Gli operai dell’ex Ilva di Genova hanno vinto. Con la lotta determinata dei primi giorni di dicembre 2025 hanno ottenuto la ripresa della produzione, almeno temporaneamente.
Il contesto di questa battaglia è quello dello smantellamento dell’ex Ilva, ora Acciaierie d’Italia, che prosegue con desolante costanza da ormai più di trent’anni (vedi l’articolo apparso su Resistenza n. 6/2025 “Ex Ilva. Smantellamento e chiusura o nazionalizzazione”). Uno smantellamento determinato dall’abbandono di quello che fu il settore pubblico della produzione strategica dell’acciaio in Italia (il gruppo ex Ilva infatti era, fino agli anni Novanta del secolo scorso, l’Italsider) e che ha trascinato con sé gran parte di tutta la produzione siderurgica italiana.
Il cosiddetto piano di decarbonizzazione proposto dal governo Meloni, per bocca del suo ministro delle imprese e del made in Italy Urso, prevederebbe 6.000 lavoratori in cassa integrazione su 8.000 di tutto il gruppo. Di fatto, un piano di chiusura.
A fronte di ciò gli operai genovesi hanno preso in mano l’iniziativa e trasformato la vertenza in un problema di ordine pubblico, applicando i principi e i metodi delle mobilitazioni in solidarietà con la lotta del popolo palestinese dei mesi di settembre e ottobre 2025.
Sciopero a oltranza di cinque giorni, presidio permanente e blocchi stradali, il corteo in città del 4 dicembre con l’assalto, con tanto di mezzi da lavoro, alle grate della celere poste a protezione della Prefettura, la successiva occupazione della stazione ferroviaria di Genova Brignole: la determinazione operaia ha costretto tutti a muoversi, dalla sindaca Salis al presidente della Regione Bucci fino al governo.
Il 5 dicembre Urso è stato costretto al passo indietro e il governo ha dovuto garantire la ripresa della produzione e quindi il mantenimento sostanziale dei livelli occupazionali.
Il risultato è temporaneo e parziale e rimanda solo il problema. Lo sanno anche i lavoratori, come ha dichiarato anche Armando Palumbo, Rsu Fiom: “I numeri vanno bene: è risolto il problema? No. Ma riprendiamo l’attività da domani a pieno regime con 585 persone a lavorare, 280 in cassa e 70 ai corsi” (fonte Genova Today).
Quello che però è importante sottolineare è che la lotta di Genova ha dimostrato in grande ai lavoratori e alle masse popolari la forza e la determinazione della classe operaia organizzata.
Può questa forza trovare e imporre una soluzione definitiva del problema? Certamente! È necessario però guardare avanti.
Il passo indietro a cui è stato costretto il governo non offre garanzie a lungo termine e il problema necessita chiaramente di una soluzione organica, che parta da quello che si pianifica in termini di produzione dell’acciaio. Detto in altre parole, nessuna garanzia sarà duratura fino a che la produzione non verrà definitivamente sottratta alle mire speculative che la stanno spolpando da decenni. È necessario nazionalizzare per tutelare la produzione e l’occupazione.
Non esitiamo a dire che il governo Meloni non lo farà. La sua natura servile verso la Comunità Internazionale degli speculatori lo spingerà a tornare all’attacco, a tentare di finire il lavoro una volta che le acque si saranno calmate.
Quello che la classe operaia ha dimostrato di essere in grado di esprimere in una singola vertenza, in termini di combattività e conflittualità, può esprimerlo a maggior ragione e con più decisione nella lotta per cacciare il governo Meloni e sostituirlo con un governo che difende i posti di lavoro esistenti e ne crea di nuovi, tutela le aziende strategiche, impedisce lo smantellamento dell’apparato produttivo, dispone la produzione di quello che serve alle masse popolari.
Un simile governo avrà proprio nella forza organizzata della classe operaia e delle masse popolari la base per fare queste e tante altre cose. Questa forza sarà in grado anche di affrontare l’inevitabile reazione, i boicottaggi e sabotaggi, le possibili guerre commerciali e i tentativi di destabilizzazione che arriveranno dagli imperialisti, nostrani e non.
Chi stabilisce chi comporrà il Governo di Blocco Popolare?
Lo stabiliranno i lavoratori, le masse popolari e gli operai organizzati come quelli dell’Ilva di Genova.
Chi lavora sceglierà i suoi componenti; chi lavora li sosterrà nella loro opera; sempre chi lavora deciderà di sostituirli, se non saranno all’altezza della situazione.
Un simile esercizio democratico esteso a livello di massa, su larga scala, sarà una scuola che permetterà alla rivoluzione socialista di fare enormi passi avanti.






