Il 12 dicembre si è svolto lo sciopero generale della Cgil contro la finanziaria: cinquanta cortei e un’adesione media nazionale che, secondo i promotori, è stata del 68%.
Noi eravamo presenti in molte di quelle piazze e ci siamo fatti un’idea sui motivi per cui le manifestazioni, tranne rare eccezioni, sono state complessivamente poco partecipate. Ci siamo confrontati con centinaia di lavoratori, raccogliendo decine di interviste.
Ne pubblichiamo alcune, quelle maggiormente rappresentative di idee diffuse.
A premessa, è utile una precisazione. Ovviamente, tutti i lavoratori e le lavoratrici intervistati hanno scioperato e sono scesi in piazza. Le loro riflessioni, le loro aspirazioni, le loro critiche sono preziose e di incalzo sia per la Cgil che per i sindacati di base. Questi lavoratori e lavoratrici NON sono in concorrenza e in antagonismo con quelli che hanno scioperato il 28 novembre. Non sono “truppe cammellate di Landini”. Sono alla ricerca di una strada, di un punto di riferimento credibile, di una prospettiva di lotta e di mobilitazione unitaria.
Quando si è materializzata da parte dei sindacati di regime contro i sindacati di base (e viceversa) la decisione di convocare due scioperi generali in concorrenza, noi abbiamo lavorato per metterli in sinergia e in concatenazione, per dare loro uno sbocco politico unitario: cacciare il governo Meloni.
Non siamo stati gli unici a farlo e questo è molto positivo.
Le interviste che seguono dimostrano quanto la strada che abbiamo imboccato e indicato fosse giusta.
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Legnano (MI)
Lavoratori della Leonardo, iscritti Fiom
Lo sciopero di oggi è anche contro l’aumento delle spese militari. Cosa ne pensate?
Lavoratore 1. A ragionare in termini egoistici, visto il settore in cui lavoriamo, verrebbe da dire “wow, altro che crisi, la nostra azienda vola!”. Però siamo persone, prima che operai della Leonardo. Quindi siamo qui perché se io ho bisogno di fare un esame specialistico tramite il Servizio sanitario nazionale, se chiamo oggi, la visita me la fissano a dicembre dell’anno prossimo. Capisci che se devo fare un esame specifico non può passare un anno per capire se ho un problema oppure no. E si sta parlando di salute, cioè di qualcosa di essenziale che dovrebbe essere garantito e non solo da questo governo. Il governo può essere verde, giallo, blu, rosso… Io ho una certa età e da anni non vedo un governo che fa qualcosa per i cittadini.
Lavoratore 2. I metalmeccanici si salvano grazie al numero e alla forza che hanno e noi della Leonardo, che probabilmente è una delle aziende più grandi che ci sono adesso in Italia, dobbiamo fare da testa d’ariete; la prima fila dobbiamo essere noi. È per questo che siamo qui, in piazza.
Brescia
Fabio, iscritto Fiom alla Ori Martin
Che bilancio fai degli scioperi dei mesi scorsi? E della decisione dei sindacati di proclamare due scioperi separati contro la finanziaria?
Faccio un bilancio molto positivo degli scioperi per la Palestina. Ma penso anche che quella spinta si sia già arenata e la divisione sullo sciopero di oggi ne è una dimostrazione. Potevamo tenere l’unità. Nello sciopero di oggi mancano gli altri due sindacati confederali, Cisl e Uil, e proprio per questo bisognava guardare a sinistra.
Si vede anche dalla partecipazione: non ci sono assolutamente grandi numeri e guardando la gente, la maggior parte sono pensionati. Si è persa un’occasione per ringiovanire la piazza con delle parole d’ordine contro la guerra e la finanziaria di guerra, con problematiche che attirano anche i giovani. La cosa significativa è che le mobilitazioni di settembre-ottobre sono state ampie e partecipate dai giovani e ciò è avvenuto su questioni non tanto rivendicative quanto politiche e morali.
Firenze
Dallo spezzone dei lavoratori autoconvocati
Stefano Battolla, Rsu della Uil alla Ginori
Spiegaci perché sei in piazza oggi e il motivo dello spezzone unitario firmato autoconvocati
Perché, come ci hanno chiesto i lavoratori in occasione degli scioperi per la Palestina, quando ci sono piattaforme unitarie, come gli scioperi contro la manovra economica del governo Meloni, non ha senso fare scioperi separati, dove gli unici a rimetterci, soprattutto dal punto di vista economico, sono i lavoratori.
Più si dividono le piazze, più i padroni e il governo sono contenti e più sono invogliati a continuare le politiche che vanno contro gli interessi dei lavoratori.
Poi c’è una grossa questione, che secondo noi è quella principale: le spese militari. Bisogna che tutti i sindacati e le forze politiche si convincano che se continuiamo sulla politica delle spese militari non ci sarà più welfare, non ci saranno più pensioni, non ci saranno più sanità e scuola.
Molte delle questioni per cui siamo qui oggi hanno a che fare con il governo Meloni. Cosa si può fare per trasformare questa mobilitazione in una mobilitazione per cacciare questo governo?
Bisogna continuare con le mobilitazioni, bisogna però, soprattutto, come dice il nostro striscione, che le mobilitazioni siano unitarie, perché un governo che rappresenta interessi consolidati deve avere una risposta dal basso unitaria, da parte degli operai, ma anche da parte degli studenti e del resto delle masse popolari.
