Contro il genocidio del popolo palestinese e la crescente esclation bellica, un’immensa mobilitazione ha percorso e continua a percorrere l’Italia da nord a sud.
Da protagonisti sono emersi i portuali di Genova, Livorno, Ravenna e degli altri porti in lotta, affiancati dagli operai della logistica, dal personale sanitario e dai docenti solidali con la Palestina. Anche commercianti di diverse città hanno sostenuto lo sciopero. Giovani, anziani, famiglie intere con bambini: a bloccare tutto c’eravamo tutti!
In questo scenario di solidarietà internazionale e di crescente mobilitazione contro il governo Meloni, apertamente coinvolto nel genocidio del popolo palestinese, si collocano i tentativi repressivi portati avanti da ministri, senatori e deputati del suo esecutivo. Tra questi, l’interrogazione parlamentare di Fratelli d’Italia contro il P.CARC, datata 8 ottobre, in cui sono stati evocati riferimenti alla “lotta armata” e a una presunta fusione tra comunisti e “islamisti”, oltre all’equiparazione, da parte loro, tra antisemitismo e antisionismo.
Il giorno successivo, il 9 ottobre, come seguito a questa “sceneggiata”, il Senatore Gasparri ha presentato il disegno di legge n. 1627. L’origine di questo disegno di legge risiede nel ddl 1004 mirante a “contrastare gli atti di antisemitismo” e promosso dai senatori leghisti Romeo, Pirovano e Bergesio il 30 gennaio 2024. Un evidente tentativo di disarticolare il movimento in sostegno al popolo e alla resistenza palestinese. Quella di Gasparri è una nuova versione più “organica e articolata”.

Attraverso l’articolo 1, il disegno di legge integra nel diritto italiano la definizione dell’IHRA di antisemitismo, vincolando istituzioni pubbliche, scuole e università a essa. È evidente come, la voluta vaghezza della definizione proposta dall’IHRA, configura uno scenario potenzialmente repressivo, dove opinioni personali e critiche politiche vengono “confuse” con espressioni di odio. Infatti, una delle parti più controverse riguarda proprio le “esemplificazioni pratiche” che identificano come antisemita la critica alle politiche dello Stato di Israele o la negazione della sua esistenza, quando interpretate come espressioni di odio verso gli ebrei. In tal modo, si arriva a equiparare antisionismo ad antisemitismo per l’appunto.
L’articolo 2 obbliga le scuole e gli enti pubblici all’introduzione di programmi formativi su antisemitismo e antisionismo, supervisionati da un comitato ministeriale. Con l’articolo 3 i dirigenti scolastici e universitari vengono obbligati a segnalare comportamenti o dichiarazioni ritenuti antisemiti, pena la sospensione fino a sei mesi. L’articolo 4 modifica il codice penale, in particolare l’articolo 604-bis (Legge Mancino n. 205/1993), prevedendo pene detentive da due a sei anni per chiunque neghi il diritto all’esistenza dello Stato di Israele o ne giustifichi la distruzione. L’articolo 5 impone alle amministrazioni pubbliche di adeguare i propri codici comportamentali con misure interne mirate alla repressione di atteggiamenti considerati antisemiti.
Per chi volesse approfondire a questo link è possibile scaricare il disegno di legge.
Questa misura non solo prende di mira la libertà di espressione sancita dall’articolo 21 della Costituzione ma anche quella di insegnamento garantita dall’articolo 33. Questa è già ampiamente compromessa dalle politiche di tagli alle risorse e di precarizzazione dei lavoratori della scuola. Una condizione peggiorata da censure, provvedimenti disciplinari e casi di pressioni agite dal Ministero dell’istruzione, dalle Giunte comunali e dalle comunità ebraiche come ben illustrato in questo appello di Docenti per Gaza.
Siamo di fronte a un becero tentativo di imbavagliare docenti e studenti, questi ultimi componente essenziale della lotta contro il genocidio in Palestina e contro la terza guerra mondiale. Da qui deriva anche la criminalizzazione delle occupazioni che stanno avvenendo in diverse città italiane. Tutto questo avviene mentre Israele continua ad agire in aperta violazione dell’accordo di pace raggiunto dalla Resistenza palestinese. Dallo scorso 10 ottobre a oggi l’illegittimo stato sionista ha ucciso oltre 100 palestinesi e sganciato 153 tonnellate di bombe sulla Striscia.
Il nostro compito continua ad essere sostenere la Resistenza palestinese e spezzare l’asse dei governi complici di Israele qui a casa nostra cacciando il governo Meloni! Il mondo della scuola è una componente essenziale di questa lotta tramite lo sviluppo del coordinamento e dell’iniziativa unitaria di organismi già esistenti come, per l’appunto, docenti per Gaza ma anche l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole.
Una lotta, quella contro il ddl Gasparri su cui devono convergere anche le reti attive contro la repressione e per la solidarietà di classe, come A pieno regime e Liberi di lottare che in questi anni si sono attivati contro il DDL sicurezza di cui abbiamo ampiamente fatto carta straccia nelle piazze mostrando, ancora una volta, che la repressione non può fermare la storia.

In questo contesto, quindi, la costruzione di un fronte comune di lotta contro la repressione – che si esprime nelle forme più ampie e variegate come questo stesso ddl dimostra – non è solo una necessità dettata dall’esigenza di difendersi dagli attacchi del nemico, ma è anche e soprattutto uno strumento per arrivare al consolidamento della rete delle organizzazioni operaie e popolari che le lotta contro il genocidio in questi due anni ha contribuito a creare ed stendere (innumerevoli sono i comitati, le associazioni nati nell’ultimo periodo) e a una sua assunzione di ruolo verso le masse popolari tutte stante l’allargamento di questo movimento a settori sempre più ampi di popolazione.
La resistenza alla repressione, la lotta contro la repressione e la solidarietà proletaria sono, in questa fase, un ambito decisivo della lotta per cacciare il Governo Meloni e per alimentare l’organizzazione dei lavoratori e delle masse popolari, nel caso di specie dei lavoratori della scuola e degli studenti contro le leggi bavaglio, contro l’aggressione al diritto all’insegnamento costituzionalmente sancito!
Il P.CARC sostiene e si unisce alle iniziative contro il DDL Gasparri, invitando anche le altre forze politiche a fare lo stesso, con un particolare incoraggiamento al supporto e al rafforzamento di realtà come Docenti per Gaza.






