Sabato 30 maggio si è tenuta la riunione pubblica organizzata dal Partito dei CARC per aprire un confronto sul processo di privatizzazione di un servizio pubblico essenziale come la nettezza urbana e sull’organizzazione della resistenza da opporre. Hanno risposto al nostro invito sia delegati dei dipendenti AMA attivi nei percorsi di lotta all’interno dell’azienda che il comitato Roma NO Profit, organismo che conduce un’attivita di inchiesta sui processi di messa a valore della citta e sulle misure di emergenza da intraprendere per fermarne i rovinosi effetti.
La discussione è servita ad inquadrare le dinamiche in corso all’interno di AMA ed in particolare l’accordo del 15 aprile scorso che impone il lavoro domenicale obbligatorio per tutti gli addetti al servizio di raccolta. Questa ed altre manovre aziendali peggiorative delle condizioni di lavoro segnano un’accentuazione dei preparativi, gia in corso da decenni, della messa sul mercato del servizio di nettezza urbana. In questo senso il peggioramento delle condizioni di lavoro, lo smantellamento delle conquiste e l’erosione delle concessioni e favoritismi frutto del sistema clientelare su cui AMA è stata fondata, non sono mosse fini a loro stesse. Così come non è fine a se stessa la decadenza del servizio, strutturalmente impotente nei mezzi e nelle risorse per provvedere alla pulizia di una città come Roma. Tantomeno lo è la costruzione, per tappe forzate, dell’inceneritore di Gualtieri.
La giunta Gualtieri e i manager assoldati nella gestione di AMA (e ieri chi li ha preceduti) lavorano a rendere il servizio di nettezza urbana un piatto prelibato per i voraci appetiti della speculazione finanziaria e pretendono di servire come contorno anche lo smaltimento dell’immondizia (tramite i dispendiosi e nocivi inceneritori). Direzione 2029, anno della messa a gara del servizio di nettezza urbana e tempo limite entro cui imbellettare la pietanza.
E’ un processo nient’affatto diverso e con molte similitudini con quello che ha interessato ad esempio Alitalia, nel corso dei decenni spolpata e rimaneggiata, fino a trasformarla in quel che il mercato del trasporto aereo civile voleva: una piccola compagnia aerea, per piccole tratte, con grandi risorse depredabili e a disposizione dei grandi monopolisti del settore. Analoghe sarebbero le conseguenze di un simile trattamento in AMA: occupazionali (molti “rami secchi” da tagliare come li chiamano i padroni), contrattuali (più lavoro e produttivita’ al minimo costo), ambientali (aumenterebbe ulteriormente il degrado urbano).
Che fare?
In primo luogo, bando all’attendismo!
Dalla discussione è emerso che di fronte alla scure privatizzatrice che si sta già abbattendo su AMA esistono almeno due tendenze che di fatto indeboliscono la preparazione della resistenza che è necessario opporre tra quanti si prodigano per il miglioramento della condizione dei lavoratori e la qualità del servizio ai cittadini,
-impegnarsi in battaglie di difesa del regime esistente in AMA senza mettere al centro o anzi tacendo la parola d’ordine e l’obiettivo di fermare la privatizzazione, che invece deve diventare il punto focale di ogni battaglia, da quella in corso contro la domenica obbligatoria alle altre che verranno: solo stoppando il processo di privatizzazione è possibile mettere fine agli attacchi aziendali contro i lavoratori e le lavoratrici AMA,
-rimandare l’avvio della mobilitazione a dopo l’annuncio aperto ed esecutivo della privatizzazione, con la conseguenza di non preparare i rapporti di forza per resistervi e quindi soccombere.
Il NO alla privatizzazione deve diventare la premessa e lo sbocco di ogni vertenza, agitazione, iniziativa contro le mille manifestazioni del peggioramento della condizione dei lavoratori in AMA. Ognuna delle quali deve diventare affluente di un unico fiume e di un’unica campagna generale: guastare la festa ai promotori della privatizzazione!
In secondo luogo, bando al settarismo, organizziamoci e coordiniamoci!
Dalla discussione è emerso che lo sviluppo della mobilitazione, dell’unità e soprattutto del protagonismo dei lavoratori e delle lavoratrici sono dei presupposti fondamentali per lo sviluppo di un movimento di lotta che punti a vincere. Occorre far emergere, costituire e coordinare tra loro gruppi di lavoratori che deposito per deposito e area per area, uniscano le forze dei lavoratori che, a prescindere dall’appartenenza sindacale, sono interessati ad organizzarsi e a resistere alla privatizzazione. E’ la rete che deve contribuire a tessere chiunque è seriamente interessato ad alimentare il movimento di lotta in AMA.
A questo fine, anche nel contesto AMA, le divisioni tra sigle sindacali sono un fattore di disturbo. Lo spirito di concorrenza e la tendenza ad anteporre l’allargamento della propria organizzazione sindacale a scapito dell’interesse collettivo dei lavoratori, contribuiscono al frazionamento dei lavoratori, ostacolano la costituzione degli organismi di base dei lavoratori che sono l’ossigeno per lo sviluppo di un movimento di lotta capace di affondare il processo di privatizzazione.
La discussione ha infine centrato l’importanza di promuovere tra i lavoratori coscienza del quadro della situazione dentro cui la privatizzazione AMA si colloca. Una privatizzazione da regime di economia di guerra, nuovo pilota automatico del governo del nostro paese, imposto a sostegno e salvaguardia della nuova guerra mondiale di USA, UE e sionisti. Una privatizzazione che quindi chiama in causa il sistema politico di governo di Roma e del paese e il suo servilismo verso multinazionali e potentati economici vari. Questo è l’asse da spezzare per fermare il declino di quel che resta dell’apparato produttivo dei servizi pubblici, sempre più impoveriti, tagliati, venduti… Sempre più fondamentali per la gestione di società ad alto funzionamento collettivo cui deve anche corrispondere una direzione della politica sull’economia affinché questa ponga al centro interessi e scopi collettivi. Nulla di più lontano dal sistema politico delle larghe intese, della finta alternanza e della vera prostrazione della sovranità ai desideri e scopi dei ricchi e straricchi, di cui è esemplare l’asse Meloni-Gualtieri.
Cacciarli via è nell’interesse dei lavoratori AMA e di tutte le masse popolari: una questione di salute pubblica!

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