La borghesia ha alzato il livello dello scontro. L’inasprimento della repressione è una delle poche misure che il governo Draghi ha fin qui concretamente applicato. L’assassinio di Adil Belakhdim è conseguenza di questo processo. La sua morte non è un incidente: è il frutto di un clima, di una campagna di criminalizzazione, è un attacco gravissimo nel contesto della lotta di classe in corso nel nostro paese. Adil è caduto sul fronte di questa guerra, il suo sangue versato è il sangue della classe operaia, il suo sacrificio è una scintilla che può e deve dare fuoco alla prateria.
L’escalation di aggressioni ai picchetti e ai presidi di lavoratori iscritti al SI COBAS, alla FedEx di Piacenza, alla Zampieri di Tavazzano di Lodi, alla Texprint di Prato, era alla base della proclamazione dello sciopero generale del settore della logistica del 18 giugno scorso. La lotta contro la repressione, come già evidenziava Marx, è un campo della lotta di classe e la alza di livello. I tentativi di repressione delle lotte operaie per mano di mazzieri privati, protetti dalla polizia, hanno fatto fare passi avanti nell’unità d’azione contro il nemico comune.

Allo sciopero e alla sua piattaforma avevano dato, infatti, la loro adesione sia l’ADL Cobas che il settore logistica di USB, un risultato inedito e per nulla scontato. Anche CUB trasporti aveva scioperato lo stesso giorno su una propria piattaforma, ma con spirito apertamente unitario e solidale.
È nel corso di questo sciopero, al picchetto dei magazzini Lidl di Biandrate, in provincia di Novara, che Adil Belakhdim viene ammazzato mentre altri due lavoratori rimangono feriti.
L’esecutore materiale del crimine è un camionista, un lavoratore dipendente che ha scelto di essere un crumiro e di forzare il picchetto; i fiancheggiatori sono invece i membri delle Forze dell’Ordine che hanno finto di non vedere cosa stava succedendo; i mandanti, gli assassini in guanti bianchi, sono i padroni disposti a tutto per imporre la legge del profitto.

L’omicidio ha messo in moto una solidarietà diffusa, iniziando ad abbattere gli steccati del settarismo: la ferocia del nemico di classe lo ha imposto. La classe operaia è stata colpita al cuore. La sua parte più cosciente sa bene che l’attacco a quei picchetti è un attacco che la riguarda direttamente, è una minaccia precisa e un tentativo di intimidazione.
Immediatamente, sono stati organizzati in tutta Italia, sia dal SI COBAS che da forze solidali, presidi all’esterno dei supermercati Lidl. Nella stessa giornata si sono registrati i primi scioperi spontanei che nei giorni seguenti si sono estesi in tutta Italia, soprattutto nel settore metalmeccanico e, ovviamente, nella logistica.

Agli scioperi spontanei nel settore metalmeccanico, indetti principalmente dalle RSU FIOM, hanno aderito in alcuni casi anche le RSU FIM o UILM. La solidarietà è stata talmente ampia che alcune segreterie provinciali dei sindacati di regime hanno dovuto emettere comunicati sulle mobilitazioni nelle fabbriche — pur evitando accuratamente di rilanciarle — e proclamare lo sciopero generale nei territori di competenza.
La prevista e confermata mobilitazione del giorno seguente, 19 giugno, indetta dal SI COBAS a Roma contro la violenza padronale, i licenziamenti e per costruire un fronte di opposizione sociale al governo Draghi, ha assunto un significato ancora più profondo. La partecipazione è stata alta e determinata.

Nel solco della mobilitazione il SI COBAS ha proclamato un altro sciopero generale di 4 ore nel settore logistica per il 24 giugno e ha organizzato un corteo, sabato 26 giugno a Novara, per chiedere giustizia per Adil.

Citiamo un passaggio dal comunicato emesso dal SI COBAS a conclusione della mobilitazione di Novara:

“Adil vive nelle nostre lotte!
È terminata da poco la manifestazione a Novara in ricordo di Adil.
In migliaia abbiamo sfilato, compatti e arrabbiati, per ribadire che l’uccisione del nostro coordinatore provinciale non è il frutto di un incidente stradale, bensì di un omicidio volontario; che i mandanti di tale omicidio sono i padroni che per la loro insaziabile fame di profitti non esitano ad alimentare un clima di guerra fuori i cancelli, fomentando e foraggiando crumiri e bande armate al loro servizio.
(…) lavoreremo nelle prossime settimane per una convergenza di tutte le forze del sindacalismo di classe e combattivo che porti in tempo brevi a uno sciopero generale.
Al contempo, rilanciamo fin d’ora la battaglia per il reintegro dei 280 lavoratori della FedEx di Piacenza, e saremo in piazza martedì prossimo a Roma in occasione del tavolo istituzionale col ministero del lavoro e col Mise.
Con Adil nel cuore.
Avanti SI Cobas.”

La prospettiva dello sciopero generale è una risposta all’assassinio di Adil, ma raccoglie le spinte già presenti e diffuse a reagire ai continui soprusi, alle minacce, alle botte. É una prospettiva che risponde alla volontà che emerge da più parti di dire basta anche allo stillicidio di omicidi sul posto di lavoro. L’annunciata scadenza del blocco dei licenziamenti alimenta ulteriormente la rabbia della classe operaia.
Che la costruzione dello sciopero generale sia il contesto per cementare l’unità d’azione, per rafforzare e ampliare l’organizzazione dei lavoratori laddove questa già esiste e per creare nuove organizzazioni operaie dove non ci sono!

 La borghesia e il suo governo tentano di eliminare gli ultimi residui delle conquiste operaie e accelerano sulla repressione, smascherandosi. Fette sempre più ampie di lavoratori saranno messi di fronte alla necessità di combattere, di abbandonare le ultime illusioni e di darsi un piano per cambiare le cose in questo paese. Per farlo è necessario mobilitarsi, organizzarsi, coordinarsi sempre più attorno all’obiettivo cosciente di imporre un governo di emergenza popolare.

Il SI COBAS apre la cassa di solidarietà per Adil

Tutti coloro che intendono dare un contributo per sostenere i familiari e le spese legali del nostro compagno Adil Belakhdim, possono inviarli a mezzo bonifico al seguente IBAN
IT23O3608105138254343954358
oppure a mezzo ricarica Postepay a:
5333171076048723
Intestato in entrambi i casi a Raffaella Crippa.
Codice fiscale: CRPRFL76T43C523I
Causale: “per Adil Belakhdim, assassinato durante uno sciopero”

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