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La Terza guerra mondiale è già in corso o incombe sul futuro?

Teresa Noce by Teresa Noce
Dicembre 30, 2025
in Resistenza n. 1/2026
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Abbiamo già affrontato nell’articolo principale il fatto che la Terza guerra mondiale è già in corso, chi la immagina come una replica di quelle che furono la Prima e la Seconda fa fatica a vederlo. Ma essa ha caratteristiche specifiche.
“Si svolge in modo diverso sia dalla Prima sia dalla Seconda, in forme che rispecchiano
a. il carattere collettivo che l’attività economica ha oramai assunto, a diversi livelli, in tutti i paesi nell’epoca imperialista e in particolare con la globalizzazione,
b. il ruolo che di conseguenza le masse popolari hanno assunto anche nell’attività politica,
c. le eredità della prima ondata rivoluzionaria.

La Terza guerra mondiale non è solo e ovunque scontro militare, consiste principalmente nel rendere impossibile il funzionamento del paese nemico o nel ridurre la classe dirigente del paese nemico a non accettare l’ulteriore distruzione che il proseguimento della guerra comporterebbe.
Ha la forma di “guerra ibrida”: far collassare i governi, sovversione, intossicazione dei cuori e delle menti per mezzo dei media di regime e di altri strumenti digitali, sconvolgimento del sistema economico, guerra dei dazi, corsa al riarmo ed economia di guerra all’interno dei singoli paesi, paralisi del sistema finanziario, decine di guerre locali in cui le potenze imperialiste hanno un peso importante (guerre per interposta persona).
La Terza guerra mondiale non si svolge tra Stati imperialisti come la Prima, che la borghesia chiuse repentinamente dopo la vittoria della Rivoluzione d’Ottobre di fronte al rischio del contagio del “sistema dei soviet” nel resto d’Europa. Già la Seconda non fu solo guerra tra Stati imperialisti: nacque come guerra dei gruppi e Stati imperialisti contro l’Urss.
(…) La Terza guerra mondiale è la guerra della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti Usa, sionisti, europei e annessi, in alleanza e concorrenza tra loro, su diversi teatri in ognuno dei quali interviene con ragioni ben precise.
Media di regime ed esponenti borghesi agitano il rischio della guerra nucleare per distogliere l’attenzione delle masse dalla guerra che c’è già, dalla guerra in cui sono già coinvolte anche dove non sono bombardate o mandate a combattere. La società borghese ha oramai un carattere collettivo tale che, per criminali che siano i borghesi nella loro condotta nei confronti delle masse, ci vorrebbe un accordo troppo vasto nella classe dominante per adottare misure distruttive (omicide e suicide) universali quali l’uso di armi nucleari, di cui dispongono oramai oltre che gli Stati imperialisti (Usa, Gran Bretagna, Francia) anche la Repubblica Popolare Cinese e la Corea del Nord, con la Federazione Russa che ha un ruolo particolare” – Dall’intervento del P.Carc alla Conferenza internazionale di Roma del settembre 2025. Il testo integrale è pubblicato su La Voce del (n)Pci n. 81.

Per capire come sta andando il mondo bisogna individuare la direzione del movimento economico. E i movimenti economici in sviluppo sono due: spesa militare e industria della diversione dalla realtà. Cosa significa?
La Terza guerra mondiale è in corso e la borghesia imperialista è decisa (spinta, costretta dagli effetti della crisi generale del capitalismo) a svilupparla. Ma la borghesia imperialista prova a svilupparla “alle spalle delle masse popolari”, cercando di tenere la grande massa della popolazione dei paesi imperialisti sotto una cappa di diversione dalla realtà.
Poiché per la classe dominante non è possibile sviluppare la Terza guerra mondiale senza riuscire a intruppare una parte significativa delle masse popolari, la propaganda di guerra si combina agli strumenti di distrazione di massa e diversione dalla realtà.

Solo da inizio dicembre 2025 il governo Meloni ha presentato 14 piani di riarmo, per un ammontare di 5,3 miliardi di euro. Da quando Giorgia Meloni è stata messa al governo i progetti di riarmo finanziati sono stati 74, per una spesa complessiva di oltre 60 miliardi di euro. Nella tormentata legge di bilancio 2026 una delle poche certezze che nessun partito di maggioranza ha messo in discussione è la procedura facilitata per velocizzare la produzione di armi in Italia.
Il governo non proporrà al parlamento di votare i crediti di guerra “per iniziare la Terza guerra mondiale”: i governi delle Larghe Intese e il parlamento (con poche eccezioni) stanno già finanziando da anni la Terza guerra mondiale. E in questa guerra l’Italia è pienamente coinvolta.

I sempre maggiori investimenti bellici vengono presentati come la strada “per tenere a galla l’economia”, “per evitare lo smantellamento dell’apparato produttivo” e “salvaguardare i posti di lavoro”.
Come se produrre armi e componenti bellici fosse la stessa cosa che produrre auto, mobili, beni di consumo corrente…
Alla luce di ciò è ben evidente che la classe dominante ricatta con i posti di lavoro quella parte di classe operaia e di masse popolari che non solo non riesce a intruppare, ma neppure a confondere e a distrarre.
Ma c’è un ma. Tutte le previsioni di sviluppo economico legate alla conversione bellica dell’economia sono balle.
Esistono già degli studi – e altri sono in fase di elaborazione – che dimostrano l’inconsistenza dei benefici economici derivanti dalla produzione bellica. Il più autorevole è il rapporto annuale della Rete Sbilanciamoci e della Rete Italiana Pace e Disarmo: la sua sintesi è che un euro investito nell’industria bellica produce meno ricchezza di un euro investito nella sanità o nell’istruzione pubblica.
Questo non vuol dire che l’euro investito nella produzione bellica non produce ricchezza, ma che ne produce di meno e tutta ben concentrata nella mani di una stretta cerchia di speculatori e guerrafondai.
Se poniamo l’attenzione sullo sviluppo del movimento operaio e popolare, sullo sviluppo del movimento rivoluzionario e sulla rinascita del movimento comunista cosciente e organizzato, l’importanza di inquadrare correttamente la fase in cui siamo emerge molto chiaramente.
Aspettarsi (e aspettare) che il governo chieda al parlamento di votare i crediti di guerra come nel 1914 per “avviare la guerra mondiale” significa non aver capito il mondo in cui viviamo. Ma, peggio ancora, significa rimandare a data da destinarsi, indefinibile e incerta, la decisione di organizzarsi e lottare per opporre alla guerra della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti la “nostra guerra”.

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Tags: MetodoPolitica
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