Sabato 14 marzo a Roma si terrà la manifestazione nazionale promossa da Potere al Popolo “Blocchiamo il governo Meloni”. Una giornata di lotta che ha come argomento centrale la mobilitazione per il NO al referendum sulla riforma della giustizia dei prossimi 22 e 23 marzo.
L’appello lanciato dai compagni di Potere al popolo, Usb, Cambiare rotta e Osa a mobilitarsi per il NO al referendum sulla giustizia è giusto e va sostenuto. È estremamente importante che questa battaglia sia alimentata da una manifestazione nazionale come quella prevista per sabato.
Con l’avvio dei bombardamenti Usa e sionisti contro la Repubblica Islamica dell’Iran, inoltre, i promotori hanno allargato il fronte, mettendo al centro anche il NO alla guerra. Per questo nelle ultime settimane hanno aderito diverse anime del movimento di Resistenza contro la guerra e le politiche guerrafondaie del governo Meloni, come la Global Sumud Flotilla, numerose organizzazioni giovanili e altre se ne stanno aggiungendo.
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Anche il P.CARC ha aderito invitando tutte le organizzazioni politiche e sindacali, gli organismi operai e popolari a convergere sabato a Roma. Lo abbiamo fatto perché si tratta di un importante appuntamento per rendere la campagna referendaria un’occasione per dare una spallata al governo Meloni. Questo l’unico reale obiettivo e la parola d’ordine che può spingere in avanti tutto il movimento popolare, l’unica reale ragione per il NO.
L’esito del referendum, infatti, non influirà minimamente sul “funzionamento della giustizia”. La legge dei borghesi e dei padroni è fatta per proteggere i borghesi e i padroni e non può esistere una “giustizia giusta” finché esiste il capitalismo.
Respingere la riforma non è la strada per “una giustizia più giusta”, il mantenimento del sistema giudiziario vigente è la negazione stessa della giustizia.
Inoltre non è possibile riformare il sistema giudiziario negli interessi delle masse popolari – come indicato nel comunicato di lancio della manifestazione – fin tanto ci troviamo nel sistema capitalista. E sono addirittura controproducenti misure quali l’assunzione di nuovo personale nei tribunali per velocizzare la giustizia quando a fare le leggi sono i padroni e i loro lacchè.
Queste argomentazioni cozzano con l’esperienza diretta delle masse popolari. Per la stragrande maggioranza della popolazione quella frase “la legge è uguale per tutti” è una presa per il sedere. La giustizia borghese è un inganno, la democrazia borghese è un inganno e tutto ciò che le riguarda è una manifestazione dell’oppressione di classe. Per questo l’unico motivo coerente con gli interessi delle masse popolari per cui votare NO al referendum è quello di cacciare il governo Meloni.
«Abbiamo detto che per alimentare la mobilitazione contro il governo Meloni e contro le Larghe Intese abbiamo bisogno, i comunisti hanno il compito, di condurre una campagna referendaria di classe e d’attacco. Chiariamo il concetto.
Si tratta di far confluire nel NO al referendum e nella propaganda per il NO TUTTE le motivazioni che qualificano l’obiettivo di cacciare il governo Meloni. La più solida ed efficace, benché non sia affatto l’unica, è il NO alla guerra e all’economia di guerra.
Il referendum sulla riforma della giustizia deve diventare un referendum contro la guerra e il governo Meloni che la promuove da servo degli Usa e dei sionisti.
In secondo luogo si tratta di fare di ogni iniziativa l’occasione per sviluppare il coordinamento e l’unità d’azione. Avanziamo nel consolidamento e allargamento del fronte dei partiti e delle organizzazioni del movimento comunista e anti Larghe Intese.
In terzo luogo si tratta di moltiplicare le iniziative comuni per sviluppare la mobilitazione sul terreno pratico: dai volantinaggi ai presidi, dai cortei alle iniziative di propaganda di fronte alle sedi dei partiti di governo e dei sostenitori del sì, giornali padronali, centri del potere economico, politico e mediatico». Tratto da Votiamo in massa NO. Usare anche il referendum del 22 e 23 marzo per cacciare il governo Meloni
Non è un caso che Giorgia Meloni e la sua cricca si sono ben guardati dall’associare questo referendum a un voto di fiducia sul governo, al contrario di quanto fece Renzi nel 2016, perché sanno bene che tra le masse popolari di fiducia ne hanno ben poca. Ma che la Meloni lo voglia o no, quello del 22 e 23 marzo è un referendum che mette in discussione il suo governo e noi dobbiamo approfittarne per avanzare nella costruzione di un’alternativa.
Dobbiamo approfittare della situazione per avanzare nella costruzione di un nostro governo che porta avanti le istanze del movimento di Resistenza. Che attua la Costituzione nelle sue parti più progressiste. Che persegue i padroni che ammazzano gli operai, come anche i sostenitori del genocidio in Palestina e dei crimini Usa-Nato. Che rompe col sostegno alle guerre degli imperialisti Usa e chiude le loro basi.
È in questo contesto che tutto il malcontento popolare deve convergere con forza nella mobilitazione di sabato a Roma per dare un’ulteriore spallata al governo Meloni e avanzare nel processo di liberazione del paese dai guerrafondai servi degli imperialisti Usa, dei sionisti, della Ue.
Una tappa di una lotta ben più ampia per la nuova liberazione del nostro paese. Una lotta che avrà dei prossimi importanti appuntamenti e occasioni per promuovere convergenza e unità d’azione:
- il 22 e 23 marzo ci sarà il Referendum contro la riforma della giustizia del governo Meloni. Indipendentemente dal merito della riforma, l’aspetto decisivo è utilizzarla per dare uno schiaffone a Meloni e la sua banda. Bisogna votare e far votare in massa NO;
- il 28 marzo la Rete No Kings ha indetto un corteo nazionale contro la guerra e le politiche securitarie promosse dal governo Meloni. Un percorso che prende avvio dalle lotte in difesa degli spazi sociali dall’Askatasuna di Torino a Officina 99 di Napoli e che può diventare una giornata di lotta ampia e dispiegata contro il governo Meloni;
- il 4 aprile è l’anniversario di fondazione della Nato. In tutta Italia ci saranno manifestazioni contro l’occupazione Usa-Nato e contro il coinvolgimento del nostro paese nella guerra in corso;
- il 12 aprile partirà dalla Sicilia una nuova spedizione della Flotilla diretta verso Gaza con l’obiettivo di portare aiuti umanitari, sostegno sanitario e spezzare l’embargo criminale e il genocidio che Israele ancora porta avanti contro il popolo palestinese nascosta dietro il paravento di una “tregua” che non è mai stata tale;
- il 25 aprile si preannuncia come una giornata di lotta e di grande mobilitazione com’è stato lo scorso anno quando da Milano, Roma, Napoli e dal resto del paese il tema della cacciata degli occupanti abusivi del nostro paese degli Usa, Ue, Nato e sionisti e dei suoi servi sciocchi del governo Meloni e del PD ha animato piazze da decine e decine di migliaia di attivisti e militanti. Che quest’anno sia la data della liberazione del nostro paese dal governo meloniano dei nostalgici del ventennio fascista!







