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Sovranisti senza sovranità. Meloni con le spalle al muro, ma qual è l’alternativa?

Agenzia Stampa - Staffetta Rossa by Agenzia Stampa - Staffetta Rossa
Ottobre 24, 2025
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Incassato l’upgrade dal “dov’è la zoccola, dov’è la piccola” di berlusconiana memoria all’ “adesso chiamo una bellissima e giovane donna” enunciato da Trump durante la sceneggiata del “vertice di pace” a Sharm el-Sheikh lo scorso 13 ottobre, Giorgia Meloni presidente del consiglio e tappetino affidabile di Whashington, Bruxelles e Tel Aviv ha sempre meno fumogeni dietro cui nascondersi.

In campagna elettorale era la donna di ferro che avrebbe messo fine alla pacchia dell’ingerenza Ue sulle politiche del nostro paese, che avrebbe fatto entrare l’Italia con la schiena dritta nei consessi nella Nato e che avrebbe affermato senza se e senza ma la sovranità italica. In tre anni del suo governo il nostro paese non è mai stato così sottomesso agli Usa, alla Ue e ai sionisti. Tutto quanto c’era da firmare e ratificare appecoronati a queste forze occupanti è arrivato puntualmente con tanto di ringraziamenti ed effusioni.

È per questo che il territorio italiano è diventato avamposto del genocidio in corso a Gaza. È per questo che ci siamo indebitati e abbiamo tagliato a fette lo stato sociale per firmare gli 800 miliardi di riarmo imposti dalla von der Leyen. È per questo che assassini terroristi dell’IDF (l’esercito di occupazione israeliano) scorrazzano per il paese per andare alle terme e rigenerarsi per rifocillarsi dalle fatiche dello sterminio di un popolo. È per questo che la premier non parla, non fa conferenze stampa e non risponde, sono altri che decidono e rispondono per lei.

Ma non è tutto. L’ordine pubblico, le strade sicure e la disciplina urbana strombazzati durante la campagna elettorale e durante il suo mandato si sono sciolti come neve al sole. Quanta sicurezza c’è? Aumentano furti e rapine. Aumentano le truffe. Aumentano violenze e abusi sessuali. Non bastano zone rosse, arresti sommari, pestaggi e teaser contro miserabili, poveri e disadattati.

Non bastano i DL sicurezza per impedire la mobilitazione e la riscossa, tanto che la parola d’ordine “fermiamo tutto” ha bloccato il paese e messo il governo e le sue sceneggiate securitarie in un angolo. E anche questo non va giù agli stessi elettori di Fratelli d’Italia e del centrodestra. Emblematico il passante indignato che, durante le cariche della polizia a dei manifestanti per la Palestina, il 7 ottobre a Bologna, urlava alla polizia “è così che mantenete l’ordine pubblico? State facendo un macello!”.

https://www.instagram.com/reel/DPiyH84CECl/?utm_source=ig_web_copy_link&igsh=MzRlODBiNWFlZA==

Ultimo capitolo di questo triste romanzo è la discussione della legge finanziaria. Già di per sé avere la faccia tosta di presentarsi in parlamento con una legge finanziaria da 17 miliardi è da guinness dei primati. Ma questa legge, a parte l’incremento di spesa in armi, Difesa e repressione e il taglio sistematico a qualsiasi fondo che abbia una parvenza sociale, ha messo le une contro le altre anche le forze di maggioranza.

Lega e Forza Italia si sono trovate diverse porzioni del proprio elettorato – professionisti, grandi affittuari, medie e piccole aziende, ecc. – danneggiate dalle decisioni dell’esecutivo. Elettori a cui serve poco il bavaglio sull’antisemitismo ideato da quella volpe di Gasparri o i tentativi di impedire o mettere sotto attacco gli scioperi.

Elettori a cui queste forze politiche in un modo o nell’altro devono rispondere. Ed è per questo che Salvini continua a fare l’influencer inauguratore seriale di autobus e treni fantasma, che Marina Berlusconi ha battuto cassa minacciando di scendere direttamente in campo (l’Italia e il paese che amo bis…) e che Meloni è corsa il 7 ottobre (occhio alla data…) a farsi sbavare le natiche da Bruno Vespa a Porta a porta per dire ai suoi che non c’è da preoccuparsi e che va tutto bene.

