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Non sarà un buon 2026 per la classe dirigente

Coscienza, scienza, sperimentazione, lotta e conquista

Teresa Noce by Teresa Noce
Dicembre 30, 2025
in In evidenza, Resistenza n. 1/2026
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Coscienza

Ci sono cose di cui prima si prende coscienza e meglio è. Fra di esse rientra, per ovvie ragioni, il fatto che la Terza guerra mondiale è già in corso e tutta la propaganda che la presenta come un fosco futuro che incombe ha l’obiettivo di inquinare le coscienze delle masse popolari.
La Terza guerra mondiale è già iniziata anche se su Roma, Berlino, Parigi, Londra o New York non cadono ancora le bombe e le colonne di carri armati non sfilano lungo i viali. Questa guerra ha caratteristiche che la distinguono dalle due guerre mondiali precedenti (vedi articolo a pag. 3) e l’aspetto puramente militare, che per senso comune contraddistingue “una guerra vera”, è in questo caso solo una forzatura.
Del resto, anche le date e le circostanze sono consuetudini schematiche: le guerre mondiali sono il risultato di un processo, non di singoli eventi. Contrariamente a quanto si studia a scuola, la Prima guerra mondiale non è iniziata con l’attentato di Sarajevo all’arciduca Francesco Ferdinando d’Austria nel 1914, così come la Seconda non è iniziata con l’invasione della Polonia da parte delle armate naziste nel 1939.
Prendere coscienza che la Terza guerra mondiale è già in corso comporta molte cose, ma due sono quelle principali.
In primo luogo, comporta di dover agire come se fossimo in guerra. E, a ben vedere, impedire che le masse popolari agiscano come in tempo di guerra è proprio l’obiettivo dell’articolato lavoro con cui la classe dominante intossica le coscienze, promuove la diversione dalla realtà e costruisce mille labirinti virtuali in cui perdersi.
In secondo luogo, comporta la necessità di prendere atto che la fase in cui si decidono il presente e il futuro è esattamente questa. Precisamente questa.
Siamo immersi fino al collo nella fase in cui la Comunità Internazionale degli imperialisti, capeggiata dagli Usa e dai sionisti (con la Ue al loro carro), promuove e alimenta la Terza guerra mondiale e, contro di essa si vanno sviluppando
– la resistenza dei popoli e dei paesi che sono già oggetto dell’aggressione della Comunità Internazionale degli imperialisti (il popolo palestinese, il Venezuela, ma anche la Federazione Russa e la Repubblica Popolare Cinese);
– le rivoluzioni anticoloniali e di nuova democrazia nei paesi oppressi (l’Africa è un vulcano in piena eruzione);
– la rivoluzione socialista nei paesi imperialisti.

Questi tre fenomeni si combinano (e si rafforzano l’un l’altro) nel contesto della seconda ondata mondiale della rivoluzione proletaria.
Se occorre una sintesi: siamo nel pieno della fase in cui la guerra imperialista e la rivoluzione proletaria si contendono le sorti dell’umanità. O la rivoluzione socialista previene la guerra o è la guerra che genera la rivoluzione socialista.

Scienza

Noi siamo in Italia, che è un paese imperialista. In qualità di comunisti italiani abbiamo la responsabilità e il compito di promuovere fra i lavoratori e le masse popolari la solidarietà e il sostegno ai popoli e ai paesi che resistono alle aggressioni imperialiste e che lottano per liberarsi dall’oppressione. Ma abbiamo soprattutto – cosa che, beninteso, non esclude l’altra – il compito di fare la rivoluzione socialista nel nostro paese.
È il modo più efficace e sicuro per spostare l’Italia dal campo della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti Usa, sionisti ed europei, dove fa da retroterra per le aggressioni militari, al campo dei popoli e dei paesi in lotta.
È il modo più efficace e sicuro per contribuire anche alla lotta dei paesi coloniali e semicoloniali.
È la forma più alta di internazionalismo proletario.

