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[Napoli] Sull’iniziativa “la verità sull’Iran” e un tentativo di contestazione…

Federazione Campania by Federazione Campania
Giugno 20, 2026
in Sezione di Napoli Centro
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Mercoledì 17 giugno come sezione Napoli centro del P. CARC abbiamo tenuto un’iniziativa intitolata “La verità sull’Iran”.

A quest’iniziativa abbiamo avuto il piacere di ospitare la prof.ssa Hannieh Tarkian e le principali realtà antimperialiste della nostra città per tenere alta l’attenzione sui soprusi che il popolo iraniano, ma anche quello palestinese, cubano e venezuelano subiscono a causa delle aggressioni imperialiste.

Il dibattito che si è tenuto ha messo in luce alcuni aspetti fondamentali della lotta antimperialista. Innanzitutto, la propaganda occidentale usa sempre la diffamazione contro i propri nemici per giustificare gli interventi militari e non, per questo è fondamentale diffondere la verità su ciò che accade nei paesi che resistono. Il dibattito ha visto una pluralità di domande e osservazioni e ha naturalmente riguardato anche molte questioni come i diritti delle donne, la pena di morte, i disordini interni e il ruolo delle masse popolari nella Repubblica Islamica.

Abbiamo potuto sentire come funziona davvero il sistema iraniano spesso descritto come una brutale dittatura teocratica, ma che in realtà dà grande peso alla partecipazione popolare — come dimostrano le grandi manifestazioni in sostegno della Repubblica Islamica durante il conflitto — e dà spazio ad un dibattito interno molto ricco e articolato con diverse forme di lotta e mobilitazione. Le donne, infatti, sono state sempre in prima fila sin dalla rivoluzione popolare del 1979 che ha rovesciato il regime filo-imperialista dello Scià; molte sono le scienziate, le insegnanti anche a livello universitario — come la prof.ssa Tarkian — e anche le donne in politica. Per le strade, come in realtà si evince da diverse fonti, non dobbiamo immaginarci burqa ovunque e repressione per chi non lo indossa: molte donne decidono liberamente di portare il velo, altre decidono di non farlo ma questa scelta non denota per forza un atto di ribellione o una denuncia contro il governo (molte donne senza velo partecipavano alle piazze in sostegno alla difesa contro l’aggressione USA).

Si è parlato anche delle notizie circolate poco prima (e durante) la guerra che parlavano di proteste diffuse nel paese, forte repressione a suon di spari sulla folla ed esecuzioni sommarie. La nostra ospite è stata chiara: in Iran la pena di morte esiste, così come in altri 80 paesi al mondo, inclusi USA e molti suoi alleati. Tuttavia, questa è stata applicata solo nei confronti di quegli infiltrati armati che hanno trasformato proteste spontanee e legittime in rivolte finalizzate a destabilizzare il paese e giustificare l’aggressione o per reati ritenuti gravemente antisociali come, ad esempio, gli stupri di gruppo. I disordini ci sono stati, morti e feriti pure, sia tra i manifestanti che tra le forze dell’ordine, ma i numeri e le dinamiche sono ampiamente esagerati nei media occidentali.

A dimostrare l’infondatezza di certe narrazioni che fanno tanto comodo ad Israele e Stati Uniti, si è parlato anche del ruolo fondamentale delle masse nella resistenza contro l’aggressione. Nonostante il pericolo di attacchi missilistici, numerose sono state le manifestazioni di vicinanza alla leadership del paese e alcuni cittadini sono arrivati persino ad occupare e difendere coi loro corpi bersagli strategici per disincentivare gli attacchi nemici. Le masse popolari iraniane non sono state solo la chiave della rivoluzione che ha cacciato lo Scià, ma anche una forza fondamentale nella recente temporanea vittoria con gli Stati Uniti.

L’Associazione di amicizia Italia-Cuba ha poi lanciato l’allarme sulle gravi privazioni che colpiscono il popolo cubano a causa del Bloqueo sempre più aggressivo imposto dagli USA, denunciando condizioni da genocidio. Nonostante ciò la popolazione continua a sostenere la causa del socialismo e necessita del sostegno politico e materiale di tutti i popoli e di tutti gli Stati anti imperialisti del mondo. Non è mancato l’intervento della Brigata Internazionale Simon Bolivar, brigata di solidarietà con il Venezuela, che ci ha ricordato di come anche l’arresto illegale del presidente Maduro ha aperto la strada allo strangolamento di Cuba.

