La stretta repressiva che il governo Meloni persegue per tentare di reggersi in piedi comprende anche i reiterati attacchi al diritto di sciopero. Ultimo esempio in ordine di tempoè stata la precettazione degli scioperi del settore aereo proclamati per il 16 febbraio e, per quanto riguarda i controllori di volo, il 7 marzo.
Le agitazioni erano state proclamate nel dicembre 2025 da Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl Ta, Anpac, Anp, Usb e Cub per il rinnovo del contratto nazionale di settore, scaduto da quasi due anni, e di altri contratti aziendali.
Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Salvini, come è ormai sua consuetudine, ha preso la palla al balzo per ritornare su una delle sue attività predilette, sul suo bersaglio politico principale: i lavoratori e il diritto di sciopero.
A questo giro non è partito a testa bassa brandendo la clava della precettazione, ma lo ha fatto nascondendosi dietro le indicazioni della Commissione antisciopero che intimavano lo spostamento al 26 febbraio.
Vista l’iniziale indisponibilità sindacale a spostare le date, Salvini ha disposto la precettazione.
La nota stampa del ministero è addirittura surreale: “Preso atto delle indicazioni della Commissione di garanzia sciopero e della determinazione dei sindacati rispetto alle agitazioni del settore aereo proclamati durante le Olimpiadi e le Paralimpiadi, [Salvini, ndr] ha deciso di precettare”.
E ancora: “Pur comprendendo le rivendicazioni dei lavoratori, Salvini condivide la necessità di garantire il diritto alla mobilità anche nei giorni 16 febbraio e 7 marzo, soprattutto perché Milano-Cortina 2026 è un evento straordinario di rilevanza planetaria. L’auspicio del ministro è che non vengano interrotte le trattative tra aziende e lavoratori, augurandosi una soddisfacente intesa tra le parti” (fonte www.collettiva.it).
Si noti bene, comprende le rivendicazioni e si augura un’intesa, ma guai a intervenire per fare in modo che i padroni scendano a patti o per imprimere una svolta alla trattativa. Ciò non bastasse, la motivazione esposta è di fatto la seguente: “ti vieto lo sciopero perché so che sarà partecipato!”.
La passione del “ministro dei ritardi ferroviari e del ponte sullo Stretto” per la precettazione degli scioperi è nota, così come è nota la sua attività di devastatore del trasporto pubblico. La situazione disastrosa di cui dovrebbe rispondere è oramai proverbiale: pensiamo ai ritardi dei treni e ai disservizi, ma anche al territorio che frana letteralmente sotto i nostri piedi… quali sono le infrastrutture necessarie?!
L’assoluta incompetenza e le promesse non mantenute su qualsiasi cosa lo accomunano agli altri sodali dell’esecutivo, a partire dalla sua capa Meloni.
Bella forza! La Commissione di garanzia dello sciopero nei servizi pubblici essenziali (Cgsse) è composta da cinque elementi nominati dal Presidente della Repubblica su indicazione dei Presidenti di Camera e Senato. L’attuale Commissione è entrata in carica nel luglio 2023 ed è composta da gente indicata da Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa.
Non può essere composta da politici o parlamentari, ma ha oggi fra i suoi componenti: Peppino Mariano, avvocato, che fu consulente di Giorgia Meloni quando questa era Ministro della gioventù e che ha una storia politica da militante di destra; Paolo Reboani, economista, che fu consulente del Ministero del lavoro con Maroni prima e Sacconi poi; Luca Tozzi, avvocato, che fu consulente del Ministro della famiglia nel biennio 2018-2019… chi era il ministro? Toh, l’attuale Presidente della Camera Lorenzo Fontana, che casualmente lo ha nominato! Quando si dice i casi della vita…
Dall’altra parte i sindacati, sia quelli di regime che quelli di base, hanno accettato di sottostare rinviando lo sciopero alla data indicata dalla Commissione antisciopero, il 26 febbraio, ventilando con poca convinzione la possibilità di ricorrere al Tar contro la precettazione.
Accettare lo spostamento ha mostrato una sostanziale arrendevolezza, oltre a servire a Salvini la possibilità di presentarsi all’opinione pubblica come un campione di ragionevolezza ed equilibrio.
La linea di incassare, sottostare al divieto ed eventualmente ricorrere al Tar è un’arma spuntata. Da qui all’eventuale pronunciamento del tribunale il ministro ha portato a casa il rinvio dello sciopero in una fase di difficoltà sua e di tutto il circo dei governanti, mentre le aziende hanno la conferma di avere un alleato su cui contare.
Il principio che il diritto di sciopero si difende praticandolo non è un vuoto dogma. La sua difesa non può essere confinata alle aule di tribunale perché attiene all’organizzazione e alla mobilitazione dei lavoratori e sono loro che devono difenderlo.
Questo significa anche costruire gli strumenti e le modalità per fare fronte alle inevitabili ritorsioni che in questa fase possono colpire chi pratica diritti che fino a poco tempo fa sembravano indiscutibili.
La politica concertativa che sta penetrando anche in gran parte del sindacalismo di base presta il fianco alle ritorsioni del nemico. La politica degli enti bilaterali, dei Caf in convenzione con lo Stato, della comodità delle quote per le tessere riscosse direttamente dalla busta paga (che poi possono essere dirottate per i pagamenti delle multe quando la Commissione decide che uno sciopero è “illegittimo”, come sta accadendo!), della promozione delle assicurazioni private per offrire servizi vantaggiosi in concorrenza con gli altri sindacati (si veda l’articolo “Dalla lotta di classe allo “scudo assicurativo”: cosa sta succedendo ai sindacati italiani” di Federico Giusti su L’Antidiplomatico) è un’arma che detiene il nemico di classe e che utilizza quando la situazione lo richiede e lo permette.
È necessario rimettere al centro la lotta di classe e l’autonomia dalla controparte.
Come risvegliare lo spirito combattivo dei lavoratori? Appellandosi al Tar, oppure indicando e praticando la via della lotta e della determinazione a vincere? In questa lotta “per la sopravvivenza” solo i lavoratori organizzati hanno la forza per ribaltare il tavolo!


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