Con Valerio e Roberto nel cuore, per una rossa primavera, contro settarismo e guerra tra bande
Due anniversari, un orizzonte di lotta. Anche quest’anno si sono tenute le tradizionali commemorazioni dei compagni Valerio Verbano e Roberto Scialabba. Alcune migliaia di compagne/i si sono ritrovati in piazza per onorare il sacrificio di Valerio e in alcune centinaia per Roberto. Ricordando Valerio e Roberto abbiamo ricordato ognuno dei caduti della lotta per il comunismo, legati da un filo rosso resistente ad ogni tentativo di dissociazione, sia passato che postumo. E’ nero invece ed è vergato USA-NATO il filo che collega le vittime del terrore controrivoluzionario dispiegato in Italia nel secolo scorso con le vittime di guerre, carneficine e genocidi dei nostri giorni. Gli imperialisti che ieri, servendosi di manovalanza fascista e di governanti fantoccio, hanno armato la controrivoluzione in Italia e altrove, sono gli stessi che oggi armano la nuova terza guerra mondiale, indotti dal rovinoso declino del loro dominio sul mondo. Una ragione in più per andare oltre la rievocazione dell’identità politica rivoluzionaria dei nostri caduti oggi più che mai inseparabile dall’abbracciare gli obiettivi politici rivoluzionari in nome dei quali ha combattuto la parte più avanzata del vecchio movimento comunista e rivoluzionario.
Condurre una politica rivoluzionaria oggi significa passare al contrattacco perché di sola resistenza difensiva, per quanto generosa e ad oltranza, potremo soltanto rallentare ma non inceppare il corso disastroso che tutto travolge. Significa anzitutto promuovere, moltiplicare e rendere contagiosa la costituzione di organismi operai e popolari che su ogni terreno passano all’attacco e agiscono come nuova autorità pubblica e popolare. Bisogna creare molti collettivi di lavoratori, come già ne esistono tra i portuali Genova e Livorno, in ogni luogo di lavoro ostaggio dei traffici di guerra. creare molti collettivi di fabbrica come alla ex GKN per ogni azienda colpita dalla deindustrializzazione, molte reti territoriali come al Quarticciolo per ogni territorio abbandonato al degrado, molte Val di Susa per ogni territorio divorato dalla speculazione. Lo sviluppo quantitativo di queste iniziative è la rotta fondamentale del contrattacco necessario, possibile e obbligatorio da portare avanti. Significa unire in un fronte ampio tutte le forze organizzate e le classi che hanno il comune interesse di sottrarre il nostro paese alla spirale di morte e guerra in cui la borghesia imperialista ci trascina. Significa puntare in alto: mirare a rompere il sistema di larghe intese e imporre un nuovo sistema di governo del paese e delle città che sia espressione degli interessi delle masse popolari organizzate e inizi a recidere la sottomissione al protettorato USA-NATO e alle sue molteplici e nefaste conseguenze. Sono ambizioni molto più grandi di noi ma sono anche compiti urgenti quanto è grave la situazione in cui gli imperialisti ci stanno cacciando. Sono compiti resi possibili dal fatto che abbiamo di fronte dei nemici di classe che sono tanto assetati di guerra e distruzione quanto il loro dominio è traballante e privo di legittimità tra le masse popolari, eroso dalla crisi generale del capitalismo giunta alla sua fase terminale e che con la guerra mondiale offre una dimostrazione plateale di essere “alla frutta”.
Questa è, in estrema sintesi, una declinazione realizzabile e possibile dei compiti rivoluzionari che i comunisti e tutti gli oppositori del sistema di larghe intese e dei suoi centri di potere reali (imperialisti USA-NATO, il Vaticano, la mafia, le associazioni padronali) possono assumere oggi, anche in un contesto di relativa debolezza del movimento comunista e rivoluzionario. Sono diverse le occasioni di mobilitazione e gli esempi positivi che il movimento operaio e popolare ha saputo offrire negli ultimi anni, da ultimo con la sequenza di mobilitazioni dell’autunno 2025 che anche a Roma hanno dato prova di grande vitalità e delle molte potenzialità in ballo. Adesso rilanciare la mobilitazione è possibile e nuove opportunità sono dietro l’angolo: i mesi di marzo e aprile sono circostanze eccellenti per ripetersi e andare oltre i risultati raggiunti. Possiamo farcela? A riguardo alcuni fatti accaduti in queste settimana mettono all’ordine del giorno che per avanzare dobbiamo regolare i conti con una tara che è più urgente di altre prendere di petto.
