A maggio è stato presentato a Ravenna il progetto dell’Osservatorio popolare permanente sul porto, a cura di una rete di organismi fra cui reti di lavoratori e società civile, la rete dei portuali internazionali contro la guerra, Bds Italia, Weapon Watch, Rete Pace e Disarmo, Opal, No Harbour for Genocide, i Giovani Palestinesi e gruppi di giuristi e avvocati italiani e internazionali. Riportiamo stralci del testo di riferimento.
“Mentre in ogni angolo del mondo infiammano guerre e Israele continua nella sua furia genocida, il porto di Ravenna resta uno snodo cruciale del traffico di armi. Porta verso il Medio Oriente, ogni settimana partono navi Msc e Zim dirette a Israele e paesi arabi come Emirati Arabi Uniti, a loro volta coinvolti nella guerra contro l’Iran.
I container, come già segnalato varie volte, possono contenere armi, beni dual use, precursori di esplosivi e merci verso le colonie illegali in Cisgiordania. Sappiamo che dal porto di Ravenna sono passate tra il 2024 e il 2025 circa 659 tonnellate di esplosivi. Anche a dicembre 2025 abbiamo avuto la segnalazione di materiali diretti a Elbit System, azienda militare israeliana che fornisce l’esercito genocida.
Nei recenti dossier dei Giovani Palestinesi si sottolinea il ruolo del porto di Ravenna nella logistica delle armi e delle merci verso le colonie illegali. A maggio 2026 abbiamo segnalato un carico di materiale refrattario diretto a una acciaieria israeliana che fornisce l’esercito Idf. Il nitrato di ammonio, precursore di esplosivo, usato dall’Idf, in partenza dal porto di Ravenna, è aumentato di 17 volte dall’inizio dell’attacco israeliano a Gaza. (…)
Finalità generali. L’Osservatorio Popolare Permanente sul Porto di Ravenna nasce da un’esigenza non più rinviabile: rompere il silenzio, contrastare l’opacità e istituire un controllo popolare reale sui beni movimentati al porto, sulle sue funzioni strategiche, sulle sue ricadute sociali e ambientali e sulla sua comprovata implicazione nei traffici di armamenti, materiali bellici e dual use. Senza accesso pieno alle informazioni non esiste controllo democratico, ma solo copertura amministrativa dell’opacità.
L’Osservatorio si oppone anche ai piani di riarmo europei e della Nato e al piano di “military mobility” europea che sta adeguando ogni infrastruttura al passaggio militare.
Basi istitutive e normative. L’Osservatorio si basa su un insieme di norme e leggi fondamentali.
– La Costituzione della Repubblica Italiana, e in particolare il suo articolo 11, secondo cui “l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.
– La legge 185/90, “Nuove norme sul controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento”. All’articolo 1 comma 2 la legge prevede che “l’esportazione, l’importazione e il transito dei materiali di armamento, nonché la cessione delle relative licenze di produzione, sono soggetti ad autorizzazioni e controlli dello Stato” e poi al comma 6 ribadisce che l’esportazione e il transito di materiali di armamento sono vietati verso i paesi in stato di conflitto armato, responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani.
Anche agli articoli 24 e 25 si elencano le pene per chi effettua esportazione, importazione, transito senza l’autorizzazione. Nei fatti però c’è un vuoto autorizzativo sui transiti di armamenti, dovuto all’interpretazione dell’art. 16 della legge 185/90, che dispenserebbe Uama dall’autorizzare il transito di armi prodotte da imprese estere. Questo vuoto è solo in parte compensato dall’obbligo di autorizzazione prefettizia (ministero interno) sulla base di criteri non di destinazione finale, ma di pubblica sicurezza interna.
– Il regolamento europeo 821/2021 sul dual use (recepito in Italia con la modifica del decreto legislativo 221/2017),
sottopone ad autorizzazione Uama sia l’export sia i transiti di beni dual use listati e addirittura anche quelli non listati (quindi apparentemente civili), ma diretti a destinazione militare sospetta (procedura catch all). L’articolo 7 del regolamento europeo 821/2021 “considera responsabile legale dell’operazione di transito il soggetto nazionale coinvolto nella stessa, spedizioniere, agente marittimo, rappresentante in Italia della società di paese terzo proprietaria del bene o che ha disposto l’invio del bene in transito, rappresentante legale di eventuale filiale italiana della società del paese terzo proprietaria del bene o che ne ha disposto l’invio”.
– L’Arms trade treaty (Att), al quale l’Italia ha aderito dal 2013, che vieta il transito di armamenti a paesi in violazione del diritto umanitario e chiede di mantenere registri sui transiti (tuttora inesistenti in Italia).
– La Convenzione per la prevenzione e repressione del genocidio, che impone agli Stati di non dare alcun tipo di supporto economico, energetico e militare agli Stati che stanno commettendo o sono ad alto rischio di commettere un genocidio.
– La legge contro la ricettazione (art. 648 del Codice Penale), che punisce chi acquista o riceve beni provenienti da un delitto, quali ad esempio le colonie illegali nella Palestina occupata.
Obiettivi e attività. Lo Statuto del Comune di Ravenna prevede che per facilitare l’aggregazione di interessi diffusi il Comune possa istituire delle Consulte tematiche il cui fine è favorire la partecipazione della cittadinanza all’elaborazione di atti di indirizzo o all’organizzazione di servizi sul territorio.
L’Osservatorio si propone dunque di ottenere tale riconoscimento giuridico. Questo riconoscimento è un atto di coerenza dell’Amministrazione con gli impegni presi pubblicamente sul traffico di armi nel porto, sulla trasparenza e sulla partecipazione. Ciò implica anche l’impegno da parte del Comune di fornire spazi, mezzi e risorse necessari per operare.
L’Osservatorio chiederà regolarmente e costantemente alle autorità competenti l’accesso tempestivo, completo, intellegibile e verificabile alla documentazione relativa a ogni merce in transito, con particolare riferimento alla sua natura, ai soggetti mittenti e destinatari, alle categorie merceologiche, all’eventuale classificazione militare o dual use, alle autorizzazioni rilasciate dagli organismi competenti (Uama), ai soggetti responsabili e alle finalità dichiarate del trasporto, della movimentazione o dell’esportazione. In caso di diniego da parte delle autorità competenti, l’Osservatorio procederà nei modi e attraverso i canali che riterrà opportuni.
Rientra quindi negli obiettivi dell’Osservatorio ottenere gli strumenti effettivi di verifica e controllo, comprensivi di accesso generalizzato agli atti, consultazione documentale, monitoraggio civico, presenza osservativa, ispezioni e sopralluoghi, audizione dei soggetti competenti e attivazione immediata delle autorità preposte, affinché siano disposti senza ritardo il blocco, la sospensione o il sequestro delle spedizioni ogniqualvolta emergano elementi di violazione dei principi costituzionali, legislativi e internazionali richiamati dal presente Manifesto.”




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