Durante il 2025, in particolare nei mesi di settembre e ottobre sull’onda della solidarietà con la lotta del popolo palestinese, il livello di mobilitazione e combattività del movimento popolare ha raggiunto livelli che in Italia non si vedevano da anni.
Alla faccia di quanti ancora sostengono che per farlo sia necessario partire dagli interessi individuali, dalle rivendicazioni e dai bisogni immediati, in quelle dense e concitate giornate le masse popolari si sono mosse, hanno combattuto e scioperato mobilitate da parole d’ordine di carattere puramente politico.
Il movimento che si è sviluppato a seguito della parola d’ordine “blocchiamo tutto”, lanciata dal Calp di Genova, ha mostrato che esistono le forze per perseguire l’obiettivo di cacciare il governo Meloni e imporre un governo d’emergenza popolare. L’ondata che si è mossa ha determinato degli effetti nelle relazioni di potere fra le classi e nella lotta di classe, ha permesso di conquistare delle posizioni che ora si tratta di difendere e sviluppare. Quelle posizioni sono il punto di partenza da cui fare ulteriori passi avanti.
Concretamente cosa ha determinato quella mobilitazione prolungata? Quali sono le posizioni conquistate? Le sintetizziamo per punti, per rendere più chiaro ed evidente il discorso.
1. Tra le masse popolari si è diffuso un orientamento ostile al governo Meloni, complice e servo dei sionisti, della Nato, degli Usa e della Ue. Quello che era il movimento solidale con la lotta del popolo palestinese, tra settembre e ottobre è diventato un moto di insubordinazione contro il governo Meloni e i suoi padrini, italiani ed esteri. La parola d’ordine “blocchiamo tutto” è stata in grado di catalizzare il malcontento diffuso in ogni settore e zona del paese.
2. Si è accresciuta la quantità ed elevata la qualità della disobbedienza e dei metodi di lotta. I blocchi dei porti, delle stazioni ferroviarie, delle autostrade e delle tangenziali, che prima erano patrimonio di pochi organismi, sono diventati pratiche di massa. A dimostrazione che quando le masse popolari si mobilitano non ci sono decreti sicurezza, commissioni di garanzia e leggi antisciopero che tengano. Se lo ricordino gli inguaribili tifosi delle proteste fatte all’estero: “fare come in Italia” era il motto che echeggiava nelle altre piazze europee e oltre!
3. L’appello partito dal Calp ha raccolto l’adesione di un ampio fronte di partiti, comitati, associazioni e personaggi pubblici, molto diversi tra loro. Ogni ambito di lotta ha trovato prospettiva in questa sintesi – solidale con la Palestina e contro il governo complice del genocidio – e ogni suo rappresentante più o meno famoso e influente, in un tale contesto, ha potuto e dovuto schierarsi apertamente.
Questo ha ulteriormente alimentato non soltanto la solidarietà con la Palestina, ma anche la volontà di lotta contro il governo della complicità con i sionisti di Israele e della guerra; della liquidazione di Stellantis, dell’ex Ilva e di altre aziende; delle grandi opere speculative, della repressione, della caccia ai migranti.
4. Il movimento che si è determinato ha raccolto simpatie e appoggio anche tra commercianti, taxisti e altri lavoratori (cosiddetti) autonomi, a conferma che quando la classe operaia si mette alla testa della lotta trascina anche altri settori delle masse popolari, compresi quelli considerati tradizionalmente bacino di voti e ambito di manovra della destra borghese.
5. Questo movimento ha portato in piazza milioni di persone, molte delle quali alle prime esperienze politiche e non inserite in alcun partito, sindacato, associazione, comitato. Si è mossa una fetta relativamente grossa di quelle masse popolari ritenute spesso irraggiungibili: una smentita per quanti pensano che non sia possibile dare un obiettivo politico alle ampie masse. Un grossa fetta di queste masse ancora non è rientrata nei ranghi, spetta a noi mantenere vivo il legame con essa. Se sarà riflusso o no, dipende da noi.
6. Lo sciopero del 3 ottobre ha visto per la prima volta insieme Cgil e sindacati alternativi e di base. A conferma che quando i sindacati alternativi e di base indicano una strada che risponde ai sentimenti e alle aspirazioni dei lavoratori, una strada di riscossa, di lotta contro il governo e di rottura con il corso disastroso delle cose, c’è già una parte importante delle masse popolari che risponde all’appello. Così facendo, questi sindacati spingono anche la Cgil a rincorrerli sul terreno della mobilitazione e della lotta.






