Il 28 dicembre la Procura di Genova ha arrestato 9 esponenti di organizzazioni solidali con la Palestina con l’accusa di “associazione sovversiva con finalità di terrorismo”. Tra gli arrestati c’è Mohammad Hannoun, presidente dell’Associazione Palestinesi d’Italia e dell’Associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese (Abspp), accusato di aver sovvenzionato Hamas tramite raccolte fondi promosse delle sue associazioni.
Un attacco repressivo al movimento in solidarietà con la Palestina, che ne colpisce alcuni promotori per allontanare tutti quelli che si sono attivati negli ultimi mesi e che si sono mossi soprattutto su spinta umanitaria. Un attacco del tutto politico e volto a dividere il movimento di solidarietà con la Palestina, che negli scorsi mesi ha mostrato le potenzialità della sua compattezza.
Un procedimento che soprattutto mostra l’assoluta sudditanza del governo Meloni allo stato criminale d’Israele, perché da questo direttamente commissionato, attraverso prove fornite dal Mossad per “reati” che non riguardano l’Italia ma volti a colpire la legittima resistenza nei territori occupati.
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L’attacco repressivo ha effettivamente innescato discussioni interne al variegato movimento in solidarietà con la Palestina, facendo emergere due linee distinte. Da una parte chi si è dissociato dagli accusati creando una spaccatura nel movimento tra “buoni e cattivi” e dall’altra chi invece non si è dissociato o ha espresso solidarietà agli arrestati, smascherando l’operazione di rappresaglia eterodiretta dallo stato sionista d’Israele e rilanciando la necessaria prosecuzione del movimento.
Fratoianni è l’esempio più eclatante di chi si è affrettato a dissociarsi, negando ogni coinvolgimento e relazione con Hannoun e anzi dicendo che quelli come lui nuocciono alla causa palestinese. È chiaro che è invece la sua dissociazione che nuoce al movimento di solidarietà con la Palestina. Ma non è attaccando Fratoianni e gli esponenti che si sono dissociati, coinvolgendo in toto i partiti e le organizzazioni che rappresentano, che il movimento può rispondere efficacemente alla repressione. Perché per un Fratoianni che si è affrettato a toglierne le gambe, e che a tempo debito risponderà della sua dissociazione al movimento di Resistenza del nostro paese, sono emersi esponenti politici che hanno invece espresso solidarietà o mostrato la vera natura di criminalizzazione del movimento.
Questi sono quelli a cui guardare e da sostenere.
Stefania Ascari ad esempio, deputata del M5s, tirata in ballo per le sue relazioni con Hannoun, in diversi post Facebook non si è dissociata e non ha negato il suo sostegno all’associazione. Ha anzi sottolineato di essere stata al valico di Rafah più volte per consegnare pacchi di aiuti al popolo Palestinese. Ha rimandato al lavoro della magistratura sottolineando però l’operazione fango portata avanti dal governo Meloni in appoggio a Netanyahu, mostrando che il bersaglio politico sono i solidali con la Palestina e chiarendo che sa da che parte è necessario stare.
Altri esponenti del M5s, tra cui l’europarlamentare Gaetano Pedullà, il coordinatore territoriale Daniele Pesco e il capogruppo in Consiglio regionale Nicola Di Marco, si sono espressi sulla vicenda e soprattutto hanno sostenuto la solidarietà agli arrestati partecipando al presidio «Dalla Palestina al Venezuela. Fermare il colonialismo Usa ora». Pedullà ha poi ribadito la massima fiducia nella magistratura italiana, augurandosi che questa “smonterà gli indizi forniti da Israele su un presunto dirottamento di aiuti umanitari destinati a chi proprio Israele stava bombardando”. Aggiungendo in ultimo che “a differenza di altri, non rinnego minimamente di aver incontrato su mia richiesta l’attivista Mohammad Hannoun, con il quale ho condiviso e condivido ancora di più oggi, pubblicamente ed orgogliosamente, l’assoluta urgenza di bloccare il genocidio a Gaza, tutt’ora in corso nonostante una tregua che Tel Aviv non rispetta”.
