Come P.CARC diamo indicazione di voto alla lista Modugno Pacifista e Popolare (MPP) e invitiamo i lavoratori, i giovani, gli studenti, le donne, i pensionati, gli antifascisti, i compagni e tutti gli elementi avanzati delle masse popolari di Modugno a votarla e farla votare, perché è l’unica lista che si è distinta per rafforzare l’opposizione popolare al sistema delle Larghe Intese, per alimentare l’organizzazione dal basso e per sviluppare anche a livello territoriale quel fronte di forze politiche, sindacali, sociali e popolari che si oppone alla guerra, alla devastazione sociale e ambientale, alla precarietà, alle privatizzazioni e alla gestione affaristica delle amministrazioni locali.
La lista Modugno Pacifista e Popolare nasce dichiaratamente non come aggregazione elettorale occasionale, ma come progetto politico coerente e duraturo, frutto dell’incontro tra esperienze politiche e sociali diverse accomunate dalla volontà di costruire un’alternativa al modello che ha governato Modugno negli ultimi decenni. Questo è un elemento importante, perché oggi la questione principale non è semplicemente eleggere qualche consigliere comunale o raccogliere un consenso di testimonianza, ma usare anche le elezioni come occasione per costruire organizzazione, legami, coordinamento, orientamento e dibattito politico, iniziativa comune tra quanti non si rassegnano al degrado prodotto dalle amministrazioni delle Larghe Intese, dal centro-destra e dal centro-sinistra, dal sistema degli affari e delle clientele, dalla subordinazione dei territori agli interessi dei padroni, degli speculatori e dei loro referenti istituzionali.
La crisi che ha investito Modugno, anche alla luce delle indagini della magistratura e del rischio di infiltrazioni nei processi amministrativi, non può essere affrontata solo sul piano giudiziario, come se bastasse delegare ai tribunali il compito di ripulire la vita politica cittadina e come se questi stessi tribunali non fossero parte del sistema politico e di potere delle Larghe Intese. La questione è politica, sociale ed economica: dove i cittadini sono esclusi dalle decisioni, dove il lavoro è precario e ricattabile, dove i servizi pubblici vengono esternalizzati, dove il territorio è trattato come terreno di conquista per rendite e speculazioni, dove le masse popolari non sono organizzate e non esercitano controllo, lì si aprono inevitabilmente spazi per malaffare, corruzione, clientelismo, illegalità e dominio dei gruppi di potere. Per questo è positivo che il programma di Modugno Pacifista e Popolare metta al centro il lavoro dignitoso e tutelato, i diritti sociali, la salute pubblica, la partecipazione democratica, la lotta alle disuguaglianze e la ricostruzione di un legame tra i comunisti e le masse popolari, tra lavoro e diritti, tra sviluppo e ambiente.
Modugno non può essere ridotta a città dormitorio, né a territorio subordinato alle dinamiche economiche esterne, né a retrovia della zona industriale di Bari-Modugno in cui si producono profitti per pochi e precarietà, inquinamento, marginalità e ricatti per molti. La zona industriale è una risorsa fondamentale, ma va restituita al territorio in termini sociali, occupazionali e ambientali: questo significa pretendere lavoro stabile, sicuro e dignitoso, clausole sociali negli appalti e nelle concessioni pubbliche, contrasto alla precarietà nei servizi esternalizzati, meccanismi di stabilizzazione occupazionale, monitoraggio popolare, salario minimo agganciato all’inflazione per le imprese che partecipano ai bandi del Comune, riuso dei capannoni dismessi o sottoutilizzati per nuove funzioni sociali, produttive, ambientali e tecnologiche. Sono misure che, se assunte non come promesse elettorali ma come terreno di mobilitazione e controllo popolare, possono diventare strumenti concreti per organizzare i lavoratori, imporre vincoli alle aziende, contrastare la guerra tra poveri e affermare che lo sviluppo di un territorio non può essere misurato sui profitti dei padroni ma sulla qualità della vita delle masse popolari.
