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Marco Carrai, perché non te ne vai?

Teresa Noce by Teresa Noce
Giugno 9, 2026
in Resistenza n. 6/2026
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Prosegue da più di due anni la mobilitazione per la cacciata di Marco Carrai dalla Fondazione Meyer, un rinomato ospedale pediatrico di Firenze. La sua nomina, avvenuta a ottobre 2023, non era stata ben accolta dai lavoratori della struttura, in quanto Carrai è un sionista dichiarato e console onorario di Israele per la Toscana, l’Emilia-Romagna e la Lombardia. Oltre a ciò, è anche nipote di un torturatore fascista della Banda Carità, mai dissociatosi dalle imprese di famiglia; imprenditore di varie aziende israeliane di tech e cyber security; presidente di Toscana Aeroporti e vicepresidente esecutivo della Jsw (società amministratrice delle acciaierie di Piombino (LI) e della Azovstal in Ucraina).

La mobilitazione dei lavoratori per destituirlo dalla sua carica al Meyer è iniziata a gennaio 2024 con un presidio davanti all’ospedale pediatrico e la restituzione di 140 ombrelli: il regalo ai dipendenti fatto a Natale dalla Fondazione. Per tutto l’anno successivo la mobilitazione è continuata ed è culminata nell’aprile 2025 con la consegna della lettera aperta al Presidente della Regione Eugenio Giani promossa dai lavoratori e firmata anche da svariati sindaci della Piana fiorentina, consiglieri regionali e comunali, decine di organizzazioni politiche e associazioni e perfino da pezzi della maggioranza dell’amministrazione comunale e regionale.

A questa lettera, Giani e la sindaca di Firenze cercarono di non rispondere, per cui fu presentata pubblicamente, con tanto di conferenza stampa, dai promotori e da tutti i firmatari. Con questa operazione i difensori di Carrai furono costretti a farsi avanti: in sua solidarietà si mosse l’associazione Italia-Israele, Italia Viva e Azione. Giani, invece, venne intercettato durante un’iniziativa pubblica e la lettera gli fu consegnata a mano. In quell’occasione rispose che Carrai “porta soldi” e che la sua nomina non era in ogni caso responsabilità sua, ma del direttore della Fondazione.

La mobilitazione è continuata e si è allargata e se ne sono fatti promotori altri lavoratori della sanità della Toscana (raccolti in Sanitari per Gaza), l’organizzazione Firenze per la Palestina e il P.Carc. Lavoratori e solidali si sono mobilitati organizzando presidi, anche coordinati in varie strutture ospedaliere della Toscana, e in ultimo l’irruzione nell’ufficio del direttore della Fondazione Meyer, Paolo Morello Marchese, riuscendo a strappare un incontro.

Il 21 aprile scorso l’incontro si è svolto: Morello prima ha accampato scuse dicendo di non sapere con chiarezza quali incarichi ricoprisse Carrai all’epoca della nomina e poi ha scaricato la responsabilità sulla Commissione Etica della Fondazione.

I promotori della mobilitazione hanno quindi denunciato pubblicamente lo scaricabarile che continua da anni su chi è responsabile di questa nomina e può ritirarla. Lo scaricabarile non fa altro che confermare quanto Carrai sia crocevia di capitali e interessi che le istituzioni non vogliono e non possono mettere in discussione.

Dopo vari tentativi di incontrare la Commissione Etica, il 16 maggio è stato organizzato un presidio davanti al Meyer per denunciare il muro di gomma che protegge Carrai. Due giorni dopo la Commissione ha risposto con un comunicato in cui afferma che Carrai non ha violato nessun principio etico da quando è stato nominato e pertanto può tranquillamente arrivare a fine mandato.

Nessuna sorpresa per questa posizione: la Commissione Etica è stata nominata dallo stesso Carrai!

Mentre si svolgeva lo sfiancante iter di incontri e mancate risposte, in città sono apparse scritte che auguravano la morte a Carrai e si è subito scatenata la gara a esprimergli solidarietà e a difenderlo. Molti esponenti del Pd, tra cui la stessa sindaca, che fino a quel momento non aveva proferito parola, hanno iniziato a parlare di clima di odio e di attacchi ingiustificati, hanno gridato all’antisemita. Non solo. Carrai non potendo più far finta di niente ha risposto con una lunga lettera, rilanciata da tutta la stampa di regime, dove si descrive come un filantropo, dice di essere spaventato per la sua famiglia e attaccato e minacciato “solo per le sue idee”.

Un’arringa difensiva di tutto punto, che però sembra più una confessione. Tolto il vittimismo stomachevole tipico dei sionisti, le argomentazioni della lettera sono tutte fondate.

La passione di Carrai nell’elargire donazioni per “giuste cause” è, infatti, ben nota da anni, da quando risultò tra i principali finanziatori di Open nelle indagini sul “giglio magico” di Renzi.

Che sia attaccato per le “sue idee” è altrettanto vero e considerando il suo ruolo di amministratore di aziende italiane a partecipazione pubblica negli interessi di Israele, è pure cosa che di certo non stupisce nessuno.

Riguardo al sentirsi in pericolo, Giani e la Funaro hanno paura anche solo a nominarlo e addirittura Renzi si è sentito in dovere di esprimersi pubblicamente per difenderlo: significa che i suoi affari sono il crocevia di interessi così grossi che gli impediscono addirittura di dimettersi, nonostante le minacce a cui, a detta sua, è esposto.

Marco Carrai è il primo esponente di spicco degli agenti sionisti in Italia (si spera sia anche il primo di una lunga serie) a essere entrato nel mirino della mobilitazione popolare.

Che la sua lettera sia principalmente un’arringa difensiva o un confessione poco cambia. La campagna per la sua cacciata continua: saranno le masse popolari a spingerlo a dimettersi, nonostante il muro di gomma delle istituzioni e dei vari Giani, Funaro e Renzi di turno.

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Tags: Politica
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