Il 27 gennaio abbiamo partecipato al presidio convocato dal Coordinamento romano di solidarietà con la Palestina. Siamo scesi in piazza per onorare le vittime dei genocidi compiuti da fascisti e nazisti nel secolo scorso ribadendo la denuncia del genocidio in corso in Palestina da più di due anni. Per l’occasione si sarebbe dovuto tenere un presidio di lotta nei pressi della sede nazionale del Partito Democratico, complice con la sua componente filo-sionista delle nuove leggi “salva sionismo” che il governo Meloni intende approvare.

Denunciamo che in spregio del diritto di manifestazione ancora garantito nel nostro paese e sancito nella Costituzione del ’48, lo svolgimento del presidio è stato impedito da un ingente schieramento di forze dell’ordine, appositamente mobilitato per silenziare ogni voce dissonante dal racconto di regime sulla “giornata della memoria” del 27 gennaio, trasformata da anniversario della liberazione di Auschwitz da parte dell’Armata Rossa in giornata di genuflessione dello Stato italiano nei confronti dell’illegittimo e criminale Stato sionista d’Israele. Ieri a Roma abbiamo assistito ad una piccola prova generale di ciò che il governo Meloni intende generalizzare con la nuova legge “salva sionismo” in iter di approvazione. Una prova preceduta dai fatti del liceo Righi del 26 gennaio, con un’intera comunità scolastica resa ostaggio, con complicità di un preside servizievole, delle elucubrazioni di Noemi Di Segni, con tanto di racconti entusiasti sul suo arruolamento in gioventù nelle file del macabro IDF. Esprimiamo la nostra solidarietà agli studenti del Righi come agli identificati e ai denunciati per la partecipazione al concentramento romano di ieri davanti la sede del PD.

Rilanciamo da subito la mobilitazione per stroncare sul nascere la legge “salva sionismo” e ogni restrizione all’agibilita’ del movimento che da più di due anni denuncia il genocidio in Palestina, l’illegittimo e criminale stato sionista d’Israele e le mani sporche di sangue del governo Meloni, zerbino dell’ambasciata di Israele. Facciamolo con la forza della mobilitazione e dell’ampia solidarietà verso la causa del popolo palestinese e la sua resistenza, che da due anni percorre Roma e tutto il paese. Che diventi questo un ulteriore affluente del movimento generale che occorre alimentare in tutto il paese per cacciare il governo Meloni, impedirne la sostituzione con un altro governo di larghe intese ed imporre un governo di emergenza popolare. Dall’aumento della repressione al superiore coinvolgimento nella Terza Guerra Mondiale, dalla devastazione dell’apparato produttivo alla devastazione dell’ambiente e dei territori, dal carovita (frutto dell’economia di guerra imposta) al degrado sociale e ambientale crescente, la soluzione è politica. Dobbiamo disarcionare il sistema politico di larghe intese dal governo del paese ed imporre un governo del paese emanazione delle organizzazioni operaie e popolari e dell’ampio fronte di popolo, politico, sindacale, sociale che anima la resistenza al corso disastroso delle cose.

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