Governo Draghi = mano libera ai capitalisti

Questa è la seconda estate dell’era della pandemia da Covid-19 e se c’è una cosa di cui si può essere certi è che “uscire dalla pandemia” non significherà in nessun modo tornare alla normalità e, tanto meno, che “le cose andranno meglio per tutti”.

Siamo anche nel primo semestre del governo Draghi e se c’è una cosa che è chiara come il sole è che non c’è nessuna possibilità di convincere il governo ad affrontare in modo positivo le emergenze che, pandemia o meno – questa le ha solo acuite – rendono la vita delle masse popolari un inferno: dalla disoccupazione ai salari da fame, dallo smantellamento della sanità – ricordate le promesse di sanità territoriale, assunzione di personale sanitario, ecc.? – alla distruzione della scuola pubblica, dal degrado delle città all’emergenza abitativa fino alla devastazione ambientale.

Per mettere a fuoco la situazione è bene ricordare che ogni fenomeno non cade dal cielo, ha un prima e un dopo, è il frutto di un percorso e di una storia. Il percorso che ha determinato la situazione attuale è ricco di insegnamenti utili a ribaltarla.

Chi non vuole limitarsi al lamento “che le cose vanno male”, ma nemmeno all’inutile speranza “che le cose andranno meglio” deve fare tesoro di questi insegnamenti.
Non è vero, ad esempio, che la classe operaia e le masse popolari sono ridotte così (impotenti, sfruttate, represse, ecc.) per la mancanza di una sponda politica in parlamento e nelle istituzioni. La presenza di “una voce delle lotte popolari nelle istituzioni” c’è stata sempre fino alla disfatta della sinistra borghese alle elezioni politiche del 2008: all’epoca erano al governo proprio i rappresentanti di questa “sponda politica” (PRC) che avevano ministri, sottosegretari e Presidente della Camera. Nonostante questo, il governo Prodi II ha partecipato attivamente all’attuazione del programma comune della borghesia, allo smantellamento delle conquiste e dei diritti di lavoratori, pensionati, studenti, ecc.

Da quando la sinistra borghese è stata giustamente punita dall’elettorato di sinistra — tanto da sparire dal punto di vista elettorale — i suoi portavoce insistono sul fatto che le masse popolari oggi sono deboli perché non hanno punti di riferimento in parlamento o nei consigli regionali e comunali… ma averli non è affatto una necessità delle masse popolari, è una necessità della sinistra borghese che, senza gli autoproclamati “rappresentanti degli interessi delle masse popolari” non ha più alcuna funzione politica!

Non è vero che “la lotta di classe la fa solo la borghesia e la sta vincendo”. La borghesia imperialista è la classe dominante della società, non ha limiti nell’immaginare il modo in cui soddisfare la sua fame di profitti e nemmeno nel pretendere che questa fame sia saziata. Chi pensa che tali limiti possano venire dalle leggi borghesi, dal buon senso, dal senso di responsabilità per le generazioni presenti e future si illude. Soltanto la mobilitazione della classe operaia e delle masse popolari può porre limiti alle manovre della borghesia imperialista.
Questa è la lotta di classe che è stata condotta per decenni dalle masse popolari del nostro paese, una lotta di difesa a oltranza contro gli attacchi dei padroni e dei capitalisti. Ma nella lotta di classe non è possibile “stare fermi”: o si avanza o si arretra. E in alcuni momenti — per ben precise ragioni — è il nemico a conquistare terreno.

Le masse popolari hanno già dovuto cedere tanto e la borghesia imperialista vuole conquistare ancora di più, vuole eliminare ogni ostacolo alla valorizzazione del capitale in ogni campo.
Se siamo arrivati a questo punto è perché per decenni le masse popolari sono state formate e convinte a lasciare ogni potere decisionale e il compito di curare i propri interessi in mano ad altri: ai sindacati di regime, ai partiti borghesi, ai tribunali borghesi, ecc. anziché a organizzarsi in ogni ambito, in modo capillare, per far valere la loro forza.

Ma oggi siamo in un situazione in cui non è più possibile pensare di risolvere un problema disinteressandosi degli altri.

Non è possibile salvare i 400 posti di lavoro alla Whirlpool di Napoli senza ragionare sull’insieme degli stabilimenti Whirlpool e su tutto il settore degli elettrodomestici.
Non è possibile affrontare la questione dell’ex-ILVA di Taranto senza ragionare sull’insieme degli stabilimenti ArcelorMittal e su tutta la filiera della siderurgia italiana.
Non è possibile pensare al TAV – impedirne la realizzazione – senza affrontare la questione della miriade di piccole opere necessarie che servono al paese.