Il sovranismo senza sovranità, il (dis)ordine pubblico e la ricetta economica indigesta della Meloni non sono un problema solo per i comunisti, i sindacalisti, gli attivisti sociali che si occupano di Palestina o quelli che si mobilitano da anni per l’attuazione della Costituzione e dei diritti essenziali delle masse popolari. È ormai un problema anche per gli elettori che Meloni l’hanno votata.

Il governo Meloni rimane al suo posto principalmente perché i vertici della Repubblica Pontificia italiana non hanno ancora trovato una soluzione di ricambio adeguata. E non è detto che la trovino, soprattutto se persiste e si allarga la mobilitazione popolare contro la guerra, il riarmo, il genocidio dei sionisti in Palestina e il sostegno a Nato-Usa.

Sono sempre di più gli organismi, i coordinamenti, le reti, le organizzazioni sindacali, politiche e gli esponenti della società civile che il governo Meloni vogliono mandarlo a casa.

Questo blocco sociale, questo fronte, è la maggioranza del paese. Per mandare a casa il governo Meloni è necessario che sempre più queste forze si coalizzino, alimentino l’organizzazione e il coordinamento di parti crescenti del resto della popolazione, mettano all’angolo il governo Meloni e lancino la battaglia per dare al nostro paese un governo di emergenza popolare che attui la Costituzione del 1948 e prosegua le mille iniziative di base che bloccano il paese e rendono la vita impossibile a Meloni e i suoi fino a cacciarli.

Come si fa?
“Cambiare la narrazione per cambiare la prospettiva
Siamo travolti dagli effetti della crisi generale e, allo stesso tempo, dalle misure che la classe dominante impone con il pretesto di farvi fronte. Siamo immersi in un vortice di “sempre peggio” che sfida persino il buon senso comune.
Emergenza si accavalla a emergenza e da ogni parte si sente, si legge, si discute del fatto che è necessario cambiare rotta.
È necessario liberare il paese dalla sottomissione alla Nato, agli Usa, alla Ue e ai sionisti.
È necessario mettere un freno alla speculazione che devasta l’economia reale.
È necessario fermare il riarmo e l’economia di guerra.
È necessario affrontare urgentemente e con misure straordinarie la crisi climatica e ambientale. È necessario fermare il sistema delle grandi opere inutili e dannose.
Tutte necessità vere, ma che, finché rimangono sul piano puramente teorico, assumono il contorno di qualcosa che è impossibile realizzare.
Dobbiamo fare uno sforzo per cambiare la narrazione. Che poi è anche lo sforzo per cambiare visione del mondo, concezione del mondo, di noi stessi e del nostro ruolo.
Tutto quello che è necessario è anche possibile. Fate una prova. Ogni volta che sostituite “è necessario…” con “è possibile…” sorge immediata una domanda: come? Ogni necessità perde astrattezza e diventa concreta.
Il che non significa che la risposta sia semplice e immediata.
È necessario somiglia tanto a una preghiera, quella che arrivi qualcuno a risolvere – non si sa bene come – il problema.
È possibile responsabilizza ognuno a trovare la strada per risolvere il problema: cosa posso fare io, cosa possiamo fare noi, quali forze valorizzare, quali forze neutralizzare, chi sono gli alleati e chi sono i nemici.
Dobbiamo costituire un governo partigiano della pace e della Palestina libera che opera traducendo in pratica la Costituzione del 1948. E dobbiamo imporlo ai vertici della Repubblica Pontificia italiana.
È necessario, nel senso che è urgente farlo. Ma è soprattutto possibile, nel senso che il riuscire a farlo dipende interamente da noi, dai comunisti, dalla parte avanzata, organizzata e non rassegnata delle masse popolari”. Tratto da L’ora è ora. Cacciare il governo Meloni, sostituirlo con un governo di emergenza popolare

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