Per fare la rivoluzione socialista in Italia ci sono alcune cose che assolutamente NON dobbiamo fare.
1. Non dobbiamo ripercorrere la strada intrapresa dal vecchio movimento comunista italiano. Per quanto gloriosa – citiamo qui solo la Resistenza perché è il punto più alto raggiunto dalla classe operaia italiana nella sua lotta per il potere – quell’esperienza si è conclusa senza l’instaurazione del socialismo e con l’asservimento del nostro paese alla Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti.
2. Non dobbiamo scimmiottare modelli che risultano efficaci in altri paesi e, soprattutto, dobbiamo considerare sempre la differenza fra paesi imperialisti e paesi oppressi: non è realistico ripromettersi genericamente di fare “come in Venezuela” o “come in Burkina Faso”.
3. Non possiamo aspettare che la tempesta in cui è immerso il mondo sia risolta dalla Repubblica Popolare Cinese e dai Brics. È un’idea completamente scollegata dalla realtà: se è certo che gli imperialisti Usa non possono esportare la loro “democrazia”, neppure la Repubblica Popolare Cinese può esportare “un modello di liberazione” dalla borghesia imperialista.
Oltretutto, confidare che la propria emancipazione passi dall’iniziativa di qualcun altro è un modo davvero “democristiano” di intendere “le cose del mondo”…

Sperimentazione

Dobbiamo trovare la strada per fare quello che in nessun paese imperialista è stato fatto finora: i comunisti italiani devono trovare la strada per fare la rivoluzione socialista, per portare la classe operaia a prendere il potere e a dirigere il paese.
Ci sono una serie di condizioni che ci hanno spinto – hanno spinto la Carovana del (n)Pci, di cui il P.Carc è parte – a elaborare una tattica nuova nel panorama delle esperienze del vecchio movimento comunista: la linea del Governo di Blocco Popolare. Una linea tattica inserita nella strategia della Guerra Popolare di Lunga Durata.
Non è una linea nuova nel senso che non è mai stata adottata, ma nel senso che, anche quando fu adottata, essa non fu il frutto di un’elaborazione cosciente, quanto piuttosto la conseguenza di una combinazione di elementi più o meno fortuiti o comunque spontanei.
La lotta per imporre un governo di emergenza popolare tiene conto:
– dell’attuale debolezza del movimento comunista cosciente e organizzato nel nostro paese;
– dell’influenza di cui ancora godono gli esponenti (e le idee, le concezioni) della sinistra borghese fra gli elementi avanzati delle masse popolari;
– della crescente spinta alla mobilitazione contro gli effetti della crisi generale del capitalismo di cui settori sempre più ampi di masse popolari sono protagonisti.

Questi tre aspetti si combinano con la necessità di contendere la mobilitazione delle masse popolari alla borghesia imperialista, di sbarrare la strada alla mobilitazione reazionaria per promuovere lo sviluppo della mobilitazione rivoluzionaria.
Ci sono esempi storici ben noti del fatto che i comunisti hanno promosso governi “progressisti”, “democratici” e “popolari” come strada per accumulare forze rivoluzionarie.
È successo nella rivoluzione russa, è successo nella resistenza contro il nazifascismo (la politica dei fronti popolari), è successo anche in Italia dopo la vittoria della Resistenza. Ciò che distingue queste esperienze è la funzione del governo democratico, popolare e progressista: se fosse o meno uno strumento per avanzare nella rivoluzione socialista.
La Rivoluzione d’Ottobre si concluse vittoriosamente con l’instaurazione del socialismo. Dopo la vittoria della Resistenza – esperienza gloriosa e ricca di insegnamenti – il Pci invece abbandonò la via rivoluzionaria e il compromesso con la borghesia divenne resa e sottomissione alla Dc e agli Usa.
Il Governo di Blocco Popolare è una sperimentazione attraverso cui i comunisti perseguono coscientemente la via della costruzione di un governo democratico, progressista, popolare… e rivoluzionario.

Senza uno stretto legame fra tattica (Governo di Blocco Popolare) e strategia (Guerra Popolare Rivoluzionaria di Lunga Durata) tutto lo scetticismo sull’aderenza alla realtà della nostra linea sarebbe più che giustificato.
Non è giustificato, non ha fondamenta, invece, nella misura in cui lo scetticismo fa il paio con l’immobilismo, l’attendismo o, peggio ancora, con il cretinismo parlamentare e la rassegnazione.
Abbiamo tracciato una strada e la perseguiamo. Abbiamo elaborato una linea e la sperimentiamo.
Armati della coscienza e della scienza di cui sopra, siamo di fronte a un bivio: conciliazione o lotta. Conciliazione con chi promuove la Terza guerra mondiale oppure determinazione nell’arrestare la Terza guerra mondiale con la lotta di classe, con la lotta politica rivoluzionaria.

Lotta

L’aspetto decisivo del nostro lavoro è indirizzato alla cura degli embrioni di organizzazioni operaie e di organizzazioni popolari che esistono già, a far nascere nuove organizzazioni operaie e popolari e a promuovere il coordinamento di tutte (vedi l’Editoriale).
Questo aspetto riguarda la relazione fra la strategia e la tattica.

