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Ferrovieri contro la guerra. Appelli contro il settarismo e per la vigilanza antimilitarista

Teresa Noce by Teresa Noce
Giugno 9, 2026
in Resistenza n. 6/2026
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Le sorti degli scioperi indetti dal sindacalismo di base e conflittuale nelle scorse settimane sono state compromesse dal prevalere del settarismo e dei piccoli interessi di bottega dei promotori. Lo spirito di concorrenza è stato uno degli elementi che ha impedito il ricrearsi della vasta partecipazione che, al contrario, caratterizzò gli scioperi e le mobilitazioni dei mesi di settembre e ottobre del 2025.

In questo scenario assume un valore particolare l’iniziativa presa dal collettivo dei Ferrovieri contro la guerra. Coerentemente col suo spirito costitutivo, caratterizzato dalla trasversalità rispetto alle appartenenze sindacali dei singoli aderenti, Ferrovieri contro la guerra ha agito promuovendo la partecipazione a entrambi gli scioperi indetti nel mese di maggio, sia a quello in solitaria di Usb del 18, che a quello di Cub, Si Cobas, Sgb, Adl Varese, Usi-Cit e Usi del 29 maggio.

Rilanciamo qui il testo dell’appello che il collettivo ha diffuso: anche a scioperi avvenuti, rimane intatto il suo valore esemplare, a dimostrazione di un senso di responsabilità e di un’intelligenza politica che sono mancati alle dirigenze sindacali, che invece hanno fatto prevalere la reciproca concorrenza a danno dell’interesse comune.

“Il 18 e il 29 maggio si terranno due scioperi generali nazionali contro l’economia di guerra, contro i miliardi dilapidati nel continuo invio di armi sul fronte ucraino, contro il genocidio del popolo palestinese e contro ogni rapporto economico con il governo di Israele. Queste mobilitazioni interesseranno anche il personale ferroviario.

Negli scioperi generali si sciopera per i diritti di tutti e tutte: parteciparvi è fondamentale quanto aderire alle mobilitazioni di categoria. Comprendere il legame tra la lotta contro la guerra e quella contro l’iniquità sociale e lo sfruttamento è la chiave per ottenere, finalmente, un Ccnl dignitoso.

Siamo consapevoli che due scioperi così ravvicinati rappresentino un sacrificio economico per ogni lavoratore. Auspichiamo che, per le prossime scadenze, il sindacalismo conflittuale torni a presentarsi unito; tuttavia, se non ostacoliamo subito questi scenari di devastazione, il rischio è un coinvolgimento militare diretto, che si aggiungerebbe ai danni che l’economia di guerra già produce sulle nostre vite: carovita insostenibile, aumento vertiginoso delle spese militari e dei costi energetici, tagli ai servizi essenziali e spinte alle privatizzazioni. Chiediamo a tutti i colleghi di scioperare con convinzione, se possibile in entrambe le date o in almeno in una di esse. È il momento di prendere coscienza della propria dignità di classe e del ruolo determinante che noi ferrovieri possiamo avere nel condizionare le politiche economiche e sociali di questo paese.

Ancora una volta i ferrovieri sapranno distinguersi per coraggio, dignità e senso di umanità.”

Oltre a ciò il collettivo ha proseguito la sua attività di denuncia e segnalazione dei carichi di armi che circolano sulla nostra rete ferroviaria.

Dopo aver diffuso nel mese di aprile un volantino che ricordava il secondo anniversario dell’infausto accordo di Rete Ferroviaria Italiana con Leonardo per il potenziamento della rete in funzione della logistica militare (si veda l’articolo pubblicato su Resistenza n. 4/2026“No all’accordo Leonardo-Rfi”), i ferrovieri hanno prodotto e diffuso una sintetica guida illustrata su come riconoscere i carichi di armi, invitando a segnalare al loro indirizzo mail gli avvistamenti.

Di seguito ne riportiamo un adattamento scritto.

“Tutto questo non è un gioco. La guerra viaggia sempre più sui binari del continente europeo. Migliaia di convogli militari, un miliardo di euro investito in opere infrastrutturali per adeguare sagome, ponti, tonnellaggio ammesso dalle rotaie, adeguamento degli scali per lunghi treni merci, carri pianali per il trasporto di mezzi da combattimento. E non è finita.

Dopo decenni di liberismo ferroviario che ha portato smantellamenti e arretramenti sociali irreversibili, oggi gli imperialismi in nome dell’importanza strategica del trasporto su ferro ai fini bellici, ci spingono sempre più verso scenari di guerra.

Lo chiamano “dual use”, parlano di “resilienza”, ci dicono che porterà benefici al traffico civile. Ma è la Military Mobility. Dal corridoio Ten-t [reti transeuropee dei trasporti, ndr] Reno-Alpi (Genova Sampierdarena), al corridoio Ten-t Mare del Nord-Mediterraneo (La Spezia, Pontedera), al corridoio Ten-t Baltico-Adriatico (Palmanova), gli scali vengono attrezzati per la composizione e le soste dei treni con carri armati e blindati.

Potresti vedere transitare un convoglio con carri, autoblindo, Teu [container, ndr] militari, con una carrozza in testa per il trasporto della scorta. (…)

Oppure potresti vedere transitare convogli con Teu che trasportano esplosivi muniti di etichette arancioni (Rid classe 1). Allora potrebbero essere treni Nato, specialmente se transitano dal valico di Tarvisio sui corridoi Scandinavo- Mediterraneo e Baltico-Adriatico.

Se noti convogli come questi – carichi quindi di esplosivi, carri armati, Vcc [veicolo trasporto truppe, ndr] – significa che a breve altri uomini, donne, bambini e bambine verranno sterminati! Fermiamo insieme la bestialità della guerra!

Scrivici appena li vedi, seguici: [email protected]

Canale Telegram Ferrovieri contro la guerra.”

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Tags: Lavoro operaio e sindacale
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