Lo scorso 18 giugno FIOM, FIM e UILM hanno proclamato 8 ore di sciopero per tutti gli stabilimenti, contro l’avvio della procedura di licenziamento collettivo per i lavoratori della Whirlpool di Napoli. Lo sciopero ha avuto adesioni altissime in tutte le aziende italiane del gruppo e ha visto la partecipazione anche di lavoratori di altre aziende di elettrodomestici come l’Electrolux. Lo stesso giorno c’è stata anche una manifestazione davanti al MiSE a Roma a cui hanno preso parte delegati sindacali e lavoratori di tutti gli stabilimenti. La delegazione ricevuta al MiSE ha ottenuto un secondo incontro per il 23 giugno.

La mattina del 23, a poche ore dal tavolo convocato per il pomeriggio tra l’azienda, il ministero dello Sviluppo economico, le organizzazioni sindacali, il Comune di Napoli, Invitalia e il ministro del Lavoro, i lavoratori della Whirlpool di Napoli hanno bloccato l’autostrada all’altezza dello svincolo di San Giovanni a Teduccio in segno di protesta. Ma l’incontro si è concluso con un nulla di fatto: i padroni della Whirlpool hanno confermato la loro volontà di licenziare tutti i lavoratori.
Per tutta risposta, il giorno dopo, gli operai hanno bloccato di nuovo l’autostrada, annunciando per l’indomani (25 giugno) un presidio sotto la Regione Campania. Hanno quindi incontrato l’assessore al Lavoro della Regione, Antonio Marchiello, ottenendo un incontro con il Presidente De Luca per lunedì 28 giugno. Prima di incontrare Marchiello i lavoratori avevano bloccato per protesta il traffico stradale tra via Cesario Console e via Nazario Sauro, a Napoli.
Il messaggio che vogliono mandare gli operai Whirlpool è chiaro: la chiusura dello stabilimento di Napoli non può essere accettata in nessun modo e la mobilitazione dei lavoratori Whirlpool, così come degli altri lavoratori del settore elettrodomestici, continuerà finché non verrà trovata una soluzione dignitosa per gli operai.

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