Il 9 maggio il presidio di Bari del P.CARC ha partecipato alla mobilitazione in piazza Umberto per celebrare il 9 maggio, l’80° anniversario della Giornata della Vittoria. A fronte del revisionismo che i gruppi imperialisti, in particolare dell’UE, stanno portando avanti abbiamo ritenuto importante unirci ad altre compagne e compagni che anche a Bari tenevano alta la bandiera dei comunisti che liberarono tutta l’Europa dalla barbarie nazifascista. Abbiamo diffuso un volantino che rilanciava l’unità nella lotta per la cacciata del governo Meloni e delle Larghe Intese e per la rinascita del movimento comunista.
Durante il presidio diversi passanti si sono fermati a chiedere per cosa si stesse manifestando e per avere un confronto sulla fase che stiamo vivendo, lamentandosi che siamo ancora troppi pochi e disuniti. Caso vuole che, proprio in quel momento, una compagna che si è presentata come Rete dei Comunisti ci ha detto che dovevamo andarcene o chiudere la bandiera. Alla nostra richiesta di darci spiegazioni e una motivazione politica per cui la nostra bandiera non dovesse rimanere aperta, la risposta è stata che “questa è una linea nazionale della RdC per cui il P.CARC non deve avere nulla a che fare con noi” e con minacce nemmeno troppo velate del tipo “vi diamo 5 minuti per chiudere la bandiera e risolvere pacificamente la questione…”.
La nostra bandiera non l’abbiamo chiusa: non perché, come abbiamo provato a spiegare anche a questa compagna volessimo semplicemente difendere la nostra “identità” ma perché questi atteggiamenti sono deleteri e nuocciono non solo a tutto il movimento comunista, ma anche al movimento popolare che si dispiega nel nostro paese. Non si tratta di difendere orticelli, ma lottare contro questi comportamenti che non devono passare! Oggi tocca al Partito dei CARC, ieri è toccato ad altre forze…e domani a chi altro toccherà? La linea della direzione di RdC che ieri si è tradotta nelle provocazioni di una compagna (prima a parole e poi anche fisiche) a chi giova? Alla classe operaia e alle masse popolari o ai padroni e ai partiti delle Larghe Intese che ci stanno portando nella Terza guerra mondiale? Risposta scontata per chi non è annebbiato da quella “concorrenza tra comunisti” che porta inevitabilmente a dividere il movimento popolare che in Italia si sta sviluppando e sta esprimendo anche una nuova e superiore combattività come nelle mobilitazioni del 25 Aprile in diverse città (Torino, Milano, Bergamo, Roma, Trieste). Risposta che questi compagni è bene che discutano anche al loro interno visto che, quando siamo arrivati al presidio, i giovani presenti ci hanno accolto, abbiamo scambiato con loro materiali di propaganda e discusso della giornata e non hanno fatto storie sulla nostra presenza. Così come alcuni presenti ci hanno espresso solidarietà e sono venuti a chiederci il volantino quando hanno visto alzarsi i toni.
Tra l’altro, in altre città abbiamo partecipato a iniziative promosse dalla RdC portando anche un nostro contributo. Da ultimo alla manifestazione di Brindsi del 15 marzo in solidarietà al popolo palestinese. Evidentemente la linea della direzione della RdC non è condivisa da tutta la loro base…
I vertici dell’UE, degli USA-NATO, i sionisti si riempiono la bocca di valori democratici, mentre nella realtà promuovono la mobilitazione reazionaria, sostengono i nazisti in Ucraina e il genocidio perpetrato dai sionisti a Gaza, senza risparmiare alle masse popolari di tutto il mondo ogni sorta di crimine e atrocità pur di mantenere il loro dominio. Solo la rinascita del movimento comunista può sbarrare loro la strada. Nel nostro paese il movimento popolare cerca la strada per fare fronte efficacemente agli effetti della crisi, all’economia di guerra, alla spirale della Terza guerra mondiale in cui le Larghe Intese stanno trascinando il paese. Quelle appena passate sono state settimane di ampie mobilitazioni, in un clima di crescente repressione imposto dai nostalgici del Ventennio che sono al governo e ben tollerato dal PD e dai suoi cespugli che stanno all’opposizione del governo Meloni.
Di fronte a questa situazione, compagne e compagni, anche se oggi ci sono divisioni tra i comunisti, si fa sempre più impellente la necessità di sviluppare un dibattito ideologico franco e aperto (senza chiusure, settarismi o spirito di concorrenza) e soprattutto costruire un’unità d’azione, nonostante le divergenze, su obiettivi comuni. Quegli obiettivi che sono nell’interesse della classe operaia e del resto delle masse popolari: tenere aperte le aziende, facendo leva sugli operai che si organizzano per difenderle, che gli speculatori invece vogliono delocalizzare o riconvertire in produzione di armi; garantire risorse economiche e umane per la salute e la sicurezza nei posti di lavoro; porre fine all’asservimento agli imperialisti USA-NATO e dell’UE e alla complicità con i sionisti. L’unità d’azione dei comunisti nella pratica (in iniziative e campagne comuni) è ciò di cui necessitano le centinaia di organizzazioni operaie e popolari che resistono agli effetti peggiori della crisi, per dare uno sbocco politico alle tante mobilitazioni e rivendicazioni. Attraverso lo sviluppo del dibattito ideologico e l’unità d’azione il movimento comunista può rinascere e superare quei limiti storici che fino ad oggi non lo hanno portato a costruire la rivoluzione socialista in un paese imperialista. Tutto il contrario di ciò che la direzione della RdC promuove, ossia una concorrenza che alla fine semina disfattismo e rassegnazione.
Costruiamo un fronte comune per sbarrare la strada alla mobilitazione reazionaria e passare all’attacco: per una nuova liberazione dai guerrafondai, dai servi della NATO e dell’UE e dai complici dei sionisti, per fare dell’Italia un paese socialista!

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