Il 25 Aprile è stata una grande giornata di lotta, una dimostrazione su ampia scala di quanto i valori della Resistenza siano vivi e, allo stesso tempo, un plateale fallimento dei tentativi, continuati negli anni, di stravolgerne il significato e il valore da parte delle Larghe Intese.
L’antifascismo popolare si è imposto in tutte le piazze del paese, in modi diversi, ma ovunque con lo stesso significato di riscossa.
A Milano, a Roma e a Bergamo le conquiste più significative.
Da anni, a Milano, il corteo del 25 Aprile è oggetto delle strumentalizzazioni e delle provocazioni del Pd e degli altri partiti guerrafondai che, con la complicità dei vertici Anpi e Cgil, hanno trasformato gli spezzoni di testa nella sfilata lugubre delle bandiere della Nato e dello Stato terrorista d’Israele.
In particolare dal 2020, il P.Carc ha perseguito l’obiettivo di contendere la testa del corteo a questi usurpatori della Resistenza e i tentativi di scalzarli dalla testa si sono susseguiti negli anni. Eppure la sfiducia che l’obiettivo fosse realizzabile, ancora presente in tante parti del movimento popolare, aveva in qualche modo indebolito la mobilitazione.
Il 25 Aprile 2025 l’obiettivo è stato invece raggiunto: un significativo spezzone composto dal movimento antifascista e da solidali con il popolo palestinese si è imposto alla testa del corteo, costringendo “il comitato organizzatore” a ingoiare le bandiere palestinesi in apertura della manifestazione. Il Pd è stato relegato indietro e questo ha fatto saltare tutti i piani di inserimento della brigata sionista e dei nostalgici del regime nazista di Kiev, che hanno sfilato sì, ma alla pari di un corpo estraneo e ostile al corteo, circondato da cordoni di celere che non lo hanno salvato dalle contestazioni. Un risultato per certi versi storico, che ha degnamente celebrato la continuità e il legame fra la Resistenza di ieri e la Resistenza di oggi.
A Roma, i vertici dell’Anpi avevano deciso di lasciare, fin dal mattino, Porta San Paolo, il “cuore” della Resistenza romana, alla mercé della brigata sionista. Lo scorso anno i sionisti avevano imposto la loro presenza manu militari: avvalendosi anche della manovalanza di teppisti di strada e di nazisti delle curve, avevano attaccato il presidio antifascista. Altrettanto minacciavano di fare quest’anno e la Questura ci ha messo il carico, vietando la piazza a ogni altra iniziativa. Vincendo la paura e l’opportunismo di una parte delle organizzazioni politiche e sindacali della capitale, un’assemblea di realtà antifasciste e antisioniste il 15 aprile ha lanciato l’appello a presidiare Porta San Paolo per impedire lo sfregio alla Resistenza.
Il risultato? I sostenitori del genocidio in Palestina erano pochi e hanno dato vita a una nervosa e frettolosa iniziativa, per dileguarsi dopo pochi minuti. La piazza degli antifascisti era piena, nonostante le intimidazioni, i controlli e i cordoni della celere. Dopo aver superato il contenimento della polizia e aver deposto le corone di fiori alle lapidi dei partigiani, il presidio si è trasformato in corteo.
Se a Milano e Roma l’iniziativa e la determinazione dell’antifascismo popolare ha suggerito alla Prefettura di non abbandonarsi a provocazioni e non creare problemi di ordine pubblico, a Bergamo è andata diversamente.
Le contestazioni alle bandiere dello Stato genocida d’Israele sono state bersaglio di cariche molto dure che avevano l’obiettivo di disperdere i compagni e le compagne. Diversi sono stati i feriti e un compagno è stato portato in Questura, ma nonostante ciò gli antifascisti di Bergamo si sono presi la piazza: hanno continuato le contestazioni, hanno mobilitato e raccolto il sostegno di tante persone e hanno costretto alla fuga i sostenitori dei sionisti. La polizia ha dato molte manganellate, ma ha subito una dura lezione: la Resistenza vive!
Anche a Torino, il 24 aprile, e a Trieste la polizia ha usato i manganelli, ma, come a Bergamo, ha ottenuto l’effetto opposto: più determinazione, più coinvolgimento, più ribellione.
È quello che, manganelli o meno, è successo nel resto d’Italia, dalle grandi città ai piccoli centri, laddove i sindaci hanno provato a tradurre in pratica l’orientamento del governo: “celebrazioni sobrie in rispetto del lutto nazionale”.
In alcuni casi la morte di Bergoglio è diventata il pretesto per impedire cortei e manifestazioni, annullare celebrazioni, impedire addirittura che fosse cantata Bella ciao! Ma gli episodi in cui le masse popolari non si sono fatte abbindolare e hanno invece risposto con coraggio e determinazione sono molti e sparsi in tutta Italia. Citiamo qui la città di Domodossola perché un lettore ci ha scritto, commosso e orgoglioso.
L’Anpi ha risposto picche al divieto di manifestare voluto dal sindaco e ha dato appuntamento in piazza. Sono scese in strada migliaia di persone e hanno dato vita a una “passeggiata antifascista” che in termini di partecipazione non ha paragoni nella storia recente. Così, con questo piccolo atto di disobbedienza, è tornato alla luce l’indissolubile legame fra questa terra e la Resistenza, la lotta partigiana.
Un legame che ha attraversato tutta l’Italia in una giornata in cui, per la prima volta dopo molti anni, hanno avuto un senso di riscatto e di riscossa anche i concerti, le feste, le tavolate, i pranzi, i cori, ecc. Ci ha pensato il governo Meloni a conferire a ogni tipo di iniziativa il senso dei valori della Resistenza che per decenni le Larghe Intese, in particolare il Pd e la sinistra borghese, hanno tentato di eludere ed eliminare.
Degne celebrazioni dell’80° anniversario della Liberazione quelle attraverso le quali il movimento popolare conquista posizioni, trovando le proprie radici nella riscossa contro i guerrafondai e contro tutti coloro che opprimono, saccheggiano e devastano il paese.
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Tutte le Sezioni del P.Carc hanno, ovviamente, partecipato alle celebrazioni, alle iniziative e alle manifestazioni del 25 Aprile. Abbiamo ovunque combinato due aspetti: abbiamo cercato in ogni contesto il massimo legame con le masse popolari e abbiamo portato in ogni ambito le parole d’ordine e le pratiche più coerenti con la lotta politica in corso.
Siamo convinti che i comunisti devono stare dove sono le masse popolari, in mezzo alle masse popolari, anziché cercare il modo di dare testimonianza della loro esistenza, isolandosi. Pertanto abbiamo lavorato per far confluire iniziative diverse – e a volte poste in concorrenza dai rispettivi organizzatori – dove ce ne sono state.
Il grosso della mobilitazione del 25 Aprile, per il P.Carc è avvenuto nelle manifestazioni “ufficiali”, portando le parole d’ordine contro la guerra, contro il riarmo e in solidarietà alla Resistenza palestinese, l’obiettivo di cacciare il governo Meloni e liberarsi dalle Larghe Intese. Ovunque si è posta la necessità di difendere il 25 Aprile dagli usurpatori e dalle strumentalizzazioni, e sono presenti le Sezioni del P.Carc, abbiamo contribuito: a Milano, a Roma, a Bergamo e a Torino. In tutte le altre città, da Palermo a Napoli, passando per Firenze e Bologna, fino a Trieste abbiamo alimentato quella sana ribellione alla “sobrietà” che ha fatto del 25 Aprile 2025 una giornata di degne celebrazioni della vittoria della Resistenza.






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