Il 29 marzo a Modena, presso il circolo Arci Civica, si è svolta l’iniziativa del coordinamento Fare Rete contro la repressione aziendale. Un coordinamento nato nel 2024 con lo scopo di costruire relazioni tra lavoratori delegati per fare fronte alla repressione aziendale con l’organizzazione e la solidarietà di classe. Fare Rete sta tenendo presentazioni e iniziative itineranti per mettere a conoscenza i lavoratori dei vari territori della sua esistenza e costruire nuove relazioni, diffondere metodi e strumenti di lotta.
Fare fronte alla repressione significa anche promuovere e favorire la confluenza della mobilitazione della classe operaia con quella contro la guerra e per la solidarietà internazionale: un collo di bottiglia determinante, come è stato dimostrato dalle mobilitazioni dello scorso autunno.
L’iniziativa è stata ospitata dalla Consulta Popolare di Modena contro Guerra, Riarmo e Genocidio, un’organizzazione popolare che ha prodotto un programma di demilitarizzazione e interruzione di rapporti con aziende e istituzioni sioniste che ora sta cercando di imporre all’amministrazione comunale con la mobilitazione.
Hanno aperto l’iniziativa Fabio Gambone del coordinamento Fare Rete, che ha presentato il coordinamento, e Giuseppe Gomini, Rsu Fiom (area Le Giornate di marzo) della Ducati Motor Holding, che ha illustrato la situazione dei lavoratori metalmeccanici del territorio, riportando alcune esperienze di repressione aziendale da lui seguite.
Dopo gli interventi introduttivi, hanno preso la parola alcuni lavoratori per testimoniare la loro esperienza di repressione politica e sindacale. Luigi Borrelli, Rsu di Usb dell’aeroporto di Montichiari di Brescia, tramite messaggio audio ha parlato degli scioperi contro il traffico di armi che ha promosso dentro l’aeroporto, usato illegalmente per rifornire la base di Ghedi (Bs). Ha raccontato che la dirigenza aziendale continua ad attaccarlo con lettere di richiamo e giorni di sospensione, ma che la mobilitazione continua ogni volta che provano a far passare materiale bellico.
Isabella Cerutti, iscritta Sgb e lavoratrice negli appalti per l’assistenza alla persona del Comune di Bologna, ha denunciato il pignoramento della quota sindacale direttamente dalla busta paga per le multe ricevute dal sindacato per le mobilitazioni del 3 ottobre e l’attendismo dei vertici sindacali che si affidano ai tempi della giustizia, mentre i lavoratori premono dal basso per la mobilitazione immediata. Ha poi trattato del ricatto morale che ricevono i lavoratori dei servizi alla persona e dell’importanza di costruire un rapporto con gli utenti per renderli partecipi e disinnescare questo meccanismo.
Giuseppe, Rsu Fiom (area Le Giornate di marzo) della Motovario di Reggio Emilia, ha riportato una vertenza rispetto all’imposizione di regole assurde sulla sicurezza, che non fanno altro che vessare i lavoratori e creare una situazione per cui sono spinti ad aggirarle, esponendosi di continuo a possibili sanzioni. La loro mobilitazione ha portato a una situazione per cui nessuno applica queste misure e si preme con la mobilitazione per arrivare a un accordo che le superi.
Cinzia, impiegata metalmeccanica del settore commerciale, oggetto da dodici anni di pressioni, mobbing e demansionamenti perché unica impiegata a scioperare, ha raccontato di come sia determinante la solidità ideologica per un lavoratore che deve fare fronte alla repressione. Questa è essenziale per non farsi sopraffare dalle pressioni, per rimanere lucidi e non farsi mettere all’angolo.
Alcuni di questi interventi sono stati ripresi dai relatori. Giuseppe ha parlato della necessità del rinnovamento sindacale, che si può produrre solo con la mobilitazione della base degli iscritti, e dell’adeguamento della struttura ai balzi in avanti che la mobilitazione stessa compie con il procedere della crisi e della guerra.
Ha poi riportato come molti giovani si siano attivati con le mobilitazioni dello scorso autunno in solidarietà alla Palestina, denunciando al contempo i tentativi delle aziende delle armi di entrare nelle scuole per reclutare nuova manodopera.
Fabio, invece, ha ripreso il legame tra repressione e smantellamento dell’apparato produttivo e conversione bellica. Il copione che viene seguito dai padroni è fare fuori i lavoratori più combattivi e che sono potenziale punto di riferimento per gli altri prima ancora di annunciare i progetti di “ristrutturazione”.
La storia dello smantellamento della Fiat lo ha ampiamente dimostrato.
Durante il dibattito sono intervenute anche le organizzazioni popolari presenti, tra cui Modena per la Palestina e Modena Volta Pagina, oltre alle realtà aderenti alla Consulta popolare, al nodo locale del Coordinamento Nazionale No Nato e al P.Carc. Tutti hanno posto l’accento sulla relazione tra la mobilitazione della classe operaia e la mobilitazione più generale.
Claudio di Modena ha raccontato che la sua organizzazione è nata durante la vertenza Italpizza dei lavoratori del Si Cobas, una delle vertenze che, insieme a quella del salumificio Bellentani, ha segnato il territorio per il livello altissimo di repressione. In quell’occasione la mobilitazione dei lavoratori fece cadere la maschera del sistema padronale che si reggeva sulla collusione tra amministrazione comunale, Pd e Cgil.
Ha poi presentato l’attività che stanno portando avanti sul territorio: come organizzazione hanno preso di mira la TekApp, azienda di proprietà di sionisti italiani a cui il Comune di Modena ha appaltato la gestione della sicurezza informatica.
L’iniziativa ha toccato anche alcune questioni decisive per fare fronte al disastroso corso delle cose: tra queste la necessità per i lavoratori e le organizzazioni sindacali di un partito, nonché di un governo che attui le decisioni prese dalle organizzazioni operaie e popolari.
A conclusione, sono stati discussi i modi e l’opportunità di far arrivare a Fare Rete denunce e informazioni che riguardano la repressione politico-sindacale, ma in generale tutto il settore produttivo.
I padroni sono in crisi e più sono in crisi più aumentano le manovre e gli attacchi antipopolari: serve chiamare alla solidarietà di classe e ragionare insieme sulle soluzioni per farvi fronte.