È importante anche il nesso che il programma stabilisce tra lavoro, ambiente e salute pubblica. Non è accettabile che sviluppo economico e salute siano messi in contraddizione, come se i lavoratori e gli abitanti dovessero scegliere tra salario e salute, tra occupazione e vivibilità, tra produzione e tutela del territorio. Questa è la logica avvelenata che i governi delle Larghe Intese, i padroni e i loro amministratori locali hanno imposto in tanti territori del paese, dall’ex ILVA alle aree industriali del Sud, fino alle periferie delle grandi città: o accettate l’inquinamento e la precarietà, oppure vi condanniamo alla disoccupazione e all’abbandono. A questa logica bisogna contrapporre un’altra linea: controllo popolare, pubblicazione trasparente dei dati ambientali, piani di rigenerazione delle aree industriali e periurbane, riconversione ecologica sotto controllo pubblico e operaio, difesa della salute come diritto collettivo e non come costo da comprimere.
La proposta della lista MPP di costruire una Comunità Energetica Rinnovabile pubblica e territoriale va nella stessa direzione se viene intesa non come semplice misura tecnica, ma come terreno di rottura con la dipendenza dai grandi gruppi dell’energia e come leva per redistribuire risorse, ridurre le bollette, sostenere le famiglie in difficoltà e usare edifici pubblici e industriali per produrre energia al servizio della comunità. In un paese in cui il governo Meloni, in continuità con i governi precedenti, spende miliardi per la guerra, per la NATO, per il riarmo e per sostenere lo Stato sionista di Israele, mentre taglia sanità, scuola, trasporti, casa e servizi pubblici, ogni misura che sposta risorse dalla rendita, dagli sprechi, dalle esternalizzazioni e dai profitti privati verso i bisogni popolari è un terreno su cui sviluppare iniziativa, controllo, mobilitazione e organizzazione.
Lo stesso vale per i punti del programma relativi alla casa, alla mobilità, alla scuola, alla cultura, allo sport, alla cura e alla parità. Il sostegno all’affitto per le fasce a reddito medio e basso, l’incremento dell’edilizia residenziale pubblica, il contrasto alla speculazione immobiliare, la regolazione degli affitti turistici nelle aree critiche, lo sviluppo del trasporto pubblico metropolitano integrato, la sperimentazione del trasporto a chiamata per le periferie e per i turni lavorativi, la messa in sicurezza degli edifici scolastici, il potenziamento del tempo pieno e dei servizi integrativi, l’ampliamento dei servizi per la prima infanzia, gli spazi culturali e sociali diffusi nei quartieri, il sostegno alle associazioni e all’autogestione culturale, le politiche per il lavoro giovanile e l’orientamento, lo sport accessibile e le misure per riconoscere il valore del lavoro di cura non sono questioni secondarie o “amministrative” in senso stretto. Sono terreni su cui si misura concretamente se un Comune sta dalla parte delle masse popolari o dalla parte degli interessi privati, se considera i cittadini utenti isolati da spremere o membri di una comunità da organizzare, se concepisce i servizi pubblici come diritti o come merce.
Apprezziamo inoltre che il programma indichi una copertura finanziaria fondata non sull’aumento generalizzato della pressione fiscale, ma sulla riorganizzazione della spesa corrente, sulla riduzione dei margini di profitto delle imprese esterne, sull’internalizzazione dei servizi, sull’uso di società pubbliche, sulla valorizzazione del patrimonio pubblico e sul recupero dell’evasione fiscale locale, in particolare rispetto alle grandi attività produttive e logistiche. Anche qui, il punto decisivo sarà non lasciare queste parole sulla carta, ma tradurle in battaglie concrete, perché ogni euro sottratto alle esternalizzazioni, agli sprechi, all’evasione, alle concessioni opache e alla gestione privatistica dei servizi può e deve essere usato per rafforzare il verde pubblico, i servizi comunali, la manutenzione, la scuola, la casa, il trasporto, la cultura, lo sport e il sostegno alle fasce popolari.