Un altro aspetto importante, sottolineato sia dall’intervento della Brigata Internazionale Simon Bolivar, sia da altri compagni intervenuti, è stato quello del ruolo dei comunisti e degli anti imperialisti nel sostegno a questi popoli: il nostro ruolo non dev’essere quello di giudicare le dinamiche interne ai popoli che resistono, dinamiche che essi conoscono e che possono trattare meglio di noi secondo le proprie condizioni, ma quello di continuare ad essere solidali e a mobilitarci, diffidando sempre dalla propaganda occidentale. Il più grande apporto che possiamo dare alla resistenza di questi popoli è combattere nel nostro paese gli avamposti dell’imperialismo: la lotta contro la NATO, il boicottaggio di Israele a tutti i livelli, gli scioperi contro la guerra e la lotta contro gli agenti americani e sionisti in Italia. Il rappresentante del Centro Culturale Handala Ali, che ospita parte della comunità palestinese a Napoli, ha messo in luce l’importanza della nostra lotta contro i sionisti a casa nostra in quanto parte fondamentale della lotta in solidarietà con la Palestina.

Durante l’iniziativa non è mancato l’intervento di alcuni provocatori che in forma organizzata hanno provato a irrompere durante il dibattito.

Proprio loro che poco prima in piazza Dante e a più riprese negli ultimi mesi brandivano le bandiere di uno Stato genocidiario come quello israeliano, dello Stato più guerrafondaio e criminale del mondo come gli Usa e che inneggiavano alla monarchia del torturatore e pluriomicida Scià (quello che gli iraniani hanno cacciato a calci già nel 1979) accusavano noi di essere assassini, cercavano continuamente la colluttazione e volevano impedire ad altri iraniani di parlare a Napoli.

Questa la curiosa idea di democrazia di questi pupazzi al servizio dei gruppi imperialisti Usa e dei sionisti. Una sceneggiata organizzata con tanto di presenza di un infiltrato, un certo Fayed, presentatosi come amico dei palestinesi durante l’iniziativa e che poi si è riunito al suo gruppo di servi per cercare di sabotarla (anziché intervenire e confrontarsi sul piano dialettico come nessuno gli avrebbe impedito di fare).

La provocazione è avvenuta nella solerte assenza delle forze dell’ordine – di solito sempre presenti a ogni iniziativa organizzata in Galleria – ed è stata gestita dai compagni presenti accompagnando queste marionette guerrafondaie – che sbraitvano, urlavano e ci davano degli assassini – fuori dalla Galleria Principe per assicurare l’incolumità dei nostri ospiti e di tutti i partecipanti all’iniziativa.

Nelle ore seguenti abbiamo saputo che questi mestieranti – che nel video vedete in ottima salute e intenti ad aggredire nostri compagni e alcuni passanti indignati – dopo essere stati riportati a più miti consigli dal buon senso dei compagni presenti e dallo sdegno di tanti passanti che non certo apprezzavano chi inneggia a Israele, agli Usa e alla monarchia, hanno riportato una ricostruzione del tutto inventata degli eventi dicendo di essere stati “aggrediti da balordi” per guadagnarsi un po’ di visibilità e qualche articolo di giornale. È proprio vero che quando l’infamia non attecchisce più, l’unico epilogo di questi tristi lavapiedi dei potenti è coprirsi di ridicolo.

Baracconate a parte. Quali sono le conclusioni che tiriamo da questo dibattito? In questa guerra dobbiamo avere chiaro che l’unica forza che è stata capace di sostenere realmente ogni popolo in lotta contro l’imperialismo è quella delle masse popolari. È la resistenza delle masse popolari. Quella resistenza che ci ha portato a bloccare tutto e a scendere in milioni in piazza per fermare il genocidio a Gaza. Che ha fatto tremare governi e costretto gli Usa e sionisti a improvvisare una tregua.
Quella resistenza con cui già una volta abbiamo liberato il nostro paese. È questo il compito che dobbiamo darci oggi. La Terza guerra mondiale è in corso. Per fermarla dobbiamo guardarci in faccia e unire le forze. Dobbiamo far tesoro dell’esempio iraniano, palestinese, venezuelano, cubano e degli altri popoli in lotta.

Dobbiamo far sì che in ogni luogo di lavoro, ogni scuola e quartiere sorga il seme dell’organizzazione popolare. Dobbiamo unirci in un fronte che spazzi via il governo Meloni e ogni altro governo di guerrafondai. Dobbiamo installare un governo espressione di tutto il movimento popolare.

Un governo che cacci via gli imperialisti Usa e le loro basi dal nostro paese. Un governo che dia la caccia a ogni criminale sionista che scorrazza nel nostro paese e sostenga con ogni mezzo politico, economico e militare la resistenza palestinese. Un governo con cui avanzeremo nella costruzione della rivoluzione socialista nel nostro paese.

Spezzare le catene dell’imperialismo in casa nostra è la più alta forma di solidarietà con l’Iran e con ogni popolo oppresso del mondo. Questo il compito che anche il movimento di solidarietà con il popolo iraniano, palestinese, libanese, yemenita e di tutta l’Asia occidentale deve darsi per portare fino in fondo quella solidarietà. Questo il modo migliore per celebrare tutti gli eroi e i martiri che con le loro opere e il loro sangue hanno scritto con la loro resistenza pagine fondamentali della lotta antimperialista mondiale.

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