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La mobilitazione contro la guerra non è merce da campagna elettorale

Teresa Noce by Teresa Noce
Giugno 9, 2026
in Resistenza n. 6/2026
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Le celebrazioni della Festa della Repubblica, il 2 Giugno, hanno restituito un quadro esaustivo della situazione del paese.

Il governo Meloni, messo sotto tutela dai vertici della Repubblica Pontificia (vedi l’articolo “Clima da fine impero” a pag. 3) ne ha approfittato per rinverdire la retorica nazionalista e militarista presenziando attraverso i suoi principali esponenti alla parata militare a Roma.

L’assenza di Salvini è stato il sintomo dei mal di pancia per il commissariamento del governo, ma il dato significativo è che la propaganda guerrafondaia e patriottarda della cricca Meloni coincide perfettamente con lo “spirito” del 2 Giugno della Repubblica Pontificia di cui è capo Mattarella.

Gli esponenti del Pd hanno disertato la parata militare. Non perché non ne condividessero il taglio, la finalità e “lo spirito”: l’assenza rientra nel gioco delle parti del teatrino della politica borghese.

Nessuna istituzione, nessuna carica dello Stato, nessun partito delle Larghe Intese ha messo l’accento sul filo che lega la proclamazione della Repubblica (1946) con la vittoria della Resistenza (1945), con l’entrata in vigore della Costituzione (1948) e con la sovranità nazionale.

Nulla di nuovo. L’Italia è diventata un protettorato degli Usa fin dalla Liberazione; la Costituzione è stata continuamente e sistematicamente elusa e violata in tutte le sue parti democratiche e progressiste, a partire dal forzato ingresso dell’Italia nella Nato (1949).

Non è un caso, dunque, se gli imperialisti Usa non hanno perso l’occasione per ricordare come stanno le cose, in barba alla bolsa retorica nazionalista e al tripudio di tricolori.

“L’Italia è un partner e un amico fedele. Gli Usa plaudono all’aumento degli investimenti italiani nella difesa e apprezzano l’impegno della premier Meloni per la sicurezza marittima a Hormuz e il suo sostegno alla sicurezza e alla stabilità del Medio Oriente. Apprezziamo il supporto dell’Italia agli sforzi per porre fine alla guerra tra Russia e Ucraina. Siamo grati per l’ospitalità offerta dall’Italia a quasi 30.000 militari statunitensi e alle loro famiglie in tutto il paese”, è il messaggio che il Segretario di Stato Usa Marco Rubio ha inviato a coloro che reggono il protettorato Usa per l’80° anniversario della proclamazione della Repubblica.

Fuori e contro le celebrazioni istituzionali, il 2 Giugno è stato occasione di mobilitazione in tante città.

Mobilitazioni su parole d’ordine pacifiste, che hanno rinnovato la solidarietà al popolo palestinese, libanese, iraniano, cubano e venezuelano; mobilitazioni che hanno rilanciato la lotta contro la Terza guerra mondiale e l’economia di guerra, contro la conversione bellica delle aziende.

Mobilitazioni che hanno alzato le bandiere dei partigiani, della Resistenza e della Liberazione.

Mobilitazioni che hanno riproposto una volta di più la questione politica all’ordine del giorno: serve un governo che attui la Costituzione, a partire dall’articolo 11.

La questione politica emerge dalle piazze e quelle del 2 Giugno sono state solo uno snodo di un movimento continuativo e capillare che ha le radici nelle aziende, nelle fabbriche, nelle scuole, nella società intera.

La questione politica emerge anche dai tanti appelli che si moltiplicano a opera di esponenti della società civile.

La questione politica NON ha ancora trovato una sintesi: i due piani – movimento popolare ed esponenti della società civile – non hanno ancora trovato il modo per combinarsi e rafforzarsi vicendevolmente tanto da incidere nella realtà concreta in modo efficace.

Una sintesi realistica della situazione è che l’Italia è governata da una cricca di funzionari della guerra, servi degli imperialisti Usa e dei sionisti, che agiscono contro gli interessi del paese e delle masse popolari, impermeabili alla volontà della maggioranza della popolazione.

Una soluzione realistica a questa situazione è che le masse popolari organizzate, avvalendosi delle conoscenze e delle competenze degli esponenti della società civile, impongano la costituzione di un governo che agisce nei loro interessi, attuando la Costituzione nonostante le mille pressioni della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti Usa, dei sionisti e della Ue, nonostante le loro minacce e ricatti.

La soluzione è realistica, possibile, necessaria, ma serve un salto.

La prima e principale questione da cui emanciparsi è la convinzione che un tale governo possa essere costituito solo o principalmente passando dalle elezioni.

Per una lista o per una coalizione composta dagli esponenti degli organismi operai e popolari e da quelli della società civile che vogliono sottrarre l’Italia dalla Terza guerra mondiale vincere le elezioni è (quasi) impossibile.

Ecco dunque che la questione politica all’ordine del giorno diventa, più “realisticamente”, presentare una lista o una coalizione che faccia opposizione ai governi costituiti dai funzionari della guerra, dai servi degli imperialisti Usa, dei sionisti e della Ue.

Ma questo è un altro obiettivo, qualitativamente e politicamente diverso dal dare al paese un governo che attui la Costituzione!