Per noi comunisti, tuttavia, le elezioni non sono il terreno principale della trasformazione sociale e non alimentiamo illusioni sul fatto che basti una buona lista o un buon programma per cambiare realmente Modugno. Le istituzioni locali sono inserite in un sistema più ampio, dominato dai vincoli imposti dai governi nazionali, dall’Unione Europea, dalla NATO, dai grandi gruppi economici e finanziari, dai patti di stabilità, dai tagli, dalle privatizzazioni, dalla guerra e dalla subordinazione del nostro paese agli imperialisti USA-NATO, europei e sionisti. Nessuna amministrazione comunale, se resta isolata e se si limita alla gestione ordinaria, può risolvere da sola i problemi prodotti da questo sistema. Ma proprio per questo una lista come Modugno Pacifista e Popolare può essere utile se si pone non come semplice lista elettorale, ma come strumento per organizzare il malcontento, per dare sponda alle lotte, per rafforzare i comitati, le organizzazioni operaie e popolari, le realtà sindacali combattive, le associazioni, i collettivi giovanili, gli antifascisti, i pacifisti coerenti e tutti quelli che vogliono rompere con la politica delle Larghe Intese.
Il voto a Modugno Pacifista e Popolare va quindi concepito come un voto che va a rafforzare un percorso di organizzazione, di opposizione e di alternativa, per costruire anche a Modugno un fronte anti Larghe Intese, un coordinamento stabile tra forze politiche e sociali, un punto di riferimento per chi lotta contro la guerra e il riarmo, per chi difende il lavoro, per chi vuole servizi pubblici efficienti, per chi pretende trasparenza e controllo popolare, per chi non accetta che il Comune sia amministrato come un comitato d’affari o come una succursale dei gruppi di potere regionali e nazionali.
Per questo diamo indicazione di votare e far votare Modugno Pacifista e Popolare, sostenendo la candidatura di Loconte e la lista che lo accompagna, e invitiamo compagni, lavoratori, giovani e cittadini a usare la campagna elettorale per discutere nei quartieri, nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nelle associazioni, nei mercati, nelle piazze, per raccogliere segnalazioni, bisogni, vertenze, disponibilità, per trasformare il programma in piattaforma di mobilitazione e per preparare fin da subito il dopo-elezioni.
Il punto decisivo, infatti, sarà ciò che accadrà dopo il voto. Se Modugno Pacifista e Popolare saprà continuare il percorso oltre la scadenza elettorale, se saprà convocare assemblee popolari, sostenere le lotte, promuovere il controllo dal basso sull’amministrazione, coordinare lavoratori e cittadini, incalzare chiunque governerà la città, costruire iniziative contro la guerra, contro la precarietà, per la salute, per l’ambiente, per la casa, per la scuola e per i servizi pubblici, allora il risultato elettorale, qualunque esso sia, potrà diventare un punto di partenza per un lavoro più ampio e duraturo.
Modugno può cambiare rotta solo se questo cambiamento diventa una scelta collettiva, organizzata e combattiva. Non saranno i professionisti della politica, gli amministratori delle Larghe Intese, i referenti locali del governo Meloni o del campo largo a farlo. Possono farlo i lavoratori, i giovani, le donne, gli studenti, i pensionati, i cittadini organizzati, le realtà popolari e le forze politiche che scelgono di mettersi al loro servizio. Per questo il voto a Modugno Pacifista e Popolare è un voto per rafforzare questa prospettiva: non un punto di arrivo, ma un passo avanti nella costruzione di un’alternativa popolare, pacifista, antifascista e di rottura con il sistema delle Larghe Intese.
Presidio di Bari del Partito dei Carc


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