Il 20 maggio si è svolto uno sciopero con adesioni tra il 70 e il 100% nelle aziende italiane del gruppo Kering, con manifestazione e presidio davanti alla sede italiana nel distretto moda di Scandicci (FI). Lo sciopero è stato indetto dalle sigle Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil dopo alcuni mesi dall’annuncio del licenziamento di 54 lavoratori e il respingimento di qualsiasi trattativa. Di seguito riportiamo la lettera di un Rsu di un’azienda fiorentina del gruppo che ricostruisce la vicenda e spiega come sono arrivati a questo risultato.
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Il Gruppo Kering, colosso mondiale della moda e del lusso, con sede centrale a Parigi, gestisce vari marchi come Gucci, Yves Saint Laurent, Balenciaga, Bottega Veneta, Pomellato, Ginori, Alexander McQueen e impiega qualche migliaio di dipendenti, per la maggior parte nell’area fiorentina.
La crisi, sia di fatturato del marchio principale Gucci, sia finanziaria con le perdite in Borsa, inizia tra il 2023 e il 2024, dopo anni di crescita. A metà del 2025 viene nominato amministratore delegato (Ceo) Luca De Meo, ex “risanatore” di Renault, che utilizza i soliti metodi: tagli di filiere e dipendenti.
Una prima avvisaglia c’era stata con la trattativa sulla riduzione delle ore di smart working, che si concluse con il respingimento delle proposte di compromesso dei sindacati. Le ore furono tagliate nonostante uno sciopero di 4 ore a fine ottobre 2024, con manifestazione di fronte alla sede di Kering Italia a Scandicci.
In quella occasione, come gruppo Rsu Uil della Ginori, avevamo insistito per assemblee congiunte tra impiegati e operai (nonostante i dubbi, se non proprio la contrarietà, di alcuni gruppi sindacali!) per far fronte, da una parte, al cambio di passo della direzione Kering e, dall’altra, per riattivare una solidarietà di classe che negli anni è andata scemando a danno di tutti, impiegati e operai.
A gennaio arriva la notizia dei licenziamenti di 54 lavoratori su 180 in Alexander McQueen.
In quanto Rsu di un’azienda dello stesso gruppo, torniamo all’attacco e proponiamo: 1. la formazione di un coordinamento nazionale tra Rsu del Gruppo Kering; 2. la mobilitazione immediata nel distretto moda in solidarietà.
La Uil territoriale e regionale, presente con un solo Rsu alla Gucci di Scandicci, su mia spinta si convince della bontà della proposta, ma la Cgil, ampiamente maggioritaria nelle aziende del Gruppo, teme di perdere consensi e potere contrattuale e si impunta, nonostante si registri un importante dissenso anche all’interno della direzione locale.
Purtroppo prevale la linea dei vertici nazionali delle rispettive categorie, che decidono di aspettare la data del 16 aprile, quando il Ceo di Kering sarebbe venuto a Firenze a presentare il piano di “rilancio” del Gruppo.
Una settimana prima si tiene il Congresso regionale Uil della nostra categoria, dove intervengo e porto la parola d’ordine che poi diventerà lo slogan del 1° Maggio: “Lavoro dignitoso”. Ribadisco qui la necessità del coordinamento nazionale, trovando buon riscontro nella Segreteria regionale e nazionale.
Il 16 aprile De Meo propone il piano di “rilancio” davanti ai media di tutto il mondo, ma gli esuberi restano e altri si annunciano all’orizzonte. Inoltre, non vengono attivati gli ammortizzatori sociali e neppure i piani individuali di ricollocamento interno. Come se non bastasse, rifiuta nuovi incontri con i vertici sindacali e rimanda, tutt’al più, a colloqui con un dipendente del suo ufficio. Fallito qualsiasi tentativo di concertazione, anche la Cgil è costretta ad accettare il Coordinamento nazionale tra Rsu, che si riunisce a Firenze il 6 maggio, proprio nella sua sede regionale.
Intervengo e propongo l’immediata mobilitazione e corteo a Scandicci. Viene deciso così lo sciopero di 8 ore per il 20 maggio con corteo nel distretto tessile di Scandicci e presidio di fronte alla sede di Kering.
È stato uno sciopero (e una manifestazione) impensabile fino a pochi mesi fa. Il mondo della moda pareva intoccabile e impermeabile alle mobilitazioni. Un pugno in faccia a quanti ritengono che la solidarietà tra lavoratori non esiste più (nello stesso giorno hanno scioperato anche i dipendenti Kering a Parigi!) e a quanti, anche a sinistra, ritengono che la classe operaia sia stata “comprata” dai padroni attraverso i premi di produzione e gli altri benefit aziendali, e che gli unici “veri operai” sono gli immigrati sfruttati e senza contratto (una visione culturalmente del tutto simile a quella della chiesa cattolica).
Ora è necessario un passo ulteriore. Quando si inizia una guerra e si vince una battaglia contro un nemico forte, ma che non si attendeva un simile colpo, non bisogna fermarsi a distribuire medaglie e trofei. Dobbiamo continuare a sfruttare il momento, rilanciare le iniziative, incalzare e sorprendere nuovamente il nemico in ritirata, fino alla sua completa sconfitta.
A breve dovrà essere riconvocato il Coordinamento nazionale, per stabilire nuove forme di mobilitazione che allarghino l’ambito di lotta anche all’indotto di piccole e medie aziende della pelletteria e non solo. È necessario istituire un presidio o osservatorio permanente per una vera tutela delle produzioni locali e magari proporre, come accaduto di recente in occasione del mancato rinnovo del Ccnl di categoria, un blocco degli straordinari in tutto il comparto.
Kering deve tornare a sedersi al tavolo con i lavoratori per prendere atto di una realtà incontrovertibile: fino a oggi ha più preso che dato!
Stefano Battolla, Rsu Ginori 1735,
Sesto Fiorentino (FI)
Mentre il giornale va in stampa abbiamo appreso da Stefano che la mobilitazione ha vinto. L’azienda è stata costretta a ritirare i licenziamenti e a firmare un accordo con il quale vengono sospese iniziative unilaterali.
“Ancora una volta abbiamo dimostrato che soltanto l’unità dei lavoratori, mobilitati da una dirigenza che persegue una giusta linea, porta risultati. Però bisogna continuare a mobilitarsi perché le riduzioni di personale ci saranno comunque.”




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