Ammesso che una lista o una coalizione alternativa ai poli delle Larghe Intese riesca a vincere le elezioni, inizierebbe la lotta per formare il governo e, soprattutto, per dare seguito al programma “costituzionale”.

Una piccola parte degli ostacoli a cui andrebbe incontro è già emersa quando nel 2018 le elezioni le vinse il M5s e questo fu spinto da Napolitano, allora Presidente della Repubblica, a formare un governo con la Lega.

Un simile governo dovrebbe in ogni caso essere disposto a “fare la guerra” alle istituzioni della Repubblica Pontificia, a rompere con consuetudini e prassi, norme e cavilli: questo era il banco di prova che il governo Conte 1 non ha superato. Dovrebbe essere disposto a fare delle necessarie forzature, possibili SOLO a condizione di mobilitare direttamente le masse popolari.

Ecco la conclusione del ragionamento: sono l’organizzazione e la mobilitazione delle masse popolari l’aspetto decisivo per affrontare la necessità di dare al paese un governo che attui la Costituzione. Sono le masse popolari organizzate ad avere l’interesse e la forza per costituire un simile governo e difenderlo dalle pressioni, dai ricatti e dalle minacce della Comunità Internazionale. Elezioni o meno.

Una seconda questione da cui emanciparsi riguarda la relazione fra le masse popolari e gli esponenti della società civile.

Si è portati a pensare che sono gli esponenti della società civile a dare lustro e visibilità alle mobilitazioni delle masse popolari, a poter accendere “i riflettori” sulle loro rivendicazioni. Questo è in parte vero, ma solo in parte.

Perché senza le masse popolari che li sostengono, che accordano loro fiducia e sostegno, che conferiscono loro valore sociale, gli esponenti democratici, progressisti, pacifisti, ecc. della società civile avrebbero un ruolo molto marginale, un prestigio ridotto e una funzione sociale molto limitata.

Gli esponenti della società civile, ma il discorso si può tranquillamente allargare ai più democratici e progressisti fra gli eletti in parlamento o fra i dirigenti sindacali, ricoprono quel ruolo perché rappresentano già una parte delle masse popolari, le loro aspirazioni, i loro sentimenti.

Rimane il fatto che devono iniziare a rappresentarne anche gli interessi. Devono cioè passare da essere testimoni di una visione alternativa del mondo e del paese ad assumersi la responsabilità di trasformare il paese secondo queste aspirazioni, sentimenti e interessi.

Fra la prima e la seconda questione da cui emanciparsi c’è ovviamente un nesso. Esso si presenta e ripresenta con maggiore evidenza in ogni campagna elettorale ed è quindi oggi ben evidente.

I partiti e le liste che vogliono farsi interpreti degli interessi delle masse popolari cercano “volti noti” fra gli esponenti più sensibili della società civile in modo da metterli in lista, candidarli, e carpire voti da esse.

Gli interessi delle masse popolari vengono procrastinati a quando – e se – la lista avrà ottenuto abbastanza consensi per eleggere questo o quel candidato.

In questo modo, le masse popolari finiscono per essere massa di manovra in funzione elettorale per questa o quella lista, questo o quell’esponente della politica o della società civile. Ma, poiché la vittoria alle elezioni di una lista o di una coalizione che vuole sottrarre l’Italia alla spirale della Terza guerra mondiale è (quasi) impossibile, ciò avvilisce la spinta delle masse popolari, alimenta sfiducia, sconforto e rassegnazione.

La questione è che gli esponenti della società civile devono diventare “funzionari” dell’organizzazione e della mobilitazione delle masse popolari, devono mettere al loro servizio le conoscenze, le competenze, gli strumenti che hanno per fare in modo che l’attuazione delle parti progressiste della Costituzione inizi dal basso e subito, senza aspettare le elezioni, senza il vincolo di vincere le elezioni e, soprattutto, indipendentemente dal fatto che i metodi usati siano ritenuti legali o meno dalle autorità della classe dominante.

Ci sono centinaia di esempi: iniziative, campagne, attività promosse dagli organismi operai e popolari al cui servizio gli esponenti della società civile possono già mettersi, che possono impugnare e rilanciare, a cui possono contribuire. Dalla lotta per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza per i lavoratori coinvolti nella logistica (di guerra) – a partire dai portuali – a quella per lo sviluppo della produzione civile di Leonardo; dagli osservatori contro il traffico di armi nei porti al rifiuto della conversione bellica delle aziende; dalle campagne di boicottaggio per la sospensione delle relazioni fra Italia e Israele alle lotte contro lo smantellamento dell’apparato produttivo e per la difesa dei posti di lavoro.

Le celebrazioni del 2 Giugno hanno dimostrato che la politica borghese ha già chiaramente definito quale sarà il futuro del nostro paese. Agli elementi più generosi e d’avanguardia degli organismi operai e popolari il compito di impedire che la campagna elettorale fagociti le mobilitazioni e ostacoli il loro protagonismo.

La parte più sensibile, democratica e progressista della società civile può contribuire. Anziché limitarsi a riempire le liste dei partiti di sinistra, di alternativa o di “provata fede pacifista”, contribuiscano alla costituzione di un nuovo Comitato di liberazione nazionale che diventi il centro autorevole in grado di coordinare tutte le mobilitazioni, le vertenze, le lotte e le campagne per iniziare ad attuare così le parti progressiste della Costituzione, a partire dall’articolo 11.

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Tags: MovimentiPolitica
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