Dal 19 settembre al 4 ottobre milioni di lavoratori e lavoratrici si sono mobilitati nel paese per scioperare, manifestare e bloccare tutto, smascherando la complicità del governo Meloni con il genocidio in corso e dimostrando di essere in grado di fare quello che le istituzioni non vogliono fare.
Gli insegnanti sono stati tra le categorie che più hanno risposto all’appello lanciato dai portuali a bloccare il paese.
Scioperi e manifestazioni delle scorse settimane sono stati l’occasione per tanti insegnanti per “riconoscersi”, per capire quale collega è più sensibile alla lotta contro la guerra, quali più disposti ad attivarsi. Si sono scoperti non soli, non isolati al lavoro. Hanno scoperto di poter avere una rete, di poter essere una forza, dentro e fuori dalla scuola, organizzando iniziative al lavoro, nelle classi e negli istituti (come i minuti di silenzio o attività per la Flotilla) e partecipando con spezzoni di insegnanti nelle piazze, coinvolgendo i propri studenti.
Anche se le ondate di mobilitazione si sono – per il momento – ridimensionate, tanti sono gli insegnanti che continuano a mobilitarsi, alcuni in collettivo, altri nell’ottica di costruirne uno per non disperdere questa forza. Per tradurre questo potenziale dentro ogni scuola e renderlo realtà ordinaria. Per fare in modo che chi si è “riconosciuto” adesso non si perda, ma si leghi per incidere dentro la scuola, contro le minacce di censura e le politiche di smantellamento, fuori dalla scuola contro le politiche di guerra.
Negli scorsi giorni abbiamo raccolto alcune esperienze di insegnanti di cui avevamo seguito la mobilitazione nelle scorse settimane. Alcuni sono esempi più strutturati, altri riguardano esperienze piccole o isolate, comunque utili a perseguire questa strada. Ne riportiamo solo alcuni che rappresentano questi due estremi, ma che mostrano tutti la possibilità di costruire organizzazione in ogni scuola, per rendere permanente il protagonismo degli insegnanti e renderli una forza capace di cambiare il corso della scuola pubblica, come lo hanno cambiato in questo inizio di anno scolastico. Per essere parte di una forza che può essere cambiamento del paese.
“Nel nostro paese basterebbero un centinaio o anche meno di organismi aziendali come il Collettivo di Fabbrica della GKN che fanno delle aziende minacciate di delocalizzazione, chiusura, ristrutturazione dei centri promotori della lotta contro lo smantellamento dell’apparato produttivo del paese e come il CALP di Genova che bloccano i porti italiani al traffico di armi, di organismi territoriali come i NOTAV della Val di Susa che impediscono o boicottano la realizzazione di grandi opere speculative di devastazione del territorio, di organismi tematici come Friday For Future ed Extinction Rebellion, come i Comitati per l’Acqua Pubblica, i comitati per la casa e altri, coordinati tra loro e orientati a costituire un governo d’emergenza di loro fiducia, per rendere ingovernabile il paese dai vertici della Repubblica Pontificia e costringerli a ingoiare (provvisoriamente nei loro propositi) un governo d’emergenza popolare”
A Firenze un’insegnante di scuole medie ci ha riportato l’esistenza di un gruppo – Scuole per Gaza – che si è strutturato tra le insegnanti di Firenze e Prato a seguito dell’ondata di mobilitazioni. Su spinta di alcune Rsu la scorsa settimana hanno indetto un’assemblea che si è svolta in un circolo Arci della zona e che ha messo all’ordine del giorno la volontà di proseguire il confronto collettivo, di mantenere i rapporti che si erano creati e strutturare una rete di supporto reciproco.
All’ordine del giorno quindi la ricostruzione e la difesa dell’agibilità degli insegnanti nei collegi docenti (sempre più bloccati dai dirigenti) e la prospettiva di strutturare interventi dentro le scuole che moltiplichino la forza e l’incisività di quello quotidiano del singolo insegnante nelle proprie classi (nessuno si salva da solo). L’assemblea ha rilanciato quindi il mantenimento della rete dare vita a un osservatorio Firenze-Prato per attenzionare la situazione a Gaza e la militarizzazione delle scuole; per monitorare e preparare la battaglia contro il decreto Gasparri, che nelle scuole si somma alle direttive di Valditara.
Ma non solo alle iniziative all’interno delle scuole l’assemblea ha fatto riferimento, prima di tutto con la presenza di AssoPalestina e di Sanitari con Gaza, con cui sviluppare iniziative dentro e fuori le scuole, e con legami con il resto del territorio, nello specifico per preparare uno spezzone per partecipare alla manifestazione promossa dal collettivo di fabbrica Gkn.
Dalle tante esperienze che abbiamo raccolto è emerso anche che in molte scuole non si sono ancora create assemblee, coordinamenti o comitati dopo le mobilitazioni, ma sono presenti insegnanti che hanno la volontà di crearli e che si chiedono come fare. Abbiamo parlato ad esempio con due insegnanti di Sesto San Giovanni, entrambe con questa spinta. Una di loro ci ha raccontato di essere stata titubante sul mobilitare le colleghe per lo sciopero del 3 ottobre, ma che alla fine quando ha lanciato l’appello a scioperare nella chat condivisa, tutte hanno aderito allo sciopero.
Si chiede adesso come fare per sviluppare questo legame e altre iniziative nella scuola e sta provando a farlo partecipando ad attività per la Palestina e contro la guerra sul territorio, provando ad invitare colleghe per avviarci un ragionamento. Stessa cosa ci ha detto l’altra insegnante, che è riuscita invece ad individuare una sola sua collega che ha scioperato e che è spinta ad approfondire rispetto all’evolversi della situazione, a mobilitarsi ancora. “Con lei – ci dice – si tratta ora di continuare a confrontarci, parlare e capire come attivarsi al lavoro, anche coinvolgendo i giovani studenti per educarli al rifiuto della guerra”. Ambito in cui proverà quindi a sviluppare il rapporto con questa collega è un cineforum sulla Palestina organizzato nella sua città.
Gli appigli per organizzare collettivi di insegnanti in ogni scuola sono tantissimi, anche e soprattutto alla luce dei tanti gruppi che si sono creati per partecipare a scioperi e mobilitazioni. Anche solo da due persone si può partire a strutturare un collettivo in grado poi portare avanti attività, di allargarsi e legarsi anche con altri.
Una delle prossime occasioni da usare è la giornata del 4 novembre, giornata “dell’unità nazionale e delle forze armate”. In quella giornata sarà importante denunciare iniziative guerrafondaie nelle scuole, tentativi di militarizzare le ore scolastiche, le gite; boicottare la partecipazione delle proprie classi – come già alcune insegnanti stanno facendo – e promuovere invece iniziative culturali e storiche di contrasto alla guerra e al genocidio in corso. Le insegnanti che vogliono attivarsi possono mettersi in contatto con il Coordinamento Nazionale No Nato e con l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole, che ne fa parte.
Come organizzarsi nei posti di lavoro? Leggi anche Attivarsi contro la guerra nei posti di lavoro – contributo di una lavoratrice che lo sta facendo.






