Pubblichiamo il testo dell’appello lanciato a inizio maggio per uno sciopero unitario a sostegno dell’equipaggio della Global Sumud Flotilla.
Senza il sostegno di nessuna organizzazione sindacale che lo spingesse, e anzi con l’aperta avversione di alcune di esse, in pochi giorni ha raccolto circa duemila adesioni.
È un segnale concreto, al di là del fatto che i promotori del settarismo e dello spirito di concorrenza lo presentino come piccolo. Ed è soprattutto indice delle aspirazioni di una parte di delegati e delegate, Rsu e Rsa.
Una parte delle adesioni è visibile sul sito change.org e invitiamo i lettori a dargli un’occhiata per verificare: sono rappresentate tutte le sigle sindacali, a eccezione di quelle dichiaratamente filo padronali.
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“La chiamata allo sciopero generale parte ancora una volta con l’appello dei portuali di Livorno e di Genova: la flottiglia è di nuovo stata bloccata con un atto di pirateria del governo genocida di Israele. Questa è una chiamata per convergere subito su una mobilitazione unitaria, come quella del 3 ottobre.
Le organizzazioni sindacali devono promuovere la lotta e l’unità per dare continuità agli impegni che pubblicamente hanno preso, contro il riarmo e in solidarietà alla Palestina e ai popoli oppressi, perché la determinazione dei lavoratori e degli studenti non arretra: non farlo significherebbe fare un passo indietro rispetto a quello che abbiamo faticosamente costruito dopo il 3 ottobre.
La determinazione dei lavoratori non si arresta, né contro l’ondata di repressione né contro la repressione che subiamo sui posti di lavoro. L’assedio posto alla Palestina è lo stesso che ci incatena ovunque, anche nelle aziende, perché vuol dire alimentare un’economia di guerra, che per noi si traduce in precarietà delle nostre vite: troppe aziende lucrano sulle nostre morti, sia le morti sul lavoro che quelle tra le vittime civili palestinesi e libanesi, che sono figlie della stessa logica dell’odioso sistema capitalista che governa e impone al mondo violenza e odio.
Questa stessa economia di guerra vuol dire soprattutto chiudere ospedali qui e distruggerne a Gaza, vuol dire ricatto tra lavorare per la guerra o fare la fame.
La Palestina è in ognuno di noi lavoratori, perché la nostra determinazione non è devota all’immobilismo, né ai tempi diplomatici.
Per lo sciopero generale.”




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