Il 4 giugno la Camera ha approvato con 155 voti favorevoli, 86 contrari e 8 astenuti il testo “Nucleare sostenibile” presentato dai ministri Pichetto Fratin e Urso.
La norma, che entro la fine dell’anno sarà presentata anche al Senato, concede al governo la delega per riorganizzare il quadro normativo sull’uso dell’energia nucleare in Italia.
Quella che viene sbandierata come un progresso scientifico è solo l’ennesima e plateale violazione della sovranità popolare. Sì perché l’esito di ben due referendum (nel 1987 e nel 2011) avevano impedito lo sviluppo della tecnologia nucleare in Italia.
Il pretesto per questo colpo di mano è che nei piani del governo non c’è la costruzione di grandi centrali, ma l’utilizzo di “mini-reattori” (Smr e Amr) di “nuova generazione, più flessibili, economici, sicuri e integrabili con le fonti rinnovabili”. Ma la questione non è fra centrali nucleari grandi o piccole. La questione è che in mano ai vertici della Repubblica Pontificia e ai loro funzionari anche una torcia elettrica è un potenziale pericolo.
Governi di destra e di sinistra hanno gestito e gestiscono il paese al modo dei dilettanti allo sbaraglio. E in effetti sono dilettanti allo sbaraglio per quanto riguarda le questioni tecnologiche, la capacità di pianificare, ecc. ma sono anche esperti e zelanti quando si tratta di far valere gli interessi di capitalisti, di fondi di investimento e speculatori.
Dal Tav al ponte sullo Stretto di Messina, dai disastri del sistema ferroviario e autostradale all’incapacità di gestire la cura del territorio per evitare frane e allagamenti a ogni acquazzone — tutto lascia presagire che mettere lo sviluppo dell’energia nucleare nelle mani di questa gente è una scommessa persa con il presente e con il futuro.
Dal momento che il governo Meloni ha la matematica certezza che le masse popolari voterebbero per la terza volta NO al nucleare, allora ha semplicemente imposto, come è solito fare, gli interessi di affaristi e speculatori. Ancora una volta violando la sovranità di cui i suoi ministri si riempiono la bocca.
Ecco un’altra ragione, fra le tante, per cacciare il governo Meloni. E cacciarlo prima che i suoi burattini alla Camera e al Senato appongano il timbro sulla pratica “nucleare in Italia”.




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