Anche in Puglia Fratelli d’Italia coglie l’occasione per attaccare il P.CARC. Dopo le ridicole accuse di “terrorismo” con cui nei giorni scorsi sono stati colpiti compagni di Napoli e Firenze, ora tocca al deputato Dario Iaia e al gruppo dirigente di FdI Grottaglie (vedi qui) provare a fare la voce grossa contro chi organizza, sostiene e promuove la mobilitazione popolare contro la guerra, contro la NATO e contro il governo Meloni.
Il motivo dello scandalo? La presenza del simbolo del P.CARC alla presentazione del dossier “Installazioni USA-NATO in Italia” che si terrà a Grottaglie il 28 aprile, e la partecipazione all’iniziativa di lavoratori Leonardo. Tanto basta ai nostalgici del ventennio in doppiopetto istituzionale per agitarsi, strapparsi le vesti e invocare prese di distanza, verifiche, codici etici e interventi del sindaco. Evidentemente, se c’è una cosa che li manda su tutte le furie, è vedere che lavoratori, organizzazioni popolari, comitati, comunisti e movimento contro la guerra iniziano a parlarsi, a coordinarsi e a discutere pubblicamente di ciò che lor signori vorrebbero tenere chiuso nei palazzi, nei consigli di amministrazione e nei comandi NATO.
Iaia parla di “strumentalizzazione” di Leonardo, ma nel suo comunicato non entra nel merito dell’iniziativa, non spiega perché discutere delle installazioni USA-NATO in Italia dovrebbe essere un problema, non dice nulla sul ruolo dell’industria bellica, sull’economia di guerra, sul riarmo, sulla subordinazione del nostro paese agli imperialisti USA, alla NATO, all’UE e ai sionisti. Fa quello che la destra di governo sa fare meglio: quando non può rispondere politicamente, prova a intimidire; quando non può contestare i fatti, prova a delegittimare chi li porta alla luce; quando vede crescere la solidarietà popolare, prova a fare terra bruciata attorno a chi la organizza.
Nel suo comunicato Iaia scrive:
“Ricordiamo che, il partito Carc, la cui sede è stata oggetto di recenti perquisizioni da parte delle forze dell’ordine, si colloca su posizioni politiche radicali e ha diffuso nei giorni scorsi un comunicato in cui invitano le ‘masse popolari’ a ‘organizzarsi per un 25 aprile di liberazione dai guerrafondai e dai sionisti’, ‘cacciare dai cortei del 25 aprile la Brigata Ebraica’, ‘irrompere nelle piazze’ dove, a loro dire, ‘i sionisti proveranno a intestarsi la Resistenza partigiana’, invitano al grido di ‘blocchiamo tutto’ oltre a prendersela con gli ‘imperialisti Usa e Nato, per finire, a ‘cacciare il governo guerrafondaio della Meloni’.”
Ebbene, se per Iaia è un reato volere cacciare i guerrafondai dal nostro paese, allora lo ammettiamo: siamo colpevoli. Se è un reato contestare nelle piazze del 25 Aprile i sionisti, i sostenitori dello Stato di Israele e i complici del genocidio del popolo palestinese, allora lo ammettiamo: siamo colpevoli. Se è un reato prendersela con gli imperialisti USA e NATO, con chi devasta popoli, territori e paesi interi in nome dei propri interessi economici, militari e geopolitici, allora lo ammettiamo: siamo colpevoli.
Siamo colpevoli di voler costruire nel nostro paese un governo che sia partigiano della pace e diretta emanazione delle masse popolari organizzate e dei loro interessi. Siamo colpevoli di voler cacciare il governo Meloni e ogni governo delle Larghe Intese che trascina l’Italia nella guerra, aumenta le spese militari, taglia salari, sanità, scuola e servizi pubblici, reprime chi lotta e poi pretende pure di dare lezioni di democrazia. Siamo colpevoli di prendere sul serio la Resistenza, non come cerimonia vuota da salotto istituzionale, ma come indicazione viva: organizzarsi, resistere, disobbedire ai guerrafondai, costruire il nuovo potere delle masse popolari organizzate.
Ma il goffo tentativo produce l’effetto opposto. Ogni attacco di questo tipo rende ancora più chiaro a tanti lavoratori, giovani, studenti, disoccupati, donne e organismi popolari da che parte sta il governo Meloni e da che parte stanno i suoi galoppini locali. Da una parte chi vuole trasformare l’Italia in una retrovia della Terza Guerra Mondiale in corso, chi alimenta la corsa al riarmo, chi copre la NATO, chi considera normale che soldi pubblici, ricerca, territori e lavoro vengano messi al servizio della guerra. Dall’altra chi dice che bisogna organizzarsi, discutere, mobilitarsi, rompere il silenzio, bloccare la macchina della guerra e cacciare il governo guerrafondaio della Meloni e delle Larghe Intese.
Il passaggio più grave del comunicato di Iaia, però, non è solo l’attacco al P.CARC. Il passaggio più grave è l’intimidazione rivolta ai lavoratori Leonardo. Iaia arriva infatti a chiedersi se la partecipazione dei lavoratori all’iniziativa sia compatibile con il Codice Etico interno dell’azienda, come se la libertà di parola, di espressione, di organizzazione e di partecipazione politica dei lavoratori fosse una concessione padronale, un benefit aziendale, una voce del regolamento interno da autorizzare con timbro e firma del direttore di stabilimento.