Non si possono difendere i posti di lavoro esistenti, né si può crearne di nuovi, senza tenere in considerazione la necessità – l’imperativo – di salvaguardare l’ambiente, senza mandare all’aria il sistema del Debito pubblico, senza affrontare la questione delle nazionalizzazioni necessarie, la ri-fondazione del sistema sanitario nazionale, ecc.

Ecco perché la sponda politica nelle istituzioni serve a poco o niente: ci vogliono istituzioni di tipo nuovo che prendono il posto delle autorità e delle istituzioni borghesi!
Ci vogliono autorità e istituzioni operaie e popolari.
Ci vogliono i consigli, le assemblee dei consigli, ci vuole che la classe operaia e le masse popolari organizzate diventino la forza che decide la direzione che deve prendere il paese: dalle cose più piccole fino alle cose più grandi.

Lotte, rivendicazioni, riappropriazioni di beni, servizi, spazi e strumenti per la propria politica: queste sono le forme elementari (basilari) che la lotta di classe esprime oggi. Lottare per imporre al governo e alle sue istituzioni misure, anche parziali e temporanee (riconversione delle aziende, reddito di emergenza, ecc.) è importante, ma dobbiamo condurre queste lotte con l’obiettivo di andare oltre, di rafforzare l’organizzazione, la mobilitazione e il coordinamento delle organizzazioni operaie e popolari.

Dobbiamo costruire la rete del potere delle masse popolari organizzate. Questa non è solo una possibilità, ma è soprattutto una necessità.

I lavoratori di tutti i settori, le masse popolari tutte, sono in agitazione. Le prossime settimane e i prossimi mesi saranno caratterizzati da una miriade di iniziative piccole e medie, disseminate su tutto il territorio, capillari e diffuse. È già così e questa tendenza aumenterà, anche se oggi non c’è ancora un centro abbastanza autorevole da promuovere una grande e dispiegata mobilitazione unitaria e generale.
Quel centro – e la sua autorevolezza – va costruito. Da subito, senza aspettare, senza rimandare.

Gli organismi politici, sindacali e associativi che vogliono affermare gli interessi dei lavoratori e delle masse popolari devono ABOLIRE ogni logica di concorrenza e lavorare:

1. alla costruzione di un fronte (a livello locale e nazionale) contro Draghi e le Larghe Intese, un fronte ampio con due sole discriminanti, chiare e non negoziabili: l’antirazzismo e l’antifascismo;

2. alla promozione di campagne comuni che ogni organizzazione e organismo sviluppa in modo conforme alle proprie caratteristiche così da sostenere e potenziare quanto fanno le altre organizzazioni aderenti e valorizzare le esperienze di lotta di tutti gli organismi e movimenti, mettendoli in connessione, rafforzando in ognuno la coscienza della propria importanza, delle proprie possibilità e della propria forza, dando modo a ogni organizzazione di imparare e insegnare alle altre, di sostenersi a vicenda, di mettere in comune conoscenze, esperienze e strumenti di lotta;

3. alla nascita di nuovi organismi di lavoratori nelle aziende e di organismi tematici nei territori, alla promozione del loro coordinamento: quanto più i lavoratori e le masse popolari sono organizzati, tanto più possono far valere la forza del loro numero e le loro capacità.

Noi non seguiamo interessi particolari, non ragioniamo in termini di orticelli, parrocchie, botteghe, sigle, risultati elettorali, non siamo in concorrenza con nessun altro partito comunista o di sinistra o movimento e non perseguiamo una politica di reclutamento di forze e crescita a discapito di altri.

Chiamiamo tutti – organizzazioni, organismi, movimenti e singoli – a contribuire attivamente al processo necessario per invertire la piega che la lotta di classe ha assunto negli ultimi 40 anni.

Resistere e difendersi è stato importante, fondamentale. Adesso dobbiamo fare uno sforzo comune, collettivo per trasformare la difesa in attacco, per liberare progressivamente la classe operaia e le masse popolari dal cappio che la classe dominante stringe attorno al loro collo, per far avanzare la rivoluzione fino all’instaurazione del socialismo. Adesso dobbiamo spingere la classe operaia e le masse popolari a rendere ingovernabile il paese al governo Draghi e a costruire in ogni ambito gli organismi di base su cui poggia – deve poggiare – il governo di emergenza di cui abbiamo bisogno.

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