Compagne e compagni bisogna bonificare il nostro campo dalla piaga del settarismo e dello spirito di concorrenza che dilaga. Questo è il passo in avanti più urgente da compiere per i comunisti e le forze dell’opposizione politica, sociale e sindacale anti-larghe intese. Ciò vale in particolare a Roma dove il picco di forza della mobilitazione di settembre e ottobre (soprattutto i grandi scioperi unitari del 22 settembre e del 3 ottobre) è stato raggiunto di pari passo con il dispiegarsi di dinamiche settarie che si sono incancrenite fino a diventare terreno di una deleteria guerra tra bande. Fino ai gravi fatti accaduti il 21 febbraio che hanno insozzato il corteo per Valerio, con la tensione tra Rete dei Comunisti (RdC) e organismi affini e altre aree politiche di movimento, sfociata infine nell’isolamento e nell’attacco contro lo stesso spezzone dell’area della RdC. Sono scontri che ne preludono altri fino a quando le parti in causa di questa guerra tra bande continueranno di questo passo. A chi giova? Soltanto al nemico e ai suoi apparati repressivi, che si ritrovano servita su un piatto d’argento una situazione da sfruttare per operazioni di infiltrazione e per provocazioni finalizzate ad esacerbare ancora di più lo scontro in atto, ad alimentare la corrente dello spirito di concorrenza e le sue degenerazioni, a deviare l’iniziativa politica dei comunisti e delle forze anti-larghe intese in una lotta fratricida tra compagne/i appartenenti allo stesso campo della lotta di classe. Delle due l’una: o agenti provocatori sono già all’opera (in tal caso saranno le organizzazioni coinvolte a stabilirlo) oppure il degrado ideologico e politico si è talmente impossessato delle fazioni coinvolte che le stesse con la propria condotta stanno risparmiando il lavoro al nemico (in tal caso non servono agenti provocatori perché a provocarci ci pensiamo da noi). Di certo, tra i contendenti, chi si ispira all’esperienza del movimento comunista e rivoluzionario italiano e internazionale deve assumere un ruolo d’avanguardia nel porre fine a questa spirale, iniziando a trattare divergenze e contrasti che esistono nel nostro campo secondo una sana linea di politica da fronte: unità d’azione sugli obiettivi comuni, dibattito e critica franca, aspra e aperta per quanto riguarda le divergenze, solidarietà reciproca di fronte agli attacchi del nemico. Questi sono i capisaldi di una modalità di relazione tra le diverse forze del movimento che sia sana e costruttiva ma che, per essere praticata, necessita della messa al bando di alcune deviazioni molto diffuse.
1. Bando alla guerra tra poveri. Il dilagare dell’odio settario nel nostro campo che trasforma in antagoniste le contraddizioni tra le numerose parti del movimento equivale ad arruolarsi nella guerra tra poveri su cui la classe dominante soffia a pieni polmoni. L’analisi, la linea o la pratica che può essere ritenuta la più dannosa deve e può essere criticata con asprezza e senza convenevoli ma mai le divergenze devono diventare motivo per accuse di contiguità con il nemico, a meno che non ci siano fondate e documentate ragioni che quando sussistono devono essere denunciate pubblicamente.
2. Bando allo spirito da bottegai. Parliamo della tendenza a considerarsi proprietari in posizione di monopolio di una lotta e della sua gestione, di una manifestazione e della sua composizione, di un altoparlante e del suo utilizzo, ecc. Blindare l’agibilità politica in nome di un supposto diritto di proprietà si addice ai rapporti che intercorrono tra capitalisti: chi si fa promotore di questi modi nel movimento comunista e anti-larghe intese si pone sulla scia di Trump o dei capi-cosca anche se idealmente si proclama fedele a grandi maestri del movimento comunista e rivoluzionario.
3. Bando alla pratica dei servizi d’ordine rivolti contro altre organizzazioni e aree. Parliamo della pratica di arrogarsi il diritto di minacciare, assumere una posizione offensiva o andare alle vie di fatto contro altre organizzazioni ritenute concorrenti, da sottoporre a cordone sanitario, ecc. E’ l’effetto in cui scadono quanti si considerano alla stregua di proprietari della porzione di lotta di classe su cui esercitano il proprio ruolo. Così facendo si finisce con il trattare contraddizioni e divergenze con altri come se fossero contraddizioni con il nemico, cioè ricorrendo alla minaccia o al deterrente della forza. Anche in questo caso il corto circuito ideologico è significativo e dannoso per le nuove generazioni di militanti che vengono allevate a considerare legittimo il darsi al bullismo politico, indirizzare la propria forza verso altri comunisti, coltivare uno spirito di gruppo di tipo settario.
