ai disoccupati organizzati è un attacco a tutto il movimento operaio e popolare della città. La storia dei disoccupati organizzati di Napoli è sempre stata, fin dalle sue origini, negli anni Settanta, una storia popolare di riscatto e di emancipazione di un esercito di riserva, costretto a vivere dell’arte di arrangiarsi, di lavoro a nero e mal pagato, ma anche di manovalanza spiccia per la borghesia criminale (Camorra). Una fetta di proletari del Centro Storico, che aveva deciso di divenire artefice e costruttore del proprio destino è divenuta esempio per tanti altri in ogni quartiere di Napoli, anche per le generazioni future. La lotta dei disoccupati organizzati napoletani è storia della lotta di classe nel nostro paese!
È per questo che, sin dall’inizio, i disoccupati organizzati hanno dovuto lottare contro la repressione delle istituzioni borghesi e dei governi delle Larghe Intese: arresti, denunce, cariche e feriti. Per fare fronte a essa e vincere, non hanno esitato a mettere in campo anche azioni di lotta dura. Per intenderci, un po’ come in Francia fanno gli operai e i lavoratori per difendersi dagli attacchi alle pensioni portati avanti dal governo su indicazione dei gruppi imperialisti della Ue.
In una situazione di guerra, di generale aggravamento della crisi economica, politica, sociale e ambientale, il governo Meloni porta avanti l’agenda della classe dominante del nostro paese: aumento delle spese militari, riduzione della spesa sanitaria pubblica, abolizione del Reddito di Cittadinanza, dismissione dell’apparato produttivo, autonomia differenziata tra le regioni, attacco al diritto di sciopero, ecc. Questi provvedimenti sono tutti accompagnati da grandi operazioni di intossicazione dell’opinione pubblica che oltre a giustificare la necessità di queste misure di lacrime e sangue, mirano ad alimentare la mobilitazione reazionaria delle masse popolari, a mettere masse contro masse in una guerra tra poveri. Ma le mobilitazioni contro il governo, i padroni, i reazionari e gli imperialisti invadono e si dispiegano ormai in tutto il paese.
Se il nemico ti attacca, quindi, vuol dire che ha paura di te. Con queste condanne, la borghesia e il suo governo vogliono mostrarsi forti, ma in realtà sono dei giganti dai piedi di argilla, perché il loro potere poggia su di noi, siamo noi i loro piedi e possiamo farli cadere quando vogliamo, se prendiamo coscienza della forza dell’organizzazione popolare. Dipende tutto dalla nostra azione, a partire dalla costruzione di una rete solidale attorno a chi è colpito dalla repressione. Occorre unire tutte le mobilitazioni per cacciare il governo Meloni e sostituirlo con un governo che sia espressione dei bisogni delle masse popolari. Solo così è possibile rimandare ogni attacco repressivo al mittente.
La Federazione Campania del Partito dei CARC ribadisce la propria solidarietà ai compagni colpiti dalla repressione e chiama tutte le forze politiche e sociali a fare altrettanto.



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