Chi vilipende chi?
Solidarietà ad Andrea De Marchis contro intimidazioni e procedimenti del tribunale di Lanciano
Le notizie relative alle stragi sui posti di lavoro fanno oramai parte della cronaca quotidiana. Ogni giorno l’apparato mass-mediatico ci somministra una cronaca nera di morte e rossa di sangue operaio con l’obiettivo di normalizzare l’idea che lavorare significhi accettare il rischio di perdere la vita.
In questo contesto si inseriscono anche le dichiarazioni, spesso vuote e ripetitive, delle istituzioni della Repubblica Pontificia italiana, il cui principale scopo sembra essere quello di distrarre e proteggere i veri responsabili di classe, mandanti degli omicidi sul lavoro.
Questo avviene affinché gli ingranaggi della valorizzazione del capitale e della massimizzazione dei profitti possano continuare a scorrere e con essi lo smantellamento dei diritti e delle tutele dei lavoratori in materia di sicurezza, della dignità salariale e della libertà di organizzazione sindacale.
Perché quattro morti al giorno sui posti di lavoro, per restare ai numeri certificati dagli enti istituzionali, non sono una fatalità ma il risultato di una volontà politica del sistema di larghe intese al governo del nostro paese. Una volontà politica che ai vertici, da oramai 40 anni, si esprime nell’adeguamento delle politiche statali sul lavoro ai dettami delle associazioni padronali. Mentre alla base si esprime nella protezione giudiziaria di fatto di cui godono i responsabili degli omicidi sul lavoro a cui l’attuale giustizia di classe vigente in Italia consente di farla franca grazie al denaro e ai mezzi di cui dispongono per comprare la propria impunità. Nell’inefficacia di ispettorati sul lavoro ridotti all’osso quando non direttamente corrotti e accondiscendenti verso l’interesse padronale. Oppure nell’inerzia delle forze dell’ordine che non includono la vigilanza sulle condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro tra le loro mansioni di pubblica sicurezza mentre vengono mobilitate sempre di più per andare ad inculcare il militarismo all’interno delle scuole pubbliche o per il controllo degli oppositori politici, in compagnia di magistrati che si prestano al gioco.
Gli esempi e i casi pratici in cui ciò avviene sono un’infinità ma qui vogliamo soffermarci sul caso del Tribunale di Lanciano (provincia di Chieti, in Abruzzo) e dei comandi delle forze dell’ordine di quel comprensorio che dal 2021 si dedicano con zelo a vigilare e perseguitare compagne e compagni del P.CARC che lì si recano per andare a fare agitazione e propaganda tra gli operai della SEVEL-Stellantis di Atessa.
Prima venne il turno del compagno Lino Parra, processato per il reato di“oltraggio” contro le forze dell’ordine per un comizio svolto davanti la SEVEL di Atessa a pochi giorni dall’uccisione di Luana D’Orazio, giovane operaia di Prato.
Nonostante la sua assoluzione per l’insussistenza dei reati, la DIGOS di Chieti ha pensato di rinnovare lo spreco di energie e risorse del Tribunale di Lanciano, promuovendo un indagine a carico del nostro compagno Andrea De Marchis per il reato di “vilipendio della Repubblica, delle istituzioni costituzionali e delle forze armate”, articolo 290 c.p . L’accusa nasce da un comizio del 24 luglio 2023 davanti al Tribunale di Lanciano, durante una manifestazione in solidarietà con Lino. In quell’occasione, Andrea denunciava l’assurdità di processare chi si oppone agli omicidi sul lavoro, mentre i responsabili rimangono impuniti o escono indenni dai procedimenti giudiziari. Per aver denunciato verità tanto elementari il nostro compagno Andrea De Marchis sarà citato a giudizio il prossimo 13 gennaio 2026, sempre a Lanciano, dove si terrà l’udienza pre-dibattimentale che deciderà dell’istruzione o meno di un processo per il reato di vilipendio.
Denunciamo l’accanimento della DIGOS di Chieti e di quanti nella magistratura di Lanciano evidentemente temono la nostra azione rivolta alla numerosa classe operaia del territorio, al punto da tentare di istituire processi a raffica, per reati di opinione, contro i nostri compagni. Così come è evidente che temono il legame che negli anni siamo riusciti a costruire con lavoratori e avanguardie di lotta della SEVEL Stellantis, che non a caso il 24 luglio 2023, parteciparono in delegazione al presidio dinanzi al Tribunale di Lanciano, per portare la propria solidarietà al compagno Lino. E come già fu per il processo a Lino anche il tentativo di istruire un processo contro Andrea mira a colpire anche gli operai combattivi della SEVEL Stellantis: “non alzate il tiro altrimenti sono guai!”. D’altro canto è questo anche il contenuto delle direttrici contenute nelle nuove leggi sulla sicurezza (ex DL1660) emanate dal governo Meloni e che milioni di persone, nelle forme più varie, hanno platealmente e in massa violato nelle grandi giornate di mobilitazione del mese di settembre e di inizio ottobre. Un vento di riscossa fa tremare il governo Meloni e tutto il sistema di larghe intese. Occorre continuare a denunciare le cause di ognuna delle manifestazioni del regime di oppressione contro le masse popolari che vige nel nostro paese. Nessun passo indietro di fronte alle ramanzine, alle intimidazioni, agli atti repressivi con cui gli agenti del sistema di larghe intese nella polizia e nella magistratura cercano di bloccare l’operato dei comunisti e di chi lotta per cambiare realmente il nostro paese nell’interesse dei lavoratori e delle masse popolari
Come è nostra prassi non attenderemo l’udienza del 13 gennaio confidando nella “generosità” dei nostri inquisitori. La solidarietà di classe è la nostra arma principale per difenderci da queste operazioni repressive e alla solidarietà di classe facciamo appello per respingerle al mittente.
“Oltraggio” è il fintocordoglio del teatrino politico nei confronti delle vittime degli omicidi sul lavoro e i loro famigliari mentre continuano a rifocillare il sistema che produce queste disgrazie
“Vilipendio” è la demolizione di fatto, da parte delle larghe intese, delle parti progressiste della Costituzione del ’48, inapplicate ed eluse a piè sospinto.
Denunciare i responsabili del disastroso corso delle cose è un dovere civico e morale prima ancora che politico di ogni individuo che abbia a cuore la salvezza del nostro paese dalla spirale di guerra, miseria, morte e devastazione in cui i vertici della Repubblica Pontificia lo hanno gettato.
10, 100, 1000 comizi in cui chiamare le cose con il loro nome!

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