“Se deve essere il “solito sciopero” di fine anno, allora non sciopero”. “Se Salvini non prova a impedire lo sciopero con una delle sue precettazioni, allora non sciopero”.
Sono alcuni ragionamenti raccolti fuori dalle aziende nei giorni scorsi.
Fra i metalmeccanici la delusione per la firma del rinnovo del CCNL (“abbiamo scioperato 40 ore e in 4 anni non recuperiamo nemmeno le ore scioperate) raffredda gli entusiasmi per la lotta degli operai ex Ilva. E la delusione per la decisione dei vertici sindacali di mettere in cantina l’unità d’azione sperimentata il 3 ottobre anziché svilupparla contro la finanziaria del governo Meloni è molto diffusa fra i lavoratori di tutti i settori, insieme alla sfiducia perché “di questo passo non c’è niente da fare, dobbiamo prepararci a ingoiare un’altra finanziaria che pesa sulle spalle dei lavoratori”.
Questi sono alcuni dei risultati di quella manovra per riportare nel solco del bon ton sindacale la spinta alla mobilitazione che i lavoratori e le lavoratrici di questo paese avevano dimostrato solo poche settimane fa.
Questi sono alcuni dei risultati del tentativo dei vertici sindacali di riportare la mobilitazione nel campo delle “richieste educate e rispettose” al governo e al padronato, anziché dare gambe al principio che il tempo di chiedere è finito, bisogna imporre le conquiste. Con la lotta.
Siamo perfettamente consapevoli che il principale ostacolo a che lo sciopero generale del 12 dicembre sia una grande giornata di mobilitazione per cacciare il governo Meloni e per rispedire al mittente la sua finanziaria di guerra siano i vertici della Cgil stessa. Ne siamo consapevoli e gli elementi che raccogliamo davanti alle aziende lo confermano.
Ma siamo anche assolutamente convinti che non è il momento per “mandare segnali alla dirigenza”, o meglio: non scioperare il 12 dicembre non è il modo giusto per mandare segnali alla dirigenza.
Noi siamo convinti che è possibile mandare segnali alla dirigenza e, allo stesso tempo, fare della giornata del 12 dicembre una grande giornata di lotta e di mobilitazione, nel solco del percorso “bloccare tutto per cambiare tutto”. Anzi, fare in modo che lo sia è il messaggio più chiaro che i lavoratori possono mandare al governo Meloni, ai padroni e anche alla dirigenza delle organizzazioni sindacali.
Scioperare serve! Per tanti lavoratori è anche un problema economico (per chi ha già scioperato varie volte a settembre e a ottobre, per chi ha già partecipato allo sciopero proclamato dai sindacati di base il 28 novembre, per i metalmeccanici che hanno già fatto 40 ore di sciopero per il contratto, ecc.), ma lo sciopero è e rimane la principale arma dei lavoratori nella difesa dei diritti che rimangono e nella conquista di nuovi.
Scioperare serve, ma gli scioperi rituali, le processioni nel centro città, i fischietti, i palloncini e poi “tutti a casa” invece non servono. Scioperare serve, ma organizzarsi nelle aziende fra lavoratori – anche di sindacati diversi o non iscritti a nessun sindacato – è necessario. Perché lo sciopero passa (soprattutto quello rituale con processione annessa), l’organizzazione dei lavoratori resta.
Il modo principale per fare della giornata del 12 dicembre una giornata di mobilitazione e di lotta, il modo migliore per mandare un messaggio forte e chiaro al governo Meloni e per mandare ANCHE un messaggio alle dirigenze sindacali, è usare lo sciopero del 12 dicembre per rafforzare l’organizzazione dei lavoratori. Vedersi, discutere, partecipare insieme, mettere la basi per vedersi e discutere anche dopo il 12 dicembre.
Dove esistono già relazioni di questo tipo fra compagni di lavoro, il 12 dicembre è occasione per rafforzarle. Dove non esistono è occasione per crearle.
Oltre a ciò, non rassegnarsi al fatto che le processioni rituali diventino il corteo funebre per le conquiste e i diritti dei lavoratori. Significa rafforzare la partecipazione alle manifestazioni di movimenti, organismi popolari, collettivi studenteschi, associazioni e coordinare con loro iniziative di lotta da svolgersi il giorno dello sciopero, fuori e dentro il corteo.
Sembra difficile, ma in verità è molto semplice perché i lavoratori delusi e schifati dalla politica sindacale che ripongono le proprie energie e il proprio attivismo in altri ambiti sono tantissimi. Sono loro il collegamento con le tante mobilitazioni già in corso contro lo stesso nemico: il governo Meloni. L’abbiamo già fatto con le manifestazioni combattive per lo sciopero del 3 ottobre e il principio di fondo è dare continuità ai metodi di lotta che a settembre e ottobre si sono dispiegati ovunque. Non vuol dire per forza “bloccare tutto”, vuol dire impedire che il bon ton sindacale diventi il becchino dei diritti e delle conquiste dei lavoratori e delle masse popolari!
La finanziaria di guerra è invia di approvazione, ma non è ancora approvata. Solo la rassegnazione crea condizioni favorevoli alla sua approvazione. Non deleghiamo ai vertici sindacali la lotta: i lavoratori organizzati possono bloccare l’approvazione della finanziaria!
I lavoratori organizzati possono dare uno schiaffo al governo Meloni e possono cacciarlo.
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