All’alba di stamattina il governo Meloni ha inviato le proprie truppe di occupazione a Laurentino 38 per sgomberare gli stabili del sesto ponte. Questi spazi da decenni ospitavano luoghi di socialità alternativa, attività di mutuo soccorso nonché abitazioni che hanno garantito il diritto alla casa per abitanti del quartiere in emergenza abitativa. Questa operazione ha il suo mandante politico nel governo Meloni che con la repressione cerca di silenziare i centri promotori della mobilitazione contro la guerra esterna e interna, tra queste il movimento dei centri sociali di cui le realtà del Laurentino sono espressione. Tutto ciò con la collaborazione del sistema di potere romano ruotante attorno al PD e a Gualtieri, grandi sponsor e benefattori di ogni operazione speculativa in corso nel tessuto metropolitano, tra queste quella relativa alla riqualificazione dei ponti del Laurentino 38.
Il sistema di larghe intese teme l’esistenza di organizzazioni di base che operano nei quartieri popolari per porre rimedio dal basso, con la mobilitazione e la solidarietà, ai disastri arrecati dal pilota automatico dell’economia di guerra contro vivibilità, benessere e servizi nei territori abitati dalle masse popolari.
Lo smantellamento del sesto ponte del Laurentino 38 è parte di una più ampia agenda con cui le larghe intese ambiscono ad annientare o ammansire il tessuto di organizzazioni popolari di questo genere. Questa è la missione della campagna Piantedosi a Roma, mediaticamente presentata come lotta senza quartiere a centri sociali e abusivi. Non vogliono intralcio per le operazioni speculative degli squali del mattone e soprattutto non vogliono potenziali candidati alla gestione alternativa dei territori in funzione di interessi e bisogni delle masse popolari. Allora che ogni sgombero diventi l’occasione per rafforzare e moltiplicare i nodi di questa rete. Che ogni sgombero aggiunga una barricata alla lotta per cacciare il governo Meloni, farla finita con il sistema di larghe intese ed imporre un nuovo sistema di governo delle città e del paese. E’ quello che chiamiamo governo di emergenza popolare e che ha già le sue gambe nella miriade di organizzazioni di base, operaie e popolari, che dalle aziende, ai quartieri, alle scuole vanno diffondendosi nel paese.

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