In termini di strategia, le organizzazioni operaie e popolari svolgeranno nell’Italia socialista la funzione che svolsero in Russia i soviet.
La rivoluzione russa è stata possibile per la combinazione del ruolo del partito comunista guidato da Lenin con il ruolo dei soviet, che erano le principali forze rivoluzionarie delle masse organizzate.
La costruzione del socialismo in Urss fu possibile grazie alla combinazione del ruolo del partito comunista guidato da Stalin con il ruolo dei soviet come nuove autorità pubbliche. Autorità pubbliche rivoluzionarie.

In termini di tattica, le organizzazioni operaie e popolari svolgono una funzione essenziale ai fini della costituzione di un governo di emergenza popolare, poiché è grazie alla loro esistenza, al loro coordinamento e alla capillarità della loro diffusione che il paese può funzionare senza la direzione dell’attuale classe dirigente e nonostante i tentativi di boicottaggio e sabotaggio che essa metterà in atto per fiaccare lo slancio rivoluzionario.

Il Governo di Blocco Popolare poggia la sua esistenza, il suo funzionamento, il suo programma e le sue misure sulla rete di organizzazioni operaie e popolari.
Il Governo di Blocco Popolare sarà uno strumento per avanzare nella rivoluzione socialista nella misura in cui la sua esistenza dipenderà per intero dall’iniziativa delle organizzazioni operaie e popolari dirette dal Partito comunista, anziché dai ricatti e dai cedimenti alla Comunità Internazionale.
Le mille manifestazioni della resistenza che la classe operaia e le masse popolari oppongono già oggi agli effetti della crisi, le mille forme della lotta di classe, le mille manifestazioni di ribellione contro la borghesia imperialista, il clero e il loro ordine malato e patogeno trovano uno sbocco politico unitario e positivo nella lotta per imporre il Governo di Blocco Popolare.
Le mille aspirazioni positive, come le mille rivendicazioni – anche contraddittorie – delle masse popolari trovano sintesi e sviluppo nella lotta per imporre il Governo di Blocco Popolare esattamente come le pulsioni retrive, reazionarie e antisociali vi troveranno argine, cura e rimedio attraverso le misure che questo governo attuerà. A partire dall’assegnazione a ogni adulto di un lavoro utile e dignitoso.

Non sono “sogni campati per aria”, sono sogni che si possono realizzare: un governo imposto dalle organizzazioni operaie e popolari che fa gli interessi delle masse popolari, che esiste in funzione di esse e in funzione dello sviluppo della lotta politica rivoluzionaria.

Conquista

Nell’Italia del 2026 le masse popolari hanno l’obiettivo immediato di cacciare il governo Meloni e i comunisti devono impugnare questa parola d’ordine, darle concretezza e sostenere TUTTE le spinte in quella direzione, chiunque ne sia il promotore. Ma, inevitabilmente, impugnare questa parola d’ordine comporta di dover chiarire qual è il governo che deve sostituire il governo Meloni.
Ogni spazio concesso all’incertezza porta acqua al mulino del polo Pd delle Larghe Intese. Promuovere la lotta per cacciare il governo Meloni, ma non indicare chiaramente chi e come lo deve sostituire porta le masse popolari a cui ci rivolgiamo a credere che facciamo il gioco del Pd.
Nell’Italia del 2026 la questione essenziale è rompere gli indugi e alimentare con ogni mezzo la lotta per cacciare il governo Meloni, impedire che sia sostituito da un altro governo delle Larghe Intese (con il Pd in testa) e imporre un governo di emergenza popolare.
La classe operaia e le masse popolari ODIANO il Pd quanto odiano tutti i sostenitori e promotori della Terza guerra mondiale, dell’economia di guerra, della strage sui posti di lavoro, della privatizzazione della sanità, della legge Fornero, del Jobs Act, dello smantellamento della sanità pubblica, del clientelismo, della corruzione, della prostituzione dell’Italia ai trafficanti di armi e di esseri umani, ecc.
Ecco, abbiamo un futuro da conquistare e lo possiamo conquistare solo con la lotta politica rivoluzionaria, con la consapevolezza di dover combattere “la nostra guerra” e usando la scienza di chi questa guerra la vuole vincere davvero. In questa impresa storica abbiamo da conquistare il cuore, la mente e la fiducia delle masse popolari.

Non sarà un buon 2026 per l’attuale classe dirigente. Lo sarà per chi si organizza, ha fiducia nella resistenza, rompe gli indugi e passa al contrattacco.

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Tags: Politica
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