I media italiani la chiamano “rivoluzione dei fenicotteri” perché in Italia non c’è libertà di informazione che tenga ed è vietato chiamarla per quello che è: una sollevazione contro gli agenti sionisti e il colonialismo.
I fenicotteri c’entrano, è vero, come pure la tutela dell’ambiente, ma sono manifestazioni epidermiche dell’imponente movimento popolare contro chi ha il progetto di trasformare un’enorme riserva naturale in una nuova “isola di Epstein”.
I fatti sono questi.
Fra il 2021 e il 2023 sono iniziati i contatti fra Jared Kushner – genero di Trump, figura di riferimento della destra sionista negli Usa e trafficante internazionale per conto della colonia di Israele – e il governo albanese capeggiato da Edi Rama.
Nel febbraio 2024 il governo albanese fa approvare dal parlamento, in tempi record, una modifica alla legge sulle aree protette per cancellare i divieti di edificazione nei parchi naturali “per gli hotel a 5 stelle”.
Nel marzo 2024 il fondo Affinity Partners, che fa capo a Kushner, rende pubblico il progetto, con tanto di rendering simili a quelli che circolavano sulla “rinascita di Gaza”: una massiccia cementificazione con oltre 10 mila stanze tra l’isola disabitata di Saseno e l’area costiera di Zvernec-Narta.
Nel maggio 2025 vengono definiti gli accordi finali del progetto ed Edi Rama lo patrocina con lo status di “investimento strategico” per garantire vantaggi fiscali e aggirare vincoli e burocrazia, fra cui i permessi catastali.
A fine aprile 2026 iniziano le mobilitazioni. Partono dalle zone periferiche del Sud dell’Albania e sono promosse soprattutto da associazioni ambientaliste e coordinamenti informali di residenti. In pochi giorni la situazione degenera.
A fine maggio, infatti, le ruspe iniziano a spianare le pinete e le dune costiere. Guardie di sicurezza private recintano con filo spinato l’area della spiaggia pubblica. Iniziano i primi tafferugli. Ma è il 30 maggio che la situazione si incendia: i residenti si scontrano ripetutamente con le guardie private e le immagini fanno il giro del mondo.
Dall’1 giugno le mobilitazioni non sono più circoscritte, ma raggiungono varie città, in particolare Tirana, e vi partecipano centinaia di migliaia di persone.
Gli scontri con la polizia si estendono, i palazzi del governo e il parlamento sono assediati.
In questo clima, il 4 giugno, si gioca “l’amichevole” di calcio Albania-Israele che ottiene l’effetto della benzina sul fuoco e finisce in scontri dentro e fuori il campo.
Dietro ai fenicotteri, insieme ai fenicotteri, insieme all’area protetta della foce del fiume Viosa, insieme all’isola disabitata di Saseno c’è la resistenza del popolo albanese alla svendita del suo paese ai colonialisti sionisti, agli imperialisti Usa, alla cricca Epstein.
E mentre Edi Rama, sovranista in Albania tanto quanto lo è Giorgia Meloni in Italia, cerca di spegnere l’incendio e accusa i promotori delle manifestazioni di cavalcare la disinformazione, le manifestazioni dilagano anche fuori dai confini albanesi.
Il 6 giugno si svolgono manifestazioni anche in numerose città italiane, partecipate da centinaia, in alcuni casi migliaia, di albanesi e solidali italiani.
La mobilitazione ha aperto una voragine ai vertici delle istituzioni albanesi. La Procura Speciale Anticorruzione (Spak) ha aperto alla velocità della luce un’indagine sugli ingenti capitali in movimento attorno al progetto: ne ha bloccato una parte, ma poi la magistratura l’ha costretta a fare marcia indietro per “evitare contenziosi”.
La stessa magistratura ha però aperto un’indagine sulla procedura con cui il parlamento ha modificato la legge sulle aree protette. Ma nelle piazze, nei presidi, nelle manifestazioni che continuano e si moltiplicano, le masse popolari confermano che il resort non si farà. L’Albania non è in vendita. Non è una colonia.
Ecco dal popolo albanese una lezione di lotta contro gli agenti sionisti che operano con disinvoltura in tutto il mondo.
C’è da imparare. Nessuno si lasci trarre in inganno dal fatto che “in questo caso la manovra è sporca”, manovre come questa – e forse peggiori – sono all’ordine del giorno anche nel nostro paese.
Ricordiamo solo gli insabbiamenti e i depistaggi per la “strage silenziosa” di Casale Monferrato e ricordiamo solo che Stephan Schmidheiny, il padrone dell’Eternit, ha chiesto aiuto a Epstein e a figure di primo piano della politica israeliana (Ehud Barak) per evitare di essere condannato. In Italia. E c’è riuscito.




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