No, onorevole Iaia: i lavoratori Leonardo non sono proprietà della Leonardo. Non lo sono dentro lo stabilimento e tantomeno fuori dai cancelli. Non devono chiedere il permesso a FdI, alla direzione aziendale o a qualche zelante custode dell’ordine costituito per partecipare a un’iniziativa pubblica, per parlare del proprio lavoro, per discutere del futuro del territorio, per interrogarsi sul ruolo dell’azienda in cui lavorano, per esprimere preoccupazione rispetto alla guerra, alla militarizzazione dell’economia e alla subordinazione del nostro paese alla NATO.
Leonardo è una società a controllo pubblico, opera in settori strategici, riceve attenzione politica, risorse, commesse e copertura istituzionale. Proprio per questo deve essere oggetto di discussione pubblica, non sottratta al controllo democratico come se fosse un santuario intoccabile. Chi lavora in Leonardo ha più titolo di chiunque altro per parlare di Leonardo, del suo futuro, delle sue produzioni, delle sue contraddizioni, delle condizioni di lavoro e del rapporto tra fabbrica, territorio e guerra. Altro che Codice Etico usato come manganello mediatico: se qualcuno pensa di zittire i lavoratori evocando regolamenti aziendali, sappia che troverà davanti a sé solidarietà, denuncia pubblica e organizzazione.
Infine, Iaia chiama in causa anche il sindaco di Grottaglie, Ciro D’Alò, chiedendogli di prendere le distanze dall’iniziativa. È un’altra pressione politica, questa volta rivolta all’amministrazione comunale. FdI vorrebbe trasformare una normale iniziativa pubblica in un caso di ordine pubblico, in una questione di “decoro” cittadino, in una vetrina da chiudere perché non gradita al partito di governo. Ma Grottaglie non appartiene a Fratelli d’Italia, alla NATO, alla Leonardo, ai nostalgici del manganello travestiti da difensori della rispettabilità istituzionale. Grottaglie appartiene alle masse popolari che la vivono, ai lavoratori che la mandano avanti, ai giovani che non vogliono un futuro di guerra, precarietà e obbedienza.
Al sindaco diciamo una cosa semplice: non si faccia dettare l’agenda da chi vuole impedire il dibattito pubblico. Questa iniziativa non nasce dalle logiche miserabili che Fratelli d’Italia prova ad attribuire al P.CARC con le accuse strumentali e ridicole di terrorismo e associazione eversiva, né dall’odio e dalla violenza che Iaia agita come uno spauracchio per non discutere del merito politico dell’iniziativa. Nasce, al contrario, da un ragionamento serio e necessario su come il movimento popolare può organizzarsi per porre fine alla partecipazione dell’Italia alla Terza Guerra Mondiale in corso, su come sottrarre territori, lavoro e risorse alla macchina bellica, su come costruire un fronte sempre più largo contro i guerrafondai, i sionisti e i loro servi di casa nostra.
Per questo invitiamo il sindaco Ciro D’Alò non solo a non prendere le distanze dall’iniziativa, ma a parteciparvi. Venga ad ascoltare, venga a confrontarsi, venga a vedere con i propri occhi chi sono i cittadini, i lavoratori, gli attivisti e le organizzazioni che FdI vorrebbe dipingere come un problema per Grottaglie. Venga a discutere del futuro del territorio, del ruolo di Leonardo, della guerra, della NATO, delle installazioni militari e di ciò che la città può fare per non essere trascinata nel vortice della mobilitazione bellica. Questo sarebbe il comportamento di un’amministrazione che non si lascia intimidire dai diktat della destra di governo e che riconosce piena legittimità al confronto democratico.
Per questo il 28 aprile a Grottaglie bisogna esserci. Bisogna esserci proprio perché FdI non vuole. Bisogna esserci proprio perché Iaia si agita. Bisogna esserci perché ogni volta che i fascisti, i guerrafondai e i difensori dell’ordine padronale provano a fare terra bruciata attorno a chi lotta, il compito delle masse popolari è fare l’opposto: stringersi, organizzarsi, allargare la solidarietà, difendere chi viene attaccato, trasformare ogni intimidazione in un’occasione di mobilitazione.
“Se c’è un evento che fa andare su tutte le furie i fascisti, allora è un evento da non perdere.” Lo ha scritto Sud in Movimento sui propri social e noi rilanciamo questa frase con tutta la forza che abbiamo: vedere i fascisti agitati migliora la giornata di chiunque lotta!
Solidarietà a tutti i lavoratori della Leonardo! Solidarietà ai compagni colpiti dalle accuse ridicole di terrorismo! Solidarietà a chi, anche a Grottaglie, non abbassa la testa davanti alle intimidazioni degli scagnozzi del governo Meloni!
Organizzarsi e mobilitarsi per cacciare i guerrafondai dal governo e dal paese!
Presidio di Bari del Partito dei Carc

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