Anche l’ex sindaco di Napoli Luigi De Magistris in un post su Instagram ha preso posizione a sostegno di Hannoun e degli altri arrestati: “La lotta per il diritto internazionale, per una pace giusta, per l’autodeterminazione del popolo palestinese e per la nascita dello Stato di Palestina, non si fermerà fino alla vittoria, perché il diritto alla verità e alla giustizia è più forte di ogni menzogna. Per quanto mi riguarda starò sempre dalla parte degli oppressi e mai degli oppressori”.
Per AVS invece Angelo Marasà, Responsabile Esteri Si-Avs, ha messo in luce la politica “garantista a giorni alterni” di molti esponenti politici, precisando di attendere che la giustizia faccia il suo corso e “confidando che questo avverrà in maniera seria e indipendente, magari cercando di capire anche il ruolo giocato da servizi segreti di paesi terzi in questa faccenda.”. È sempre lui a chiarire infine che “delle accuse di fiancheggiamento del terrorismo da chi è stato in silenzio rispetto al terrore ed all’orrore di Gaza possiamo decisamente fare a meno”. A Marasà ha fatto eco la deputata Avs Benedetta Scuderi, una delle esponenti presenti sulla Global Sumud Flotilla, che si è detta fiduciosa nell’indagine rigettando però la caccia alle streghe messa in moto contro il movimento per la giustizia internazionale.
È stato infine il deputato Avs Marco Grimaldi a prendere posizione, attaccato per il suo attivismo in solidarietà con la Palestina e contro lo sgombero di Askatuasuna. In un’intervista il deputato ha messo in chiaro che “a differenza di chi oggi ci attacca noi non finanziamo il terrorismo, non vendiamo armi a regimi che commettono crimini di guerra e non chiudiamo gli occhi di fronte a un genocidio”. E chiude denunciando che “è in corso una vera e propria caccia al movimento che vuole riconoscere lo Stato palestinese, fermare occupazione e apartheid e a chi, come noi, indossa una kefiah anche in aula. E mentre si costruiscono dossier finti e si alimentano sospetti, si tenta di criminalizzare l’opposizione politica. Ma noi non abbiamo paura. Non ci faremo intimidire”
Come questi esponenti si sono espressi anche Francesca Albanese, Tommaso Montanari e altri che qui non riportiamo.
Sono questi gli esponenti a cui il movimento di solidarietà alla Palestina deve guardare. Tutti quelli che sono contrari alla sottomissione del nostro paese ai gruppi criminali degli imperialisti Usa e sionisti. Tutti quelli che hanno preso posizione e risposto agli attacchi diffamatori smascherando questa operazione. Tutti quelli che sono attivi e sostengono la mobilitazione e l’organizzazione delle masse popolari, dalla Palestina fino alle lotte operaie e per gli spazi sociali.
Sono esponenti che hanno già un ruolo positivo per il movimento, ma che possono e devono fare passi in più.
La Ascari, Grimaldi, Pedullà, tutti quelli che sono sotto accusa per le loro posizioni e azioni solidali devono farsi forza proprio sul movimento popolare per ribaltare le accuse e passare all’attacco contro il governo dei complici del genocidio.
Solo in questo modo possono assumere un ruolo crescente contro la sottomissione del nostro paese ai gruppi imperialisti Usa e sionisti e far avanzare il movimento che dal basso invece applica già le parti più progressiste della Costituzione, ripudiando la guerra e la complicità con il genocidio in corso.
Alle masse popolari, a tutti i solidali con la Palestina e a chi lotta contro l’estensione della Terza guerra mondiale l’onere di sostenerli e spingerli affinché facciano questi passi.
È possibile da subito chiamarli a esprimere solidarietà verso i compagni di Massa colpiti da multe e denunce per le mobilitazioni del 3 ottobre e a partecipare alla manifestazione promossa in città dalla CGIL contro la repressione del dissenso. È possibile fin da subito chiamarlima sostenere e partecipare alla manifestazione nazionale a Torino del 31 gennaio promossa dall’Askatasuna e alle decine di appuntamenti di lotta che ci saranno.