4.Bando alle relazioni da gruppo di amici. Parliamo della tendenza diffusa alla falsa benevolenza, alla ricerca del quieto vivere, all’apatia rispetto al dibattito politico-ideologico. Chi cerca all’esterno della sua organizzazione solo o principalmente amici inclini al suo progetto non fa i conti con il fatto che il movimento comunista nella sua storia è sempre avanzato attraverso furibonde lotte ideologiche, temprate nell’esercizio della critica e dell’autocritica. Chi se ne considera esentato e reagisce in cagnesco alle critiche alimenta modalità di relazione infantili in cui le divergenze e i contrasti divengono, come accade, alimento per la guerra tra bande.
E’ certo che l’organizzazione Rete dei Comunisti, data la propria appartenenza al movimento comunista, ha maggiori responsabilità nel superare la situazione venutasi a creare e dovrebbe anche essere in una posizione favorevole per trattare positivamente i contrasti degenerati in guerra tra bande in cui si trovano coinvolti. Usiamo il condizionale perché allo stesso tempo RdC, a propria volta, è stata promotrice e fautrice del settarismo e delle sue degenerazioni, esponendo nel corso di due anni il più vasto campionario delle forme e dei modi con cui attizzare guerra tra bande. Ciò non giustifica l’attacco e il successivo isolamento del loro spezzone dalla manifestazione per Valerio ma è abbastanza ovvio che i fatti del 21 febbraio non sono più gravi di atti dello stesso genere e tipo compiuti dall’area di RdC. A scanso di equivoci ribadiamo che è sempre sbagliato arrogarsi il diritto di impedire l’agibilità’ politica di altre organizzazioni e andare alle vie di fatto contro aree politiche diverse dalla propria.
La piaga del settarismo è un problema che riguarda tutto il movimento comunista, nessuno escluso. L’odio settario nel nostro campo è una trappola del nemico. Il primo passo è trattare pubblicamente del problema e farne oggetto di un dibattito franco e aperto cui tutti devono e possono contribuire. Questo comunicato è il nostro contributo in questa direzione e ci mettiamo a disposizione di chiunque sia interessato a neutralizzare la deriva settaria e a sviluppare il confronto necessario per costruire un’unita superiore nel movimento comunista e nel campo delle forze anti-larghe intese. Soprattutto facciamo del terreno propizio che abbiamo davanti a noi nelle prossime settimane e mesi l’occasione per disfarcene.
La campagna per il NO al referendum costituzionale del 22 e 23 marzo è l’occasione per bastonare il governo Meloni anche sul piano elettorale, la partenza della nuova Flottilla per Gaza ad aprile creerà condizioni favorevoli per il rilancio della mobilitazione di solidarietà con il popolo palestinese e contro la complicità in genocidio del governo Meloni e delle larghe intese. Così come sono opportunità per avanzare le mobilitazioni per l’8 marzo, la doverosa difesa di Porta San Paolo il prossimo 25 aprile dalle provocazioni sioniste, passando dalle manifestazioni nazionali che si svolgeranno a Roma (dal corteo nazionale per il NO sociale del 14 marzo convocato da PaP alla mobilitazione nazionale contro la guerra convocata il 28 marzo da Stop Rearm).
Se in autunno il governo Meloni ha tremato, le prossime settimane e mesi sono l’occasione buona per sviluppare l’ingovernabilità’ dal basso del paese e cacciarlo via. Se in autunno un fronte alternativo alle larghe intese ha sbaragliato la finta opposizione del polo PD, le prossime settimane e mesi sono il contesto in cui creare le condizioni e guadagnare posizioni nella lotta per imporre dal basso un’alternativa politica a tutto il sistema di larghe intese, fantoccio degli imperialisti USA, UE e sionisti, compresa l’emersione di un fronte cittadino alternativo agli squali camuffati della giunta Gualtieri. Certamente quelli che indichiamo sono obiettivi ambiziosi ma d’altro canto non darsi obiettivi di questo genere e piani d’azione per il loro raggiungimento vuol dire sottostare, in definitiva, al pilota automatico della guerra e delle sue ricadute. Certamente sono anche degli obiettivi che per essere raggiunti necessitano di uno sviluppo qualitativo e quantitativo dell’azione delle organizzazioni operaie e popolari, delle forze politiche, sindacali, di movimento del fronte anti-larghe intese e soprattutto del movimento comunista. Al lavoro e alla lotta, dunque, per neutralizzare le trappole tese dal nemico e per creare le condizioni per vincere.

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