Parafrasando, la premier Giorgia Meloni nel pieno della campagna referendaria sulla giustizia, in mezzo a tante altre boiate aveva detto che se avesse vinto il No ci saremmo trovati le strade piene di stupratori, rapitori di bambini e nuovi casi come Bibbiano. Bisogna riconoscere alla premier che almeno questa non era una boiata.
Tagliate qua e là le teste di ministri e sottosegretari e tagliato anche un ulteriore piede della sedia traballante su cui è seduto, il governo dei patrioti insieme al presidente della Repubblica Sergio Mattarella hanno concesso la grazia a Nicole Minetti, che scontava 3 anni per favoreggiamento della prostituzione nelle “cene eleganti” che Berlusconi organizzava ad Arcore.
Cosa è successo? Condannata a 3 anni e 11 mesi nel 2022 la Minetti stava scontando la pena con misure alternative. Nel 2024 ha fatto richiesta e ottenuto l’adozione di un bambino uruguaiano affetto da spina bifida. L’adozione è avvenuta assieme al suo compagno, Giuseppe Cipriani, imprenditore che gestisce un impero globale di ristorazione e hotel di lusso e pluricitato negli Epstein files (era un socio dello stesso Epstein). Con il parere favorevole del Procuratore generale della Corte d’Appello e del Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha concesso la grazia alla Minetti per assistere il figlio adottivo.
Nei giorni seguenti, anche sull’ondata di sdegno per la grazia concessa a un personaggio del genere, sono emerse diverse notizie. La prima è che sembrerebbe che in Uruguay ci sia un grosso contenzioso legale con la madre del bambino, una donna molto povera e con il marito in carcere. La seconda è che i legali della donna sono stati trovati bruciati vivi all’interno della loro auto. La terza è che anche della madre del bambino non si hanno più tracce. La quarta è che in Uruguay è in corso un enorme scandalo sul sistema di adozioni.
E ora è tutti contro tutti. Mattarella accusa Nordio che accusa la magistratura di non aver dato informazioni sufficienti, la magistratura ribatte che tutto era pubblico e via così in un balletto nauseabondo in cui “l’arrendevole scioglievolezza del campo largo” si scatena (sic!) chiedendo tiepidamente le dimissioni di Nordio. Un perenne clima da fine impero destinato a sprofondare sempre di più nella melma e nelle contorsioni di un sistema politico morente.
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La crisi del governo Meloni, infatti, non riguarda solo questo esecutivo ma tutto il sistema politico e di potere italiano. Una fanghiglia putrida e puzzolente che resta dov’è solo perché il movimento popolare, l’unica alternativa credibile per rimettere in piedi il paese, non fa ancora valere tutta e fino in fondo la sua forza. È questo movimento che può sostenere e portare fino in fondo la solidarietà con il popolo palestinese e con tutti i popoli in lotta con l’imperialismo in tutto il mondo. Che può dare forza e forma di legge alle lotte degli operai e dei lavoratori per la difesa dei posti di lavoro, per il diritto alla casa e tutto il resto delle emergenze sociali in corso. Che può attuare fino in fondo la Costituzione del ‘48 e i valori su cui è fondata.
Come far valere questa forza quindi? Innanzitutto bisogna avere chiaro un punto. Ogni secondo in più in cui Meloni o qualunque altro governo delle Larghe intese dirige il nostro paese, la situazione per le masse popolari è destinata a peggiorare e sempre più a degenerare. Tutto il movimento deve darsi un obiettivo chiaro “cacciare il governo Meloni”.
In secondo luogo dobbiamo avere chiaro che la vita del governo Meloni è legata ormai a un solo filo, la tenuta dell’ordine pubblico e la repressione del dissenso politico. Questo filo va spezzato unendo con sempre più forza tutte le realtà sociali, politiche e popolari, facendo fronte insieme a ogni attacco repressivo, rendendo il paese ingovernabile a Meloni e ai suoi e dando continuità alla parola d’ordine “blocchiamo tutto”.
In terzo luogo bisogna far marciare insieme alle due parole d’ordine precedenti una terza: “organizzarsi ovunque”. Il movimento popolare può diventare il governo del nostro paese tanti più saranno i collettivi, i comitati e le assemblee permanenti che nasceranno sui luoghi di lavoro, nelle scuole, nelle università, nei quartieri e nelle città. Quello che abbiamo davanti è un compito storico, siamo nel pieno della nuova liberazione del nostro paese.
E allora avanti con forza, onore e coraggio. In tempi d’emergenza servono misure d’emergenza. In tempi straordinari servono azioni straordinarie. Facciamo piazza pulita di governi eversivi e nemici delle masse popolari. Imponiamo un governo che attui la Costituzione del ‘48.


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