Jacopo e Lorenzo, Rsu della Fiom alla Bobst
Dove lavorate? Perché siete qui oggi?
Jacopo: lavoro alla Bobst di Firenze, come impiegato. Sono qui contro le politiche di riarmo europeo e per sostenere l’unitarietà negli scioperi di tutti i lavoratori. Indire lo sciopero in giorni diversi è una cosa negativa, disorienta i lavoratori in un momento già complesso e di scarsa partecipazione politica. È necessario concordare i temi principali contro i quali opporsi per costruire una partecipazione che sia la più ampia possibile, che consenta di ottenere dei risultati concreti.
Lorenzo: oggi scendiamo in piazza contro le politiche di riarmo del governo Meloni e allo stesso tempo per chiedere l’unità delle piazze. I lavoratori devono essere uniti in questa battaglia e scioperare in due piazze separate come è avvenuto il 28 novembre e oggi non aiuta il movimento operaio. Anzi, le piazze separate favoriscono sicuramente il governo. I lavoratori devono essere uniti in questa lotta, al di là della tessera sindacale.
Molte delle questioni per cui siamo qui oggi hanno a che fare con il governo Meloni. Pensi si possa fare qualcosa per trasformare questa mobilitazione in una mobilitazione per cacciare questo governo?
Jacopo: per tutte le contraddizioni che si stanno aprendo socialmente per via di questo governo irresponsabile, certamente c’è la possibilità di sviluppare una protesta che possa comportarne la caduta. Però va fatto in maniera tale da evitare che un governo nominalmente di destra venga sostituito, come successo in passato, da tecnici o politici teoricamente di sinistra, ma che attuano le stesse politiche di chi li ha preceduti.
Roma
Insegnante di sostegno in un istituto alberghiero
Che bilancio fai degli scioperi dei mesi scorsi? E della decisione dei sindacati di proclamare due scioperi separati contro la finanziaria?
Innanzitutto, io farei una critica alle modalità di convocazione dello sciopero: i sindacati devono ritornare nei luoghi di lavoro, a partire dall’attività dei delegati. Non ci sono punti di riferimento e occorre provare a riaccendere il dibattito e il confronto nelle scuole, come in ogni luogo della società, perché secondo me è quello che manca oggi.
Con gli scioperi del 22 settembre e del 3 ottobre abbiamo visto che i lavoratori uniti, a prescindere dalle sigle sindacali, quindi dei sindacati di base e dei sindacati confederali, Cgil in primis, possono bloccare il paese e mettere in discussione la stabilità del governo stesso. Però gli ultimi scioperi da questo punto di vista hanno rappresentato un passo indietro sul piano dell’unità sindacale, viste le piazze separate.
Insegnante dell’istituto Plinio, Rsu della Cgil
Che valutazioni fai dello sciopero di oggi?
È stato indebolito dal fatto che i sindacati si sono divisi e hanno fatto scioperi separati. Poi, altra questione, lo sciopero è stato proclamato troppo tardi rispetto alla discussione della finanziaria. Nonostante questo, è comunque importante esserci, anche perché il governo aveva attaccato pesantemente questa mobilitazione, a dimostrazione che gli scioperi gli fanno male.
Nella tua scuola ci sono state assemblee, c’è stata una discussione con i delegati sindacali?
Sì, ma soltanto perché io, come Rsu, ho fatto l’assemblea. Addirittura la territoriale della Cgil voleva che non parlassi dello sciopero e del rinnovo del contratto nazionale, perché “saremmo entrati in contrasto con gli altri sindacati”! Ma io, naturalmente, l’ho fatto.
Anzi, la mozione posta all’assemblea diceva proprio “mai più scioperi separati”. Altro che contrasto con gli altri sindacati: bisogna sostenere tutte le iniziative di lotta!
Che idea ti sei fatto della proclamazione di due scioperi generali in concorrenza fra loro contro la Legge di bilancio?
Diciamo che da questo male, come spesso accade, è nato un bene, cioè sta rinascendo un movimento autoconvocato di lavoratori delle più diverse sigle sindacali che giustamente sono stufi di questa situazione per cui i sindacati pensano solo al proprio orticello e non al bene dei lavoratori. Sta rinascendo dal basso una spinta per superare questa assurda frammentazione, che fa solo gli interessi dei padroni.
Assemblee dei lavoratori autoconvocati.
Le mobilitazioni e gli scioperi di settembre e ottobre hanno riacceso una spinta all’unità sindacale. Sia all’interno dei sindacati di base che della Cgil, i lavoratori hanno spinto sulla dirigenza per dare continuità alla convergenza dello sciopero del 3 ottobre, un precedente da cui evidentemente non sono disposti a tornare indietro. Questa spinta si è concretizzata in due assemblee nazionali online di lavoratori iscritti alla Cgil, ai sindacati di base e senza tessera: la prima in vista dello sciopero del 12 dicembre, in cui hanno deciso di scioperare ma portando in piazza lo striscione “mai più scioperi separati”, firmata Lavoratori Autoconvocati, e la seconda il 18 dicembre per il bilancio degli scioperi e nuove iniziative.






