Per non pagare sempre noi bisogna che iniziamo a governare noi
E’ del tutto lecito che ognuno la pensi come vuole e si illuda che sia possibile cambiare o frenare il corso disastroso delle cose eleggendo un drappello dei nostri in parlamento oppure provando, una manifestazione dopo l’altra, a convincere i governi dei funzionari del capitale a rispettare le leggi e i cavilli – quelli che rimangono – che “tutelano i lavoratori” e i loro diritti.
Allo stesso tempo è del tutto lecito e necessario ricordare che queste sono le liturgie della lotta politica e sindacale promosse (imposte) dalla classe dominante e sono diventate, più di quanto lo fossero già, parte del problema. Pertanto non possono essere parte della soluzione.
E’ salutare, onesto, responsabile e lungimirante ricordare il fatto che le illusioni sono illusioni e tali restano.
La classe lavoratrice del nostro paese NON ha il problema di imbattersi più o meno fortunosamente in una sponda politica più sensibile delle altre ai problemi di chi lavora. La questione all’ordine del giorno non è neppure costruire una lista elettorale che sia espressione “del mondo del lavoro”, perché una lista simile sarebbe, sarà, semplicemente messa all’angolo. Non si tratta neanche di trovare l’organizzazione sindacale più combattiva delle altre.
La classe lavoratrice del nostro paese ha il problema di liberarsi al più presto possibile dei governi dei funzionari del capitale – cacciare al più presto il governo Meloni e impedire che il suo posto sia preso da un altro governo di funzionari del capitale più o meno sovranisti, più o meno razzisti, più o meno reazionari, ma ugualmente antioperai e antipopolari.
Ha il problema di imparare a organizzarsi e darsi i mezzi per far valere la sua forza per imporre con la mobilitazione un governo che faccia gli interessi delle masse popolari anziché quelli dei padroni, degli speculatori, dei guerrafondai italiani e internazionali.
Per guardare in faccia la realtà c’è da dire che alla parola d’ordine della manifestazione di oggi (“stanchi di pagare sempre noi”) bisogna aggiungere un pezzo perché per non pagare sempre noi bisogna che iniziamo a governare noi.
È vero, è tutt’altro che semplice. Il nemico metterà in campo mille manovre e mille misure per impedire che ciò accada. Ma l’ostacolo principale non sono le misure e le manovre del nemico quanto le incrostazioni delle liturgie di cui sopra.
Se il discorso sembra astratto, ecco argomenti molto concreti.
L’ostacolo è lo spirito di concorrenza fra organizzazioni sindacali che dividono i lavoratori anziché unirli per far valere la loro forza organizzata; l’ostacolo è la concorrenza sul piano elettorale che spinge alla gara a chi prende più voti anziché alimentare la prospettiva di un rovesciamento del sistema politico della classe dominante. L’ostacolo è anche chi semina sistematicamente sfiducia e addossa la responsabilità delle difficoltà sui lavoratori (che sono arretrati, abbrutiti, che non capiscono, che non ci seguono, ecc.) anziché farsi promotore di un cambio di paradigma.
Ecco il paradigma: organizzarsi non solo per chiedere e rivendicare alla classe dominante, ma organizzarsi per far valere la forza della classe operaia e delle masse popolari fino a imporre i loro interessi, le loro misure e il loro governo del paese.
L’esempio di cosa significa organizzare la classe lavoratrice in modo da far valere la sua forza lo abbiamo avuto nelle settimane fra il 22 settembre e il 3 ottobre dell’anno scorso.
Scioperi unitari, milioni di persone in piazza, blocchi, assemblee. Quel movimento ha perso slancio perché per svilupparsi ancora necessitava di un obiettivo politico: non chiedere cose al governo Meloni, ma cacciare a calci in culo il governo Meloni.
L’esempio degli ostacoli di cui stiamo parlando è rappresentato dalla debole partecipazione allo sciopero generale del 18 maggio, che sarà probabilmente analoga in occasione dello sciopero del 29 maggio.
Noi siamo dell’avviso che tutto quello che divide i lavoratori è un ostacolo che deve essere superato, dobbiamo imparare a superarlo.
Siamo dell’avviso che chiunque ostacola l’organizzazione e la mobilitazione dei lavoratori deve essere superato.
Siamo dell’avviso che per quanto esistano posizioni diverse, idee diverse, sensibilità diverse NON è più possibile accettare che piccoli interessi di bottega siano spacciati per inconciliabili divergenze sulla prospettiva che dobbiamo costruire.
Compagni e compagne, siamo in guerra. La Terza guerra mondiale promossa dagli imperialisti Usa e dai sionisti si sta dispiegando. Con essa si dispiega la guerra che la classe dominante di ogni paese conduce contro la classe operaia e le masse popolari di ogni paese. Guerra esterna e guerra interna. Solo la classe operaia organizzata può cambiare il corso delle cose imposto dalla classe dominante.
Qualunque sia il sindacato a cui sei iscritt*, qualunque sia il partito che intendi votare alle elezioni, qualunque sia la particolarità – vera o presunta – che spinge a dividere e settorializzare: dobbiamo rafforzare la rete dei lavoratori organizzati, dobbiamo imparare a ragionare insieme e ad agire insieme.
Aspettare settembre, aspettare le elezioni, aspettare le condizioni per il prossimo sciopero generale, aspettare, aspettare, aspettare fa parte delle liturgie.
Se non vuoi aspettare contattaci.






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