Il presidio di Bari del P.CARC partecipa e invita a partecipare all’iniziativa organizzata da RiseUp! Triggiano che si terrà il 26 settembre alle h. 17 presso la Casa della cultura “Rocco Dicillo” di Triggiano (BA) in solidarietà alla Palestina.
L’iniziativa “Dalle parole ai fatti – Triggiano per la Palestina” sarà molto interessante, per la presenza di vari relatori attivi nel movimento di solidarietà alla resistenza e al popolo palestinese, ed è molto importante per gli obiettivi che i promotori hanno dichiarato (e che riportiamo testualmente di seguito):
“1. Sensibilizzazione e informazione – offrire strumenti di conoscenza e analisi sulla questione palestinese, andando oltre la narrazione distorta dei media ufficiali.
2. Sviluppo e rafforzamento della rete – costruire legami sempre più solidi tra associazioni, movimenti, realtà sociali e singoli cittadini impegnati nella causa palestinese e nella lotta contro ogni forma di imperialismo e oppressione.
3. Proposta pratica e immediata – chiedere che il Comune di Triggiano interrompa i rapporti commerciali della farmacia comunale con Israele”.
“Dalle parole ai fatti” non è solo un semplice slogan, ma una parola d’ordine che deve guidare la nostra azione affinché quelle che oggi sono dichiarazioni di solidarietà (da parte di esponenti politici e sindacali e amministratori locali) si traducano in atti concreti. Il presidente della Regione Puglia, come quello della Campania ed Emilia Romagna (in quota Pd), devono incontrare subito gli organismi che promuovono la mobilitazione in solidarietà con il popolo palestinese nei territori di loro competenza e devono dare traduzione pratica alle loro dichiarazioni.
Un esempio in tal senso viene dal sindaco Lorenzo Falchi di Sesto Fiorentino (FI) che ha sospeso la vendita di prodotti farmaceutici israeliani nelle farmacie comunali. Bisogna chiamare tutti a fare la propria parte. Facciamo tutti pressione sugli amministratori locali affinché le istituzioni di questo paese siano costrette a far valere i sentimenti migliori che le masse popolari coltivano, nonostante (e contro) il governo degli ex missini Meloni e La Russa.
Un’iniziativa locale che trae forza e deve alimentare un movimento per la cacciata del governo della guerra e complice dei sionisti. Questa settimana il nostro paese, Puglia compresa, è stato attraversato da importanti mobilitazioni: in primis lo sciopero del 22 settembre lanciato dal Collettivo Autonomo dei Lavoratori Portuali di Genova (CALP), dall’USB e altri sindacati di base. Uno sciopero in solidarietà alla Global Sumud Flotilla, contro il genocidio promosso dallo Stato sionista di Israele e gli accordi Italia-Israele, contro il riarmo e l’economia di guerra. La giornata è stata una vittoria e una chiara dimostrazione del fatto che divampa la volontà e la necessità di mobilitarsi tra le masse popolari e che il movimento popolare contro la guerra e in solidarietà al popolo palestinese va allargandosi e rafforzandosi. Ma la risposta di Israele è stato l’attacco nella notte, tra il 23 e il 24 settembre, contro undici imbarcazioni della Flotilla, con bombe sonore e spray urticanti: un attacco terrorista e ignobile pienamente coerente con i metodi criminali di Israele. E la risposta del governo Meloni, per bocca del suo ministro alla difesa Crosetto, è stata che l’attacco alla Flotilla è tutto “da verificare”: niente di nuovo, stante la loro sudditanza e complicità con i sionisti.
Il movimento popolare e contro la guerra del nostro paese non ha invece proprio nulla da verificare. Ha solo da agire, sprigionare e moltiplicare tutta la forza espressa con lo sciopero generale del 22 settembre per cacciare il governo Meloni e sostituirlo con un governo partigiano della Palestina libera e della pace, che opera in attuazione delle parti progressiste della Costituzione, a partire dall’articolo 11, e che trae la sua forza dagli organismi operai e popolari. A partire da quegli organismi che nei territori hanno avuto un ruolo determinante per la costruzione dello sciopero e delle iniziative di lotta del 22 settembre: Usb e Calp, ma anche i lavoratori della ex-Gkn, i portuali di Ravenna e di Livorno, il movimento No Tav, gli organismi contro l’occupazione militare della Sardegna, la rete dei centri sociali, degli insegnanti, i sanitari per Gaza, il BDS e molti altri.
In ogni città, tanto nelle aree metropolitane che “nella provincia”, ci sono organismi che pur partendo da posizioni e idee diverse esprimono tutti, nella pratica, la spinta all’alternativa da costruire e ne sono già parte. Infatti, sono tutti organismi che hanno elaborato proposte alternative, promuovono la mobilitazione di settori delle masse popolari, indicano misure concrete e, a vari livelli, sono spinti ad agire oltre le leggi, le norme e le consuetudini, per lo più antipopolari, della classe dominante.
Tutto è in subbuglio, la marea monta, la spinta cresce e la mobilitazione ha imboccato la spirale che può portare a raggiungere la massa critica tale da riuscire a rendere ingovernabile il paese, cacciare il governo Meloni e sostituirlo con un governo di emergenza popolare.
La prossima tappa in cui far confluire TUTTA la spinta che si è manifestata il 22 settembre è il corteo nazionale promosso a Roma per il 4 ottobre dalle organizzazioni palestinesi in Italia.
Osare sognare, osare lottare, osare vincere!
Dal fiume al mare, con la Flotilla e la Palestina fino alla